Università del crimine

La storia è la scienza del contesto cit.

Una prof universitaria, venuta per orientare le e gli studenti, chiede a tutti se hanno già deciso cosa faranno dopo il liceo. Intervengo per dire che se tornassi indietro mi iscriverei all’università del crimine. Stupita chiede: vorrebbe fare dei reati? Assassinare delle persone? No, niente omicidi, però mettiamo che voglio cominciare a confezionare dei soldi falsi, io personalmente non saprei nemmeno da che parte cominciare. Continua a leggere “Università del crimine”

ANDREA BATTISTINI Dantedì, ecco perché Dante è vivo e ci racconta il futuro

[Corriere della sera, 20 marzo 2020]

Il poema dantesco, benché dotato di uno spessore culturale impressionante, che ha affaticato e affatica la critica accademica di ogni tempo, continua a parlare a tutti e a essere il libro meno libresco di ogni altro. Nessuno può pensare all’Inferno e al Purgatorio (meno il Paradiso, terreno privilegiato per l’ingegno dei dotti) in un modo diverso da quello che si è inventato Dante che con il potere metamorfico della fantasia ha rivestito di realtà un mondo immaginario. E lo ha fatto trasfigurando con la poesia leggende popolari, visioni, superstizioni, rozze figurazioni di cantastorie, assecondando il gusto per il grottesco, per il mostruoso, per il magico, per il sorprendente. Continua a leggere “ANDREA BATTISTINI Dantedì, ecco perché Dante è vivo e ci racconta il futuro”

Ne(g)ri

Le più potenti leve nella vita del Negro sono l’ubriachezza, il giuoco, i piaceri lascivi e gli ornamenti corporali.
Filippo Manetta, La razza negra nel suo stato selvaggio in Africa (1864)

Uomo che abita diverse parti della terra, dal Tropico del Cancro al Tropico del Capricorno. L’africa non ha altri abitanti a parte i neri. Non solo il colore, ma anche le fattezze li distinguono dagli altri uomini: nasi grossi e piatti, labbra carnose e lana al posto dei capelli. Sembrano costituire una nuova specie di umanità. Se ci si sposta dall’Equatore verso l’Antartide la pelle nera non si schiarisce ma la bruttezza resta invariata: lì troviamo questo stesso popolo malvagio che abita il Meridiano africano.
Pierre Mignard, detto M. Le Romain, Negro, in «Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e del mestieri»

Il negro incarna l’uomo allo stato di natura in tutta la sua selvatichezza e sfrenatezza. Se vogliamo farci di lui un’idea corretta, dobbiamo fare astrazione da qualsiasi nozione di rispetto, di morale, da tutto ciò che va sotto il nome di sentimento.
Georg Wilhelm Friedrich Hegel, L’Africa, in Lezioni di filosofia della storia

Comparato con la razza d’Europa il negro appare meno inclinato ad un lavoro pesante e continuo, egli è in un certo senso più influenzabile dell’europeo dalle immediate espressioni dei sensi, e sulla base della natura della presente esperienza appare vacillante continuamente tra l’indifferenza e la depressione senza speranza.
Guido Landra, «La difesa della razza», 20 aprile 1939

FRANCESCO PETRARCA Movesi il vecchierel canuto et biancho

Da «Rerum vulgarium fragmenta», 16

Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov’à sua età fornita
et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco;

indi trahendo poi l’antiquo fianco
per l’extreme giornate di sua vita,
quanto piú pò, col buon voler s’aita,
rotto dagli anni, et dal camino stanco;

et viene a Roma, seguendo ’l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lassú nel ciel vedere spera: Continua a leggere “FRANCESCO PETRARCA Movesi il vecchierel canuto et biancho”

Foglia

Noi tutti possiamo notar facilmente come e quanto la fisionomia dell’uno sia diversa da quella d’un altro […]. Pensiamo a un gran bosco dove fossero parecchie famiglie di piante: querci, aceri, faggi, platani, pini, ecc. Sommariamente, a prima vista, noi distingueremo le varie famiglie […]. Ma dobbiamo poi pensare che in ognuna di queste famiglie non solo un albero è diverso dall’altro, un tronco dall’altro, un ramo dall’altro, una fronda dall’altra, ma che, fra tutta quella incommensurabile moltitudine di foglie, non ve ne sono due, due sole, identiche tra loro.

Luigi Pirandello, L’umorismo, cit. in Alberto Godioli, Il «buffo» deriso: variazioni su un tema tra realismo e modernismo, in «L’interpretazione e noi», 28 giugno 2015

GEORGE ORWELL 2+2=5

Da «1984»

«La verità è solo quello che il Partito ritiene vero. Non è possibile discernere la realtà se non attraverso gli occhi del Partito. È questo ciò che devi imparare da capo, Winston, e per ottenere un simile scopo è necessario un atto di autoannientamento, uno sforzo della volontà. Per diventare sano di mente devi umiliare te stesso».
Tacque per qualche momento, come per dare a Winston il tempo di afferrare fino in fondo quanto aveva detto.
«Ricordi» riprese a dire «di aver scritto nel tuo diario: “La libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro”?». Continua a leggere “GEORGE ORWELL 2+2=5”

6 politico

Alle elementari la maestra ci faceva fare i dibattiti. Il formato era quello di «Berlinguer ti voglio bene»: «Pole la donna pareggià con l’omo? No». Nella fattispecie: «È giusto il 6 politico? No». Si era, del resto, nel ’77 e gli studenti dell’Università di Roma, così diceva, chiedevano il 6 politico. Per me il ’77, per tanto tempo, è stato questo. L’input era: se passa il 6 politico Alerino, lo squinternato e Pollo potrebbero avere la stessa valutazione di Maria Novella Teofanelli di Albafiorita che ogni giorno studia otto ore al giorno, e anche dopo cena. Falso, tra l’altro. Chiamato in causa risposi: a me il 6 va bene, a Maria Novella ci puoi mettere il 10.

STEFANO ROSSETTI Made in Italy. Brevi note sulla rimozione della pandemia

[La scuola e noi, 17 aprile 2023]

Oltre a quello del comunismo, che induceva tantissimi giovani a iscriversi ai licei, ignari delle gioie di turismo e agricoltura, un altro spettro si è aggirato nelle scuole italiane durante gli ultimi anni: la pandemia di Covid. I timori nati dall’impossibilità di prevederne gli sviluppi hanno generato un fiume di retorica e le proposte più disparate per riformare il sistema dell’istruzione. Tuttavia, questo spettro aveva quanto meno avuto il merito di sollevare questioni organizzative, didattiche e culturali di grande ed effettivo rilievo.

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Xenofobia

L’intolleranza più pericolosa è proprio quella che sorge in assenza di qualsiasi dottrina, a opera di pulsioni elementari. Per questo non può essere criticata e tenuta a freno con argomenti razionali.
Umberto Eco, Cinque scritti morali

L’intolleranza selvaggia – o xenofobia – fa capo alle pulsioni più elementari di rifiuto della diversità e non ha bisogno di una dottrina razzista per estrinsecarsi: lo xenofobo è colui che, di fronte allo straniero dal quale si sente minacciato, dice che costui puzza, che è brutto, che è incivile, che è malvagio, che gli sta rubando il lavoro, che gli sta rubando le donne, che sta invadendo il suo territorio, che sta distruggendo le sue tradizioni, che gli sta portando delle malattie, e che pertanto deve essere rispedito a casa sua (ammesso che ne abbia una).
Valentina Pisanty, La difesa della razza

leggi anche: Adriano Prosperi, Il volto banale della xenofobia