MARCO MALVALDI L’assassino è il maggiordomo

Da Il borghese Pellegrino

Secondo Gazzolo allungò una mano verso il sigaro. Ma una volta presolo, invece di accenderlo, lo stritolò fra le dita chiuse a pugno. Quindi, con apparente calma, cominciò a strusciare il palmo sulla scrivania, per liberarlo dal tabacco che vi era rimasto appiccicato.
— Suppongo che abbiate delle prove a guarentigia delle vostre assurde affermazioni — disse, con apparente calma.
— Le prove, dite. Potreste chiedere al vostro maggiordomo di togliersi i guanti?
Secondo Gazzolo guardò il professor Mantegazza come se non lo riconoscesse più.
— Cosa c’entra questo?

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Società dell’informazione

la tecnologia è certamente una parte fondamentale di come nei prossimi mesi e anni si proteggerà la salute pubblica. La domanda, tuttavia, è: tale tecnologia sarà soggetta alla disciplina della democrazia e del controllo o sarà lanciata nel bel mezzo della frenesia dello stato di eccezione, senza lasciare il tempo per un dibattito sulle questioni cruciali che modelleranno la nostra vita per i decenni a venire? Per esempio, se stiamo effettivamente constatando quanto sia importante la connettività digitale in tempi di crisi. le reti e i nostri dati devono davvero stare nelle mani di attori privati quali Google, Amazon e Apple? Se il pubblico sborsa notevoli risorse per buona parte della connettività, non dovrebbe anche possedere e controllare le reti e i dati? Se Internet è essenziale nella nostra vita, come chiaramente è, non dovrebbe essere considerato alla stregua degli altri servizi pubblici e non avere scopi di lucro?
Naomi Klein, La dottrina dello shock pandemico, «L’Espresso», 7 giugno 2020

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FRANCESCO GUCCINI Primavera di Praga

Da «Due anni dopo» (1970)

Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita,
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga,
ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce…

Son come falchi quei carri appostati,
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.
Quando la piazza fermò la sua vita,
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,
quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano,
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all’orizzonte del cielo di Praga…

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FRANCESCO GUCCINI Canzone della bambina portoghese

Da «Radici» (1972)

E poi e poi, gente viene qui e ti dice di sapere già ogni legge delle cose.
E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote…
E tutti, sai, ti san dire come fare,
quali leggi rispettare, quali regole osservare, qual’è il vero vero…
E poi, e poi, tutti chiusi in tante celle fanno a chi parla più forte
per non dir che stelle e morte fan paura…

Al caldo del sole, al mare scendeva la bambina portoghese,
non c’eran parole, rumori soltanto come voci sorprese,
il mare soltanto e il suo primo bikini amaranto,le cose più belle e la gioia del caldo alla pelle…

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FRANCESCO GUCCINI Incontro

Da «Radici» (1972)

E correndo mi incontrò lungo le scale
Quasi nulla mi sembrò cambiato in lei
La tristezza poi ci avvolse come miele
Per il tempo scivolato su noi due
Il sole che calava già rosseggiava la città
Già nostra e ora straniera e incredibile e fredda
Come un istante “déjà vu”
Ombra della gioventù, ci circondava la nebbia.

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ENZO COLLOTTI La storia dal nulla

[«il manifesto», 14 febbraio 2004]

Quali che siano le buone intenzioni dei politici le manipolazioni della storia producono sempre veleno. L’uso politico della storia è così connaturato alla nostra classe politica, di destra e di sinistra, che diventa sempre più difficile districarsi nel groviglio di silenzi, rimozioni, pentimenti, confessioni e riabilitazioni a metà per cui il risultato della memoria e della storia condivisa finisce per essere sempre una verità dimezzata. Si è perduta la capacità di distinguere tra storia e memoria, anche perché questa si impone per l’amplificazione che ne fanno i media sempre sensibili ai gruppi di pressione, a chi grida più forte, e soprattutto la capacità di leggere criticamente la storia, a cominciare dalla propria storia, che viene schiacciata dall’alternativa di essere ritenuta verità assoluta o di essere condannata all’abiura.

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Beatrice

I’ son Beatrice che ti faccio andare; vegno del loco ove tornar disio; amor mi mosse, che mi fa parlare.
Dante, Inferno, II, 69-71

Per la nostra indagine è indifferente sapere chi era Beatrice. e se essa sia vissuta davvero; la Beatrice della Vita Nuova e della Commedia è una creazione di Dante e non ha quasi a che fare con una giovane di Firenze che più tardi sposò Simone de’ Bardi. E se essa d’altro canto è niente più che un’allegoria di mistica sapienza, resta in lei tanta realtà e personalità che si ha il diritto di considerarla una figura umana, che possano o no quei dati di fatto riferirsi ad una persona determinata.
Erich Auerbach, Dante, poeta del mondo terreno

Nel capitolo XL della Vita nuova Dante racconta che mentre percorreva le strade di Firenze vide alcuni pellegrini e pensò con un certo stupore che nessuno di loro aveva sentito udito di Beatrice Portinari, che tanto lo affliggeva.
B. Suárez Lynch, Estudios dantescos, in Jorge Luis Borges – Adolfo Bioy Casares, Racconti brevi e straordinari

KONSTANTINOS KAVAFIS Itaca

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o Poseidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto e squisita
è l’emozione che ci tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi
né Poseidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

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STEFANIA CONSIGLIERE – CRISTINA ZAVARONI Come siamo arrivati fin qui? Il contagio di un’idea di salute

[Giap, 7 dicembre 2020]

1.Cronache di una primavera e di un autunno

Nei primi giorni di maggio, sul finire della cosiddetta fase 1, in un lungo post intitolato Ammalarsi di paura, analizzavamo l’inaudita gravità della situazione lombarda con gli strumenti dell’antropologia medica e dell’etnopsichiatria e proponevamo di includere fra le concause di quel disastro anche l’effetto nocebo indotto dal «terrore a mezzo stampa». Come molti testi nati in quei mesi, anche quello, in qualche modo, si era scritto da sé in tempi rapidissimi, in una sorta di stato non ordinario di coscienza indotto dal trattenimento casalingo.

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