Marco Bussetti, il ministro, ha proclamato che il governo (del cambiamento) non ha intenzione di spendere un soldo in più nella scuola: «Come diceva mia nonna – spiega – ci si scalda con la legna che si ha». Se la scuola, insegnava una ministra altrettanto saggia, può sopravvivere al taglio di 8 miliardi, vuol dire che potrà diventare più efficiente senza finanziamenti. La scuola è virtuosa. Per esempio, quello che prima si faceva a pagamento, ora lo si fa anche gratis (o per due spiccioli) per dedizione al proprio lavoro. Il taglio di materie ha aumentato l’ignoranza (ma di poco), ma ha migliorato l’efficacia, la scuola funziona meglio, più leggera, più snella, è diminuito l’insuccesso scolastico. E poi ci sono le scuole private che possono tamponare laddove ci sono carenze della scuola pubblica. Facciamo l’ipotesi, diceva Calamandrei, che ci sia un partito al potere che dice di voler rispettare la Costituzione. Ma vuole istituire una larvata dittatura. Impadronirsi delle scuole di Stato. Cosa fa? «comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private».
Autore: alerinovaleriocom
Revisionisti
Mi sono posto, dunque, questa regola: si può e si deve discutere SUI «revisionisti»: si possono analizzare i loro testi come si fa l’anatomia di un falso […] non si discute CON i «revisionisti». M’importa poco che i «revisionisti» siano della varietà neonazista o siano della varietà d’ultrasinistra, che appartengano sul piano psicologico alla varietà perfida, alla varietà perversa, alla varietà paranoica o semplicemente alla varietà imbecille: a loro non ho nulla da rispondere, e non risponderò nulla.
Pierre Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria
GIANFRANCO SCIALPI Le classi pollaio contesti dove regna la superficialità
[Gianfranco Scialpi, 22 ottobre 2018]
Le classi pollaio, una pessima soluzione organizzativa dove è difficile incontrare la persona. Esprime la rinuncia alla profondità, a vantaggio di una pedagogia che riduce tutto a prestazione, a omologazione del soggetto educante…
Classi pollaio, dove regna il numero, il calcolo
Le classi pollaio, una pessima soluzione organizzativa voluta e imposta dal Governo Berlusconi IV (2008-11), unicamente per ottimizzare le risorse. Continua a leggere “GIANFRANCO SCIALPI Le classi pollaio contesti dove regna la superficialità”
Immaginazione
Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e bisogna cambiarla. Per cambiarla occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione.
Gianni Rodari, Grammatica della fantasia
Riassumendo
Il condono è diventato condonino, quota 100 è una fregatura, Mimmo Lucano è stato esiliato, ho dato 9 (il primo di quest’anno) a Stella nonostante l’anno scorso mi abbia dato buca alle Olimpiadi di italiano, la bandiera di Aldro all’Olimpico non è stata fatta entrare (e la Roma ha perso 2 a 0), le leggi razziali vengono emanate un po’ alla volta, adesso è il turno dei negozi etnici che devono chiudere alle 9 perché sono un ritrovo di spacciatori e casinisti. Last but not least, farsi impiantare un chip non è una grande trovata, c’è il rischio, leggo su «The Atlantic», che «le mani su cui è impiantato un chip potrebbero essere tagliate per poter scassinare le abitazioni».
LUISA MIRONE Parlare di scuola. Riflessioni a margine di Ultimo banco di Giovanni Floris
[La letteratura e noi, 8 ottobre 2018]
Insegnanti e superpoteri
«I professori vivono la straordinarietà dello spazio-tempo scolastico senza poter condividere questa fortuna. Loro sanno di essere protagonisti della fase più unica ed eccezionale della nostra vita, ma sanno anche che noi lo capiremo molto tardi e forse mai. (…) E l’importanza della dimensione in cui operano non verrà, quindi, mai riconosciuta davvero. Sono i classici supereroi, insomma. Vivono in incognito la missione più fondamentale e più rischiosa, mascherati da persone qualsiasi». (G. Floris, Ultimo banco, Solferino, 2018, p. 51). Continua a leggere “LUISA MIRONE Parlare di scuola. Riflessioni a margine di Ultimo banco di Giovanni Floris”
Sovranità
Qualunque sovranità può essere buona, quando è la sola forma possibile di governo; quanto poi ad essere legittima, non lo è mai. Né l’eredità, né l’elezione, né il suffragio universale, né l’eccellenza del sovrano, né la consacrazione della religione e del tempo rendono legittima la sovranità. Sotto qualunque forma essa si mostri, monarchica, oligarchica, democratica, la sovranità, o governo dell’uomo da parte dell’uomo, è illegale ed assurda.
Pierre-Joseph Proudhon, Che cos’è la proprietà?
GABRIELE CINGOLANI La riforma della prima prova dell’Esame di Stato: la scrittura alla (prima) prova
[La letteratura e noi, 15 ottobre 2018]
L’opportunità
Quindi l’Esame di Stato, nel 2019, cambia davvero. Il quattro ottobre il MIUR ha pubblicato una importante circolare che illustra i contorni delle nuove prove conclusive dell’istruzione secondaria in Italia, quelle che a giugno dovranno affrontare circa cinquecentomila studenti. Le novità, in larga parte (ma non del tutto) derivanti dall’attuazione della legge 107, sono rilevanti, e riguardano l’esame nel suo complesso Continua a leggere “GABRIELE CINGOLANI La riforma della prima prova dell’Esame di Stato: la scrittura alla (prima) prova”
CLAUDIA PEPE La scuola italiana non è quella descritta da Salvini
[Alganews, 14 ottobre]
Mi sembra giusto. “Noi insegnanti siamo privilegiati perché facciamo tre mesi di vacanze consecutive l’anno, e costringiamo gli alunni a fare altrettanto”. Parole di Salvini, l’uomo dalle grandi felpe. L’uomo che da un ventennio governa insieme a tutte le bandiere possibili, e ora Ministro dell’Interno. Continua a leggere “CLAUDIA PEPE La scuola italiana non è quella descritta da Salvini”
Rider (in bicicletta)
I rider in bicicletta addetti alle consegne non hanno ancora uno statuto lavorativo trasparente e anzi l’immagine corrente che le stesse aziende cercano di accreditare è quella di giovani, per lo più studenti, che grazie a qualche ora di lavoro arrotondano vantaggiosamente la paghetta. Niente di meno vero. […] Le aziende proprietarie delle piattaforme infatti retribuiscono del lavoro solo quella minima parte che i dispositivi digitali registrano come «attiva» mentre l’attesa tra una consegna all’altra […] non viene neppure prsa in considerazione. Per non dire degli strumenti basilari del lavoro -smartphone, biciclette, caschi che sono i lavoratori stessi a dover mettere a disposizione.
Renato Curcio, La società artificiale