WALTER LAPINI La didattica con lo sguardo impossibile «da remoto»

Corriere della Sera», 11 maggio 2020]

Spero che nessuno dimenticherà il sacrificio, non solo contrattuale e sindacale, che la scuola dell’emergenza si sta sobbarcando in questi mesi. Unico antidoto ai social, essa ha dovuto rapidamente impararne il linguaggio, accettare una lunga suspension of dignity, infliggersi il gioco a guardie-e-ladri con allievi che sfuggono o copiano, si collegano e scollegano, facendosi beffe dell’insipienza informatica degli adulti, dei boomers, spesso peraltro immaginaria. Scattato il blocco, i professori hanno reagito in maniera fulminea e sincrona, senza aspettare imbeccate dall’alto. Si sono attivati con i mezzi che avevano – Skype, Zoom e quant’altro – e hanno salvato quello che si poteva salvare del quadrimestre appena iniziato. Continua a leggere “WALTER LAPINI La didattica con lo sguardo impossibile «da remoto»”

DANIELE LO VETERE Dovremmo chiedere più spesso al Governo di vietarci qualcosa

[post su facebook, 18 aprile 2020]

Stasera, infine, pizza a domicilio, dopo un mese e mezzo d’astinenza. Bisognava aspettare che si attrezzasse per le consegne la pizzeria.
Dopo l’ordinazione io e la mia ragazza saltiamo come pinguini felici e ci abbracciamo, o come bambini poveri davanti alla noce e all’arancia regalate a Natale.
Credo sia quella roba per cui se sei privato di qualcosa per lungo tempo poi quando te la danno capisci cos’è la felicità, mentre quando hai tutto e subito di fatto sei sempre depresso, che è poi anche quella storia per cui quando uno torna dall’Africa ti dice sempre che si ricorda che i bambini sorridono sempre nonostante tutta la miseria, e tu pensi sempre che è un luogo comune del c***, ma invece se lo dicono tutti forse è vero, siamo noi che siamo cinici pure con i volontari in Africa.
Purtroppo la pizzeria sta a 15-20 minuti di distanza e la pizza è arrivata, comprensibilmente, tiepidina, il che significa che la seconda metà ce la siamo mangiata fredda. Continua a leggere “DANIELE LO VETERE Dovremmo chiedere più spesso al Governo di vietarci qualcosa”

MARCO GUASTAVIGNA Resistere è (ancora) possibile – Autointervista, tra Narciso e Googlezilla

[Assoziazione DSchola, 13 maggio 2020]

  1. Chi sei?

Ho 68 anni, sono un ex-insegnante di scuola secondaria in quiescenza. Vivo a Chieri, in provincia di Torino e sono formatore e conferenziere a proposito delle tecnologie digitali nella didattica. Ho lavorato come professore a contratto per Università e Politecnico. Tengo traccia del mio percorso in www.noiosito.it. Particolarmente significativo per i temi di questa intervista è poi il mio blog, https://concetticontrastivi.org

  1. A cosa assegni priorità per quello che riguarda la cosiddetta DAD – didattica a distanza?

Io credo che le priorità siano due. Da una parte, nell’immediato, ridurre i danni della mancata prossimità, come sostengo debba essere più correttamente definita la condizione materiale e relazionale in cui avevano luogo i diversi percorsi scolastici fino a un paio di mesi fa. Continua a leggere “MARCO GUASTAVIGNA Resistere è (ancora) possibile – Autointervista, tra Narciso e Googlezilla”

Usciamo dal web, riempiamo le strade!!

II ministero nulla ha fatto per superare la fase di emergenza e riaprire in normalità e in sicurezza le scuole:
• NESSUN SOPRALLUOGO PER REPERIRE LOCALI E SPAZI
• NESSUN INTERVENTO STRUTTURALE Dl RESTAURO E RIPRISTINO
• NESSUN PROVVEDIMENTO Dl INCREMENTO DEGLI ORGANICI, ANZI RIDUZIONE
• POCHISSIME RISORSE IMPEGNATE E QUASI TUTTE SULLA DIGITALIZZAZIONE
Molto invece sta facendo la TASK FORCE degli “esperti” per smantellare la scuola pubblica e il diritto allo studio imponendo la didattica a distanza a milioni di bambin* e ragazz* anche a settembre, con una nuova veste.
La scuo/a ibrida che convive con i/ Covid: /a “nuova opportunità”…. ma per chi?
CERTO NON PER RAGAZZ* E BAMBIN*! (orari spezzati – piattaforme per la DaD – classi smembrate a scuola/a casa – 9 eliminazione del tempo pieno – delega ai genitori, e principalmente alle donne, del carico dovuto all’assenza della scuola vera). Continua a leggere “Usciamo dal web, riempiamo le strade!!”

ALLEN GINSBERG Ho visto le migliori menti della mia generazione

Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla pazzia,
affamate, isteriche, nude
trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa
hipster testadangelo bramare l’antico spaccia paradisiaco che connette alla dinamo stellare nel meccanismo della notte,
Ho visto le migliori menti della mia generazione che mangiavano fuoco in hotel ridipinti o bevevano trementina in Paradise Alley,
morte, o si purgatoriavano il torace notte dopo notte con sogni, con droghe, con incubi a occhi aperti, alcol e cazzo e balle-sballi senza fine,
Ho visto le migliori menti della mia generazione
che vagavan su e giù a mezzanotte Continua a leggere “ALLEN GINSBERG Ho visto le migliori menti della mia generazione”

GIANFRANCO FAILLACI L’articolo di giornale: qualche ragione per continuare a insegnarlo

[La scuola e noi, 24 febbraio 2020]

Fatti, opinioni, dubbi: un cortocircuito

Una dozzina di anni fa, a Catania, furono arrestati due Rom. Erano accusati d’aver tentato di strappare una bimba alla madre nel parcheggio di un supermercato. La notizia rimbalzò per giorni sui quotidiani nazionali, talora arricchita da inediti particolari. E fu accompagnata da un montare di casi analoghi, segnalati da ogni parte d’Italia. Molto spesso il tentato ratto veniva derubricato dagli inquirenti a manifestazione di una psicosi collettiva. Nel caso di Catania però la polizia e la magistratura credettero davvero al tentato rapimento. E i giornali, raccontando all’indicativo del presunto sequestro, non fecero che riportare la versione dei fatti della pubblica accusa. Continua a leggere “GIANFRANCO FAILLACI L’articolo di giornale: qualche ragione per continuare a insegnarlo”

GIOVANNI COCCHI Scuola: perché tutto torni come prima (e anche peggio)

[post su facebook, 12 maggio 2020]

Ho ingenuamente sperato che almeno questo virus riuscisse laddove il buon senso, la pedagogia, la Costituzione e la politica non erano arrivate: che le esigenze sanitarie oltre che obbligare a piccoli gruppi ci facessero finalmente capire che solo così, oltre che la sicurezza, può essere garantita una relazione significativa, un’educazione inclusiva, una didattica efficace, una scuola democratica ed egualitaria (“rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”).

Confesso di aver pensato: “e se fosse la volta buona che si spazzassero via per sempre le classi pollaio o semipollaio, che si dessero tutti i sostegni necessari ai disabili, l’alfabetizzazione ai migranti, che ci fossero abbastanza bidelli, che si aprissero cantieri per allargare e costruire tante nuove scuole, che…”? Continua a leggere “GIOVANNI COCCHI Scuola: perché tutto torni come prima (e anche peggio)”

ANNA ANGELUCCI Invalsi, fase 2: vergogna!

[Roars, 12 maggio 2020]

Dopo due mesi di quiete, l’INVALSI esce allo scoperto proponendo per settembre batterie di test per misurare le competenze acquisite durante il periodo di Didattica a Distanza. La proposta è quella di offrire uno strumento di valutazione  «attendibile» a studenti e docenti. Perché l’unica parola che ci viene in mente è: VERGOGNA?

Nella fase 1, che dura da anni e che ci ammorba ben prima del coronavirus, l’Invalsi ha lavorato alacremente per inoculare nella scuola il veleno della misurazione, delle competenze, dell’oggettività di fantomatici apprendimenti degli studenti da testare con il suo fastidiosissimo termometro, ancorché spuntato. Continua a leggere “ANNA ANGELUCCI Invalsi, fase 2: vergogna!”

Babbuassi

Dotato di scarsa intelligenza, anche come allocutivo ingiurioso.
Vocabolario Treccani

Il partito più numeroso riunisce necessariamente il maggior numero di babbuassi; e non solo perché è il più numeroso, ma anche perché i babbuassi si attirano incomparabilmente più dei non-babbuassi.
Paul Valéry, Principi d’an-archia pura e applicata

LORENZA BONINU Basterebbe la tv

[post su facebook, 8 maggio 2020]

Il professore come conferenziere. La trovata delle lezioni in streaming è veramente bizzarra. Sottintende l’idea del professore-conferenziere che declama il suo illuminato intervento mattutino davanti a un pubblico attento e partecipe, nonché silenzioso, con l’inevitabile battuta conclusiva: «ci sono domande?». Certo, se fare scuola fosse solo questo, non si capisce, seriamente, che bisogno ci sarebbe… della scuola. Basterebbe la tv. Ognuno a casa sua, poi un bel test standardizzato finale, e chi s’è visto, s’è visto. E invece la scuola, quella vera, è altro. È muoversi fra i banchi, parlare con gli studenti, guardarli in faccia, spiegare e rispiegare a quelli che non hanno capito, incazzarsi talvolta, scherzare, ogni tanto perdere tempo, fermarsi alla fine dell’ora a parlare con quello che ha un dubbio, un problema, o che semplicemente ha voglia di raccontarti i fatti suoi, di mostrarti il libro che sta leggendo o farti ascoltare la musica che gli piace, o magari quella che ha fatto lui.
Continua a leggere “LORENZA BONINU Basterebbe la tv”