FRANCO FORTINI Lontano lontano

Da «Sette canzonette del Golfo» (1991)

Lontano lontano si fanno la guerra.
Il sangue degli altri si sparge per terra.
Io questa mattina mi sono ferito
a un gambo di rosa, pungendomi un dito.
Succhiando quel dito, pensavo alla guerra.
Oh povera gente, che triste è la terra!
Non posso giovare, non posso parlare,
non posso partire per cielo o per mare.
E se anche potessi, o genti indifese,
ho l’arabo nullo! Ho scarso l’inglese!
Potrei sotto il capo dei corpi riversi
posare un mio fitto volume di versi?
Non credo. Cessiamo la mesta ironia.
Mettiamo una maglia, che il sole va via.

MURAKAMI HARUKI Abbandonare un gatto

Cosa ricordo di lui…
Molte cose. Naturalmente. È ovvio, visto che abbiamo vissuto sotto lo stesso tetto, tutti i giorni. in una casa piuttosto piccola, da quando sono nato fino a quando sono andato ad abitare per conto mio, a diciott’anni. E. come succede nella maggior parte dei casi tra padre e figlio, abbiamo avuto momenti belli e momenti difficili. Quelli che però mi tornano in mente con più forza, chissà perché, non sono né i primi né i secondi. ma piuttosto episodi banali, che non hanno nulla di straordinario.
Questo, ad esempio. Quando vivevamo a Shukugawa (nel comune di Nishinomiya, prefettura di Hyogo) un giorno lui e io andammo in bicicletta fino alla spiaggia per abbandonare un gatto Continua a leggere “MURAKAMI HARUKI Abbandonare un gatto”

Apologia di reato

Manifestazione di pensiero idonea a indurre altri soggetti a commettere reati.
Enciclopedia Treccani

L’apologia consiste nell’esaltazione di una determinata persona o condotta, che assume rilievo penalmente quando si esprime in un giudizio positivo su un episodio criminoso e il colpevole, con la propria condotta, determina il rischio di consumazione di delitti lesivi di interessi analoghi a quelli offesi dal crimine esaltato.

In altre parole, l’apologia si concretizza in una particolare forma di manifestazione del pensiero diretta a far commettere delitti e si realizza nel tenere pubblicamente un comportamento criminoso attraverso scritti o discorsi apparentemente leciti, diretti ad esaltare, giustificare un fatto o il suo autore con l’intento di spronare altri all’imitazione o di eliminare la ripugnanza verso tale fatto o verso l’autore di delitti.

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MARCO GUASTAVIGNA Contro la deriva della digitalizzazione subordinata e subordinante

[Collettivo Le Gauche, 15 marzo 2024]

Posizionamento dell’autore

Sono un ex insegnante in pensione, con pluridecennale esperienza di formazione del personale della scuola a proposito dell’impiego di dispositivi digitali. Mi definisco ricercatore inopportuno e libero dall’opportunismo, perché non faccio sconti a nessuno e perché la mia condizione anagrafica e socio-economica mi consente di non dover rispondere a una qualche struttura di potere relativa alla logistica della conoscenza, in particolare accademia ed enti analoghi. Ho una posizione politica radicale Continua a leggere “MARCO GUASTAVIGNA Contro la deriva della digitalizzazione subordinata e subordinante”

NUNZIA PALMIERI Leggere «Il sentiero dei nidi di ragno»

[Doppiozero, 11 ottobre 2023]

«Sono figlio di scienziati: mio padre era un agronomo, mia madre una botanica; entrambi professori universitari. Tra i miei familiari solo gli studi scientifici erano in onore; un mio zio materno era un chimico, professore universitario, sposato a una chimica (anzi ho avuto due zii chimici sposati a due zie chimiche); mio fratello è un geologo, professore universitario. Io sono la pecora nera, l’unico letterato della famiglia». Si apre così, con un ritratto di famiglia, uno dei tanti profili biografici che Calvino ha tracciato nel corso della sua vita, presentandosi come uno di quegli errori che la natura commette quando una forma nuova e inedita si affaccia alle soglie del mondo, come uno scarto rispetto alla regola, un’accidentale deviazione di percorso. Continua a leggere “NUNZIA PALMIERI Leggere «Il sentiero dei nidi di ragno»”

TORQUATO TASSO Valore del principio di unità

Da «Discorsi dell’arte poetica», Discorso secondo

Concedo io quel che vero stimo, e che molti negarebbono; cioè, che ‘l diletto sia il fine de la poesia. Concedo parimente quel che l’esperienza ci dimostra; cioè che maggior diletto rechi a’ nostri uomini il Furioso, che l’Italia liberata, o pur l’Iliade o l’Odissea. Ma nego però quel ch’è principale, e che importa tutto nel nostro proposito; cioè, che la moltitudine de le azioni sia piú atta a dilettare, che l’unità; perché se bene piú diletta il Furioso, il qual molte favole contiene, che la Italia liberata, o pur i poemi d’Omero, ch’una ne contengono; non avviene per rispetto de la unità o de la moltitudine, ma per due cagioni, le quali nulla rilevano nel nostro proposito. Continua a leggere “TORQUATO TASSO Valore del principio di unità”

Misoginia

La misoginia nasce in Grecia, è un fatto storico indiscutibile. E lo si vede da come le donne venivano trattate fin dall’infanzia. Allevate in casa dalle schiave, se appartenenti a una famiglia agiata, le ragazze venivano promesse in spose già da bambine e attendevano il matrimonio che, di regola, aveva luogo intorno ai loro quattordici o quindici anni e le univa a un uomo che, sempre di regola, era attorno alla trentina […]. Non ricevevano alcuna forma di educazione, né a scuola, che non frequentavano, né a casa, dove trascorrevano il tempo ad apprendere i lavori femminili. La loro vita pubblica era molto limitata. Uscivano solo per i matrimoni o le grandi cerimonie, funerali e occasioni analoghe, e […] non avevano nessun ruolo neanche nell’educazione dei figli, che era demandata al padre […]. Una volta sposata, la donna naturalmente era tenuta alla più rigorosa e assoluta fedeltà al marito, ma ovviamente non valeva il contrario.

Eva Cantarella, La misoginia nell’antica Grecia, in «Micromega», 2, 2024