ITALO CALVINO Ipazia

Da «Le città invisibili»

Di tutti i cambiamenti di lingua che deve affrontare il viaggiatore in terre lontane, nessuno uguaglia quello che lo attende nella città di Ipazia, perché non riguarda le parole ma le cose. Entrai a Ipazia un mattino, un giardino di magnolie si specchiava su lagune azzurre, io andavo tra le siepi sicuro di scoprire cose belle e giovani dame fare il bagno: ma in fondo all’acqua i granchi mordevano gli occhi delle suicide con la pietra legata al collo e i capelli verdi d’alghe. Mi sentii defraudato e volli chiedere giustizia al sultano. Salii le scale di porfido del palazzo dalle cupole più alte, attraversai sei cortili di maiolica con zampilli. Continua a leggere “ITALO CALVINO Ipazia”

NOMADI Contro

Contro i fucili, carri armati e bombe
Contro le giunte militari, le tombe
Contro il cielo che ormai è pieno, di tanti ordigni nucleari
Contro tutti i capi al potere che non sono ignari.

Contro i massacri di Sabra e Chatila
Contro i folli martiri dell’Ira
Contro inique sanzioni, crociate americane
Per tutta la gente che soffre, e che muore di fame.

Contro chi tiene la gente col fuoco
Contro chi comanda e ha in mano il gioco
Contro chi parla di fratellanza, amore, libertà
E poi finanzia guerre e atrocità

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Parentesi

La parentesi, come figura retorica della digressione, esisteva già prima dell’invenzione del suo segno grafico. Nell’Institutio oratoria, il retorico romano Quintiliano latinizza la digressione come interpositio: al pari del suo corrispettivo greco parenthesis, l’interpositio serve a spostare l’attenzione verso l’immagine fisica di qualcosa che si pone spazialmente in mezzo o al di sotto di qualcosa’altro. La breve digressione sintattica, dunque, è una figura conosciuta fin dall’antichità, ma ci sarebbero voluti quasi millecinquecento anni per cristallizzare questa relazione tra proposizione principale e subordinata attraverso le pareti semipermeabili della parentesi.

Florence Hazrat, Storia della punteggiatura, tradotto da Internazionale, 1467, 1 luglio 2022

JULES LAFORGUE La sigaretta

Sì, questo mondo è piatto, e quanto all’altro, frottole.
Senza speranza vado mansueto alla mia sorte;
per ammazzare il tempo, aspettando la morte,
fumo in faccia agli dei sottili sigarette.

Su, viventi, affannatevi, o scheletri futuri.
Me, l’azzurro meandro che verso il cielo si torce
mi sprofonda in un’estasi infinita e m’addorme
come ai morenti aromi di mille bruciatori.

Ed entro nel fiorito eden dai sogni chiari,
dove elefanti in fregola si intrecciano alla fioca
danza delle zanzare, in fantasiosi valzer. Continua a leggere “JULES LAFORGUE La sigaretta”

TOMMASO LANDOLFI Il racconto del lupo mannaro

L’amico ed io non possiamo patire la luna: al suo lume escono i morti sfigurati dalle tombe, particolarmente donne avvolte in bianchi sudari, l’aria si colma d’ombre verdognole e talvolta s’affumica d’un giallo sinistro, tutto c’è da temere, ogni erbetta ogni fronda ogni animale, una notte di luna. E quel che è peggio, essa ci costringe a rotolarci mugolando e latrando nei posti umidi, nei braghi dietro ai pagliai; guai allora se un nostro simile ci si parasse davanti! Con cieca furia lo sbraneremmo, ammenoché egli non ci pungesse, più ratto di noi, con uno spillo. E, anche in questo caso, rimaniamo tutta la notte, e poi tutto il giorno, storditi e torpidi, come uscissimo da un incubo infamante. Insomma l’amico ed io non possiamo patire la luna. Continua a leggere “TOMMASO LANDOLFI Il racconto del lupo mannaro”

Noci

Un francese incontra un venditore di noci davanti a Ponte Vecchio.
Dice: Comment s’appelle ça?
E il venditore di noci: e un si pelano si stiacciano
Comment?
Co le mani co piedi co i’cche la vole
Je ne comprends pas
Ah se un le compra lei le comprerà qualchedun antro
Bonjour
Ah va giù e io vo su

Ribollita

Il programma di FdI non è rivolto agli insegnanti che ti votano solo se erano già fascisti e quindi non hanno interesse ad aumenti di stipendio. Si rivolge piuttosto ai benpensanti, a chi vede nella scuola pubblica la roccaforte della sinistra. Per questo propone di abolire la Buona Scuola renziana e l’alternanza scuola lavoro (è vero, ha cambiato nome), probabilmente per sostituirle con qualcosa di peggio, ma con la propria marca sopra. Il resto è una ribollita catto-fascio-efficientista.

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Dépliant

Ho letto il programma del Pd per la scuola, è un bel dépliant (graficamente parlando) ispirato a Babbo Natale (in anticipo: d’altra parte i cattivi hanno fatto cadere il governo dove c’era Patrizio Bianchi che stava lavorando così bene): nel pacco ci sono: 10 miliardi, aumento degli stipendi (per tutti), mense, trasporti e libri di testo gratis per le/gli studenti, corsi stem per le fanciulle, qualche giocattolo elettronico che ancora non possediamo.

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Qua una volta era tutta campagna (elettorale)

La campagna elettorale del Pd è veramente ridicola, inutilmente incongrua rispetto all’impianto liberal del partito: salari più alti per i giovani, diritti civili, energie rinnovabili, chi va a scuola è italiano, e poi la centralità della scuola un po’ mi fa paura, non so cosa ci vogliono mettere dentro la scuola, parlano di stipendi più alti per tutti ma intanto, nella vita reale, l’aumento, risibile, spetta solo al docente esperto, tra 10 anni. Se non ne parlassero proprio di scuola sarebbe più coerente, più onesto. Il ministro attualmente in carica, il signor Bianchi, che mi sembra uscito da un’idea del Pd, su una cosa semplicissima come il numero di alunni per classe non ha saputo dire niente di meglio che: poveri pupi meno di 30 dentro un’aula rischiano di sentirsi soli.

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