L’espressione angloamericana politically correct (in ital. politicamente corretto) designa un orientamento ideologico e culturale di estremo rispetto verso tutti, nel quale cioè si evita ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone. Secondo tale orientamento, le opinioni che si esprimono devono apparire esenti, nella forma linguistica e nella sostanza, da pregiudizi razziali, etnici, religiosi, di genere, di età, di orientamento sessuale o relativi a disabilità fisiche o psichiche della persona. Continua a leggere “Politicamente corretto”
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OSCAR WILDE Candidato alla presidenza
Da «Contro i luoghi comuni. Racconti cattivi, grotteschi, irriverenti»
Sì, ho deciso di candidarmi alla presidenza. Ciò di cui il paese ha bisogno è un candidato che non possa essere infangato da un’inchiesta sulla sua storia passata tale da permettere ai nemici del partito di rovesciargli addosso qualcosa di cui nessuno aveva mai sentito parlare. Se conoscete il peggio d’un candidato fin dall’inizio, ogni tentativo di tirar fuori qualcosa su di lui finisce in uno scacco matto. E io voglio entrare nell’agone come un libro aperto. Riconoscere in anticipo tutte le malvagità di cui sono stato protagonista, e se una qualche commissione del Congresso vuol davvero frugare nella mia biografia nella speranza di scoprire che ho tenuto nascosto qualche atto nefando e letale, be’, che frughi pure. Continua a leggere “OSCAR WILDE Candidato alla presidenza”
FRANCESCO GUCCINI L’avvelenata
«Via Paolo Fabbri 43» (1976)
Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
Credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi (a sedere!), avrei scritto canzoni
Va beh, lo ammetto e mi son sbagliato e accetto il «crucifige» e così sia
Chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia oh, il primo che ha studiato
Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante
Mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d’un cantante
Giovane e ingenuo ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo
E un cazzo in culo e accuse d’arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta
EMANUELA BANDINI L’aguzzino benevolo o della narrazione sull’Esame di Stato
[La scuola e noi, 8 luglio 2024]
Questo non è un articolo sull’Esame di Stato.
Non si descriveranno indagheranno criticheranno (come è pure legittimo che sia) le tracce delle prove scritte, le griglie di valutazione, i membri esterni e interni, i Presidenti, i candidati con le bottiglie di spumante i genitori con i mazzi di fiori, ma si cercherà di mettere in fila qualche osservazione sul modo in cui media mainstream raccontano il grande carrozzone che impegna l’italica prole nelle tre o quattro settimane a cavallo dei mesi di giugno e luglio.
Continua a leggere “EMANUELA BANDINI L’aguzzino benevolo o della narrazione sull’Esame di Stato”Il latino è affascinante
«La solitudine del satiro», aa. ss. 2012-2015
Prof, non trovo stantium, ho cercato stantius, stantio… niente
Sei fuori strada Marta, è come se andassi a chiedere una banana a un ferramenta…
Prof…
Sì!?
IL LATINO È AFFASCINANTE!!
JOËLLE SAMBI Mabele
Eppure ci abbiamo creduto, con passione, con pazienza
Mabele
Eravamo convinti, ottimisti, certi,
Mabele
Certi che il vuoto non avrebbe avuto l’ultima parola
Certi nella profonda assurdità della guerra
Certi che la gioia avrebbe trovato il suo rifugio. Sempre
Mabele, invano
Non è morire che mi disturba, è crepare come un cane nella somma indifferenza del mondo.
Perfino i cani muoiono in pace.
DINO COMPAGNI Ritratto di Guido Cavalcanti
Da «Cronica delle cose occurrenti a’ tempi suoi», I 20
Uno giovane gentile, figliuolo di messer Cavalcante Cavalcanti, nobile cavaliere, chiamato Guido, cortese e ardito ma sdegnoso e solitario e intento allo studio, nimico di messer Corso, avea più volte diliberato offenderlo. Messer Corso forte lo temea, perché lo conoscea di grande animo; e cercò d’assassinarlo, andando Guido in pellegrinaggio a San Iacopo; e non li venne fatto. Per che, tornato a Firenze e sentendolo, inanimò molti giovani contro a lui, i quali li promisono esser in suo aiuto. E essendo un dì a cavallo con alcuni da casa i Cerchi, con uno dardo in mano, spronò il cavallo contro a messer Corso, credendosi esser seguìto da’ Cerchi, per farli trascorrere nella briga: e trascorrendo il cavallo, lanciò il dardo, il quale andò in vano. Continua a leggere “DINO COMPAGNI Ritratto di Guido Cavalcanti”
Rappresaglia
Nel diritto internazionale odierno, la r. è la reazione di uno Stato a un comportamento illecito e lesivo di un suo diritto, posto in essere da un altro Stato. Essa può essere effettuata sia in tempo di pace sia in tempo di guerra, ma nel primo caso è escluso che uno Stato possa adottare r. che comporti l’uso della forza armata, se non come risposta a un attacco già sferrato. In una ulteriore accezione, si intende per r. una azione o misura punitiva violenta e disumana, indiscriminata, adottata dalla potenza occupante nei confronti della popolazione del territorio occupato, quando questa abbia causato qualche danno a propri funzionari o militari.
Enciclopedia Treccani, Dizionario di Storia
Accettai […] l’ordine perché legittimo dato che la rappresaglia è prevista dal codice internazionale. Continua a leggere “Rappresaglia”
GIACOMO LEOPARDI Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
«Canti», 23
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
la vita del pastore. Continua a leggere “GIACOMO LEOPARDI Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”
FRANCESCO GUCCINI Piazza Alimonda
«Ritratti» (2004)
Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare respiro al largo, verso l’orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale, d’anima forte.
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d’un caldo torrido d’Africa nera.
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l’uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
facce e scudi da Opliti, l’odio di dentro come una scabbia.