ALBERTO FORTIS La sedia di lillà

Stava immobile nel letto con le gambe inesistenti
E una piaga sulla bocca che seccava il suo sorriso
Mi parlava rassegnato con la lingua di chi spera
Di chi sa che è prenotato sulla sedia di lillà
Ia-ih-ari-ara, ia-ih-ari-ara, ia-ih-ari-ara, ra-hi-ara

Ogni volta che rideva si stracciavano le labbra
E il sapore che ne usciva era di stagione amara
Le sue rughe di cemento lo solcavano di rosso
Prontamente diluito da una goccia molto chiara
Ia-ih-ari-ara, ia-ih-ari-ara, ia-ih-ari-ara, ra-hi-ara
Iara-ih-ari-ara, ia-ih-ari-ara, ia-ih-ari-ara, la-la-li-li Continua a leggere “ALBERTO FORTIS La sedia di lillà”

ENRICO CAMPANELLI Paolino e il gibbone

[Post in «La nostra scuola: cultura, passione e relazione»]

Ciao pedagogista «democratico», voglio fare un gioco con te.
Prendi una classe di 30 alunni, una prima di liceo scientifico. Prendila per cinque anni, non per cinque ore. Prendi tutti i relativi curricoli, italiano, latino, scienze, inglese, matematica, fisica, filosofia, storia, geografia, storia dell’arte, religione, scienze motorie e svolgili. Non parliamo di chiacchiere, ma di temi, di scrittura, di pensieri complessi e grammatica, di sottili e astratti concetti filosofici che nascono, si evolvono e si confrontano nei secoli, di eventi storici che hanno plasmato il mondo e gli uomini, di conoscenze sul mondo naturale, di derivate e integrali, di riflessioni su come l’astrazione matematica riesca ad esprimere ed a suggerire le leggi della natura, insomma, di capire come siamo usciti dalle caverne per arrivare su Marte, inventando nuove regole per rispettarci tutti e non autodistruggerci.

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Benaltrismo

Tendenza a eludere le possibili risposte a una questione adducendo esempi di altri problemi di cui si dovrebbe discutere, presumibilmente prima di quello messo al tappeto […]. Per applicare questa tecnica non è necessario creare una vera e propria comparazione ma soltanto trovare un tema «civetta» che svii l’attenzione per quel tanto che basta a depotenziare il punto di partenza.

Francesco Filippi, Guida semiseria per aspiranti storici social

GIUSEPPE PREZZOLINI Quel che vive in Machiavelli

«La Nazione», 3 maggio 1969

Un romanziere italiano di fama internazionale si poneva poco tempo fa nei panni di un asiatico e dichiarava di non capire affatto Machiavelli. Gli bastava questo per condannarlo come inutile.
La smentita a questa osservazione superficiale gli vie-ne degli scritti di Mao. Ecco un asiatico più vero di quello immaginato dal Moravia. E Mao pare che si indirizzi a Moravia rispondendo in questo modo:
«Machiavelli, il più grande pensatore politico di tutti i tempi! Mi spiace di averlo letto con tanto ritardo. Voi italiani disprezzate Machiavelli, ma i più grandi uomini politici hanno sempre praticato il suo pensiero. Continua a leggere “GIUSEPPE PREZZOLINI Quel che vive in Machiavelli”

LUCIO DALLA La strada e la stella

Da Luna Matana (2001)

Che una sola verità non c’è
È già una verità
Siamo troppo vicini a confini
Di fuoco, di ghiaccio, siamo carte nel vento
Corriamo soltanto, si segue poco l’istinto
Chi lo sa perché

Delle volte, anzi spesso, siamo teneri e dolci
Per poi prenderci a calci
Va bene giocare, basta solo evitare le mine inesplose nel cuore
Abbiam paura di stare insieme
Abbiam paura di restare soli
Forse tu lo sai, tu Continua a leggere “LUCIO DALLA La strada e la stella”

ENRICO CAMPANELLI Il docente fra l’incudine dell’aziendalismo e il martello del pedagogismo

[MicroMega, 9 dicembre 2022]

Da un lato politici e dirigenti che vogliono i docenti come “addestratori” e aspiranti piccoli manager, dall’altro i pedagogisti che li vogliono relegare al ruolo di intrattenitori-facilitatori. Non c’è davvero più posto per il docente che forma e istruisce gli alunni?

È del settembre scorso la pubblicazione del documento “La scuola che vogliamo” da parte dell’ANP (già Associazione Nazionale Presidi). La data di uscita non è casuale, poiché si tratta di un vero e proprio elenco di desiderata sulla scuola esplicitamente rivolto al nuovo governo che sarebbe uscito da lì a poco dalle elezioni politiche. Continua a leggere “ENRICO CAMPANELLI Il docente fra l’incudine dell’aziendalismo e il martello del pedagogismo”

Non ho mica l’anello al naso!

«Non ho mica l’anello al naso! è un’espressione un tempo diffusa ma ancor oggi riscontrabile nel linguaggio parlato che significa, sostanzialmente, «non puoi prendermi in giro facilmente!» e «non sono mica stupido!». Una frase come ce ne sono molte nell’armamentario della colloquialità e che fino non molto tempo fa era utilizzata anche in contesti giornalistici e letterari. Il modo di dire ha una storia amplissima, che ha le sue origini nella realtà contadina: e uso antichissimo, infatti, quello di forare con degli anelli di metallo le narici di animali di grossa taglia, come i bovini o, anche gli orsi ammaestrati, per condurli più docilmente. Il dolore provocato dall’anello una volta tirato è tale da convincere le bestie da lavoro o da intrattenimento a muoversi docilmente e a eseguire gli ordini del conduttore. Continua a leggere “Non ho mica l’anello al naso!”

GIOVANNI VERGA Lettera a Salvatore Farina

Prefazione a «L’amante di Gramigna»

Caro Farina, eccoti non un racconto, ma l’abbozzo di un racconto. Esso almeno avrà il merito di essere brevissimo, e di esser storico – un documento umano, come dicono oggi – interessante forse per te, e per tutti coloro che studiano nel gran libro del cuore. Io te lo ripeterò così come l’ho raccolto pei viottoli dei campi, press’a poco colle medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare, e tu veramente preferirai di trovarti faccia a faccia col fatto nudo e schietto, senza stare a cercarlo fra le linee del libro, attraverso la lente dello scrittore. Il semplice fatto umano farà pensare sempre; avrà sempre l’efficacia dell’essere stato, delle lagrime vere, delle febbri e delle sensazioni che sono passate per la carne. Il misterioso processo per cui le passioni si annodano Continua a leggere “GIOVANNI VERGA Lettera a Salvatore Farina”