Di a vanvera sono note varianti regionali, in particolare nel pisano e nel lucchese, dove si registrano a cianfera e a bàmbera. Quest’ultima deriva probabilmente dal gioco della bambàra, un gioco di carte, di origine spagnola, paragonabile alla primiera.
Esiste un ampio ventaglio d’usi, espressivo e alquanto fantasioso, dovuto alla vivacità di una parola variamente adattata e retoricamente efficace per il suo andamento allitterante e per la sua origine onomatopeica. Di «onomatopea romanza» parla L’Etimologico che alla voce vanvera scrive: «variante con consonante sonora di fànfera, che deriva dalla stessa sequenza imitativa di fànfano, fanfara e fanfarone Continua a leggere “A vanvera”
ÉMILE ZOLA Prefazione ai Rougon-Macquart
Io voglio spiegare come una famiglia, un piccolo gruppo di persone, si comporta in una società, sviluppandosi per dar vita a dieci, venti individui che, a prima vista, sembrano profondamente diversi, ma che, analizzati, si rivelano intimamente connessi gli uni agli altri.
Come in fisica la gravità, così l’eredità ha le sue leggi. Cercherò di scoprire e di seguire, tenendo conto della duplice azione dei temperamenti individuali e degli ambienti sociali, il filo che conduce con certezza matematica da un uomo ad un altro uomo. E quando terrò in mano tutti i fili, quando avrò studiato a fondo tutto un gruppo sociale, farò vedere questo gruppo in azione come forza motrice di un’epoca storica Continua a leggere “ÉMILE ZOLA Prefazione ai Rougon-Macquart”
Che fine ha fatto Ungaretti?
Ho chiesto all’intelligenza artificiale di compilare il mio programma di letteratura italiana del quarto e del quinto anno del liceo.
Ha risposto che i programmi possono variare. Tuttavia si sente di suggerirmi per il quarto anno il Romanticismo, nel quale sono inclusi autori come Foscolo, Leopardi e Manzoni, e poi la Scapigliatura e il Verismo (Verga e Capuana). Di Leopardi avrei dovuto leggere due poesie: L’infinito e La sera del dì di festa. Di Manzoni I promessi sposi.
Per il quinto anno propone D’annunzio (La pioggia nel pineto), Pirandello (Sei personaggi in ceca d’autore) e Svevo (La coscienza di Zeno), e inoltre Montale, Quasimodo e Pasolini.
Chiedo: che fine ha fatto un poeta come Ungaretti?
Dice che Ungaretti, il famoso poeta italiano, è morto a Milano il 2 giugno 1970. Continua a leggere “Che fine ha fatto Ungaretti?”
MARTIN VENATOR Il docente adattivo: ritratto mesto di una resa quotidiana
La nostra scuola, 15 maggio 2025
Non si è arreso tutto in una volta. Ha resistito, all’inizio. Ha provato a capire, a proporre, a credere che si potesse ancora discutere, cambiare, salvare qualcosa. Ma poi ha iniziato a cedere. Un modulo dopo l’altro. Una griglia dopo l’altra. Una piattaforma, una rendicontazione, un progetto in più.
Ha capito che era più facile lasciar correre. Ha smesso di lottare.
Il docente adattivo non è un servo del sistema. È un sopravvissuto. Non è entusiasta della deriva aziendalista, ma si è convinto che opporvisi sia solo fatica sprecata. Firma tutto, partecipa a tutto, accetta ogni sigla: PCTO, PTOF, RAV, PNRR. Recita il copione con mestiere, senza convinzione.
Continua a leggere “MARTIN VENATOR Il docente adattivo: ritratto mesto di una resa quotidiana”PIERO CALAMANDREI Ora e sempre RESISTENZA
Albert Kesselring, a partire dall’8 settembre 1943 comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti) e condannato a morte. La condanna fu presto commutata in ergastolo, ma già nel 1952 egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui fu attivo sostenitore fino alla morte, nel 1960. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l’impudenza di dichiarare pubblicamente che gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli… un monumento. Continua a leggere “PIERO CALAMANDREI Ora e sempre RESISTENZA”
Il fine giustifica i mezzi
Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti che abbino la maestà dello stato che li difenda: e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e’ mezzi saranno sempre iudicati onorevoli, e da ciascuno laudati; perché el vulgo ne va preso con quello che pare e con lo evento della cosa; e nel mondo non è se non vulgo; e li pochi ci hanno luogo quando li assai hanno dove appoggiarsi.
Niccolò Machiavelli, Il principe, cap. 18
Ci è un piccolo libro del Machiavelli, tradotto in tutte le lingue, il Principe, che ha gittato nell’ombra le altre sue opere. Continua a leggere “Il fine giustifica i mezzi”
LUCIO GAROFALO La sudditanza degli insegnanti italiani
[Lettera a Informazione Scuola, 29 settembre 2024]
La docimologia è quella branca della pedagogia che pretende di essere una disciplina scientifica che si occupa dei diversi parametri applicabili nei processi di valutazione scolastica. Malgrado la presunta «obiettività» scientifica delle tecniche di verifica all’insegna dei criteri docimologici in voga, la valutazione è un’operazione globale, costante e formativa, nella misura in cui esige l’analisi di un ventaglio di fattori dinamici, di motivi di ordine soggettivo ed interiore, di elementi socio-affettivi, da cui non si può astrarre e che non sono assolutamente misurabili in termini matematici.
Continua a leggere “LUCIO GAROFALO La sudditanza degli insegnanti italiani”VIVIANA PALETTA Balistica
Tutte le forme si somigliano
nella loro indeterminatezza.
È l’arte della balistica
Lingua di fuoco che va a segno e rugginosa ci uniforma. Identità
nella contraddizione
e nei nemici.
L’avversario è un nostro uguale. Un orifizio
nel petto.
Il sangue non ribolle.
(traduzione di Monica Bedana)
GIOVANNI VERGA Fantasticheria
Da «Vita dei campi»
Una volta, mentre il treno passava vicino ad Aci-Trezza, voi, affacciandovi allo sportello del vagone, esclamaste: – Vorrei starci un mese laggiù!
Noi vi ritornammo, e vi passammo non un mese, ma quarantott’ore; i terrazzani che spalancavano gli occhi vedendo i vostri grossi bauli avranno creduto che ci sareste rimasta un par d’anni. La mattina del terzo giorno, stanca di vedere eternamente del verde e dell’azzurro, e di contare i carri che passavano per via, eravate alla stazione, e gingillandovi impaziente colla catenella della vostra boccettina da odore, allungavate il collo per scorgere un convoglio che non spuntava mai Continua a leggere “GIOVANNI VERGA Fantasticheria”
GIOVANNI CAROSOTTI Una facile profezia. La storica analisi di Hirsch jr. sulla scuola (su E. D. Hirsch Jr., «Le scuole di cui abbiamo bisogno. E perché non le abbiamo»)
[Nazione indiana, 27 settembre 2024]
Nello studio di Ferroni compariva anche il riferimento a una pubblicazione apparsa negli Stati Uniti appena l’anno precedente (E.D. Hirsch jr., The Schools We Need, and Why We Don’t Have Them, 1996) in cui l’Autore formulava un giudizio impietoso sulla scuola del suo paese, mostrando i danni che le riforme condizionate dal pensiero pedagogistico, del quale offriva un’importante ricostruzione storica, avevano prodotto sia sul piano cognitivo (un’ignoranza diffusa), sia su quello della giustizia sociale, inasprendo le disuguaglianze di partenza tra gli alunni. Continua a leggere “GIOVANNI CAROSOTTI Una facile profezia. La storica analisi di Hirsch jr. sulla scuola (su E. D. Hirsch Jr., «Le scuole di cui abbiamo bisogno. E perché non le abbiamo»)”