Questa storia non è tanto edificante. Il 2008 è stato l’anno della riforma Gelmini, il cui effetto pratico contingente è stato far perdere posto a un sacco di docenti immessi in ruolo da Fioroni e segare le gambe per anni a un esercito di precari. Io ero nella prima categoria. E naturalmente ho fatto una lunga battaglia per il riconoscimento di un punteggio nelle graduatorie interne, battaglia che naturalmente ho perso. E poiché era una battaglia contro un privilegio riconosciuto illegalmente a qualcun altro, mi sono messo l’animo in pace, compilando la mia domanda di trasferimento come soprannumerario e approdando felicemente al Virgilio, cosa per cui non ho alcun rimpianto. Oggi, per caso, vengo a sapere che la scuola dove nel frattempo sono felicemente tornato ha corretto l’errore fatto 12 anni fa. Un’inezia, una di quelle cose che nella maggior parte dei casi nessuno se ne accorge, e invece sono tentato di guardare indietro.
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ITALO CALVINO L’aria buona
Da «Marcovaldo»
– Questi bambini, – disse il dottore della Mutua, – avrebbero bisogno di respirare un po’ d’aria buona, a una certa altezza, di correre sui prati…
Era tra i letti del seminterrato dove abitava la famigliola, e premeva lo stetoscopio sulla
schiena della piccola Teresa, tra le scapole fragili come le ali d’un uccelletto implume.
I letti erano due e i quattro bambini, tutti ammalati, facevano capolino a testa e a piedi dei letti, con le gote accaldate e gli occhi lucidi.
– Sui prati come l’aiola della piazza? – chiese Michelino.
– Un’altezza come il grattacielo? – chiese Filippetto.
– Aria buona da mangiare? – domandò Pietruccio.
Marcovaldo, lungo e affilato, e sua moglie Domitilla, bassa e tozza, erano appoggiati
con un gomito ai due lati di uno sgangherato cassettone. Continua a leggere “ITALO CALVINO L’aria buona”
ANTONIO VIGILANTE Lettera a una studentessa delusa dalla scuola
[Gli Stati Generali, 24 giugno 2020]
Cara *, gli esami di Stato non sono andati come speravi ed ora ti senti delusa, amareggiata, arrabbiata. Hai l’impressione che l’impegno di anni non sia servito a nulla e che la scuola ti abbia ingannata. Hai ragione, e comprendo perfettamente la tua rabbia. Non ti scrivo per cercare di lenirla, ma per continuare il discorso di questi cinque anni: e cercare insieme qualche conclusione.
Ragioniamo di esami. Li amo poco, come amo poco tutto ciò che serve a creare gerarchie, vincitori e vinti, primi secondi e terzi. Io sono per i giochi a somma positiva, quelli nei quali vincono tutti. E così penso un po’ la scuola. Io metto sul tavolo quello che so, tu quello che sai tu. Io quello che penso, tu quello che pensi tu. E ragioniamo insieme, cerchiamo insieme, scaviamo insieme. Ci arricchiamo insieme. Ma questo non basta. La scuola ha bisogno di classificare
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EUGENIO MONTALE Annetta
[Da Diario del ’72]
Perdona Annetta se dove tu sei
(non certo tra di noi, i sedicenti
vivi) poco ti giunge il mio ricordo.
Le tue apparizioni furono per molti anni
rare e impreviste, non certo da te volute.
Anche i luoghi (la rupe dei doganieri,
la foce del Bisagno dove ti trasformasti in Dafne)
non avevano senso senza di te.
Di certo resta il gioco delle sciarade incatenate
o incastrate che fossero di cui eri maestra.
Erano veri spettacoli in miniatura. Continua a leggere “EUGENIO MONTALE Annetta”
Militanti
Quelli di cui sentiamo la mancanza erano militanti. E se noi ne sentiamo la mancanza, non è un caso o un imbroglio del fato, né si deve ai disegni di qualche dio offeso. Ne sentiamo la mancanza perché osavano proporre un’esistenza migliore di quella del gregge. Ne sentiamo la mancanza perché dicevano che il pane era di tutti oppure di nessuno. Ne sentiamo la mancanza perché accendevano luci nell’oscurità, forti o deboli, non importa, il loro bagliore continua a illuminarci. Ne sentiamo la mancanza perché nella penombra della camera si avvicinarono al letto dei figli, li accarezzarono, lasciarono sulle loro fronti la stella di un bel sogno e, quando uscirono per compiere un’azione, lo fecero sapendo quante cose avevano da perdere, eppure agirono con la risolutezza di chi ha la ragione dalla sua parte.
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FRANCESCO GUCCINI Libera nos domine
Da «Amerigo» (1978)
Libera nos Domine
Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d’ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!
Da tutti gli imbecilli d’ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell’odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo «è per amore» Continua a leggere “FRANCESCO GUCCINI Libera nos domine”
GIROLAMO DE MICHELE Emergenza, stato di eccezione e biopotere: alcune note
[EuroNomade, 9 marzo 2020]
Il dibattito pubblico sul CoViD19 sta producendo, accanto ad analisi cogenti e utili – talvolta indispensabili (alle quali devono molto queste righe: in particolare, Donatella Di Cesare, Wu Ming e Roberto Ciccarelli) – qualche momento di franco imbarazzo. Passato il quale, emergono i limiti di certi approcci teorici che scricchiolavano sul piano teorico ieri, e mostrano il fiato corto oggi, nel rapportarsi alla realtà dei fatti. O meglio: nel mancare il Reale e fermarsi alla sua “realistica” rappresentazione. Come il pappagallo di McCulloch sembra un bravo economista perché gli è stato insegnato a ripetere “supply and demand“, così pare che ripetere “stato di eccezione” e “biopotere” sia bastante per connettere la teoria ai fatti.
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CARLO SCOGNAMIGLIO L’educazione alla creatività come problema politico
[MicroMega, 29 giugno 2020]
C’è una pratica rituale, in cui si esercitano quegli intellettuali che devono molta parte del proprio successo alla platea degli insegnanti, ma che di didattica in età scolare s’intendono evidentemente poco. Si tratta in sostanza di un tedioso invito, rivolto ai docenti, ad abbandonare una presunta didattica trasmissiva (probabilmente mai esistita), in virtù di un’evocazione quasi mistica dell’educazione al pensiero creativo. Abbiamo tutti un po’ sorriso degli imbuti evocati dalla ministra, anche perché un vestito confortevole in cui tanti si accomodano è il gioco delle facili contrapposizioni: insegnamento attivo e passivo, nozionistico o laboratoriale. Non è un dibattito nuovo, ma essendo fortemente ancorato al ripensamento politico dei processi educativi, la sua variazione storica ne garantisce importanti sfumature di significato. Continua a leggere “CARLO SCOGNAMIGLIO L’educazione alla creatività come problema politico”
ROBERTO CONTU La dad a scuola finita
[La scuola e noi, 29 giugno 2020]
Premessa
La premessa è che a scuola finita la maggior parte degli insegnanti e delle famiglie, legittimamente, non ne può più di parole più o meno centrate su quello che è stata la didattica a distanza. Meglio per tutti, in questo inizio estate, riprendere contatto con il sole e le persone. Cercherò dunque la sintesi, affidando alla clemenza di chi legge il rischio di saltare a piè pari questioni dirimenti (per dirne una, quella che non c’è stata una questione dad come mediaticamente s’è raccontato, ma almeno cinque questioni dad: quella della primaria, quella della secondaria inferiore, quella del biennio, quella triennio, quella dell’università), al fine di isolare quattro dati a mio parere significativi in proiezione futura, opinabili, discutibili, ma scritti per ragionare insieme. Continua a leggere “ROBERTO CONTU La dad a scuola finita”
UMBERTO SABA Il Borgo
Da «Cuor morituro» (1924-1930)
Fu nelle vie di questo
Borgo che nuova cosa
m’avvenne.
Fu come un vano
sospiro
il desiderio improvviso d’uscire
di me stesso, di vivere la vita
di tutti,
d’essere come tutti
gli uomini di tutti
i giorni. Continua a leggere “UMBERTO SABA Il Borgo”