FRANCESCO PETRARCA Chiare, fresche et dolci acque

Da «Rerum vulgarium fragmenta», 126

Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir’ mi rimembra)
a lei di fare al bel fiancho colonna;
herba et fior’ che la gonna
leggiadra ricoverse
co l’angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse:
date udïenzia insieme
a le dolenti mie parole extreme. Continua a leggere “FRANCESCO PETRARCA Chiare, fresche et dolci acque”

ENNIO FLAIANO Il viaggiatore scontento

Da «Le ombre bianche»

La chiesa davanti alla quale mi fermo è una costruzione neoclassica, ispirata al tempio della Fortuna virile, un po’ grossolana ma confortante per la familiarità che ha saputo assumere col tempo e che dà il tono giusto a tutta la piazza. Credo che sia il solo monumento di questo paese: tra le case vecchie e recenti spicca come un tentativo di architettura. Una corona d’alberi la circonda, lasciando libera solo la facciata che ha colonne di pietra, alte su una bella scalea, e un frontone con l’orologio. Guardando meglio vedo che un elemento guasta il quadro: un campanile di fattura recente, rivestito di pietra e con una strana apparecchiatura sulla cima, che è la croce, ma così estrosa che potrebbe sembrare l’antenna della televisione. Continua a leggere “ENNIO FLAIANO Il viaggiatore scontento”

GIANFRANCO RAGONA Esiste davvero un «pericolo anarchico»?

[«Volerelaluna. Talpa n. 31», 10 febbraio 2023]

In questi giorni la comunicazione e la politica si sono lanciate sul “caso Cospito” con un’enorme foga, pari soltanto alla generale approssimazione. Del resto, l’anarchismo non è un argomento di studi molto frequentato nelle Università e i media vi si dedicano prevalentemente alla ricerca di notizie ad effetto. I governi, poi, perseguono una linea di demonizzazione risalente agli albori dello Stato unitario.

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DAVIDE VIERO Contro-voto

[La nostra scuola, 22 ottobre 2022]

Abstract

Questo scritto si propone di analizzare il tentativo, portato avanti da certa pedagogia attuale, di eliminare il voto a scuola. L’analisi che qui svolgerò sarà mediata dallo sguardo storico e relata a molteplici dimensioni, dal momento che quella del voto appare (la si vuole far apparire) come una questione isolata, quando invece si relaziona in modo duplice alla sovrastruttura: da un lato la rivela e dall’altro contribuisce a crearla. Considerare il voto come un mero elemento irrelato può indurre ad abbassare i livelli di guardia e ad agire inconsapevolmente, facendoci portatori inconsapevoli di ideologia. Continua a leggere “DAVIDE VIERO Contro-voto”

Satira

Satura: «mescolanza» e «varietà»

Le origini del genere che i Romani chiamano satura sono piuttosto incerte e misteriose già per i dotti latini. II grammatico Diomede (IV secolo d.C.) proponeva quattro possibili etimologie della parola:

1. dal greco sàtyros, «satiro», figura mitologica tradizionalmente associata al genere teatrale del dramma satiresco greco (in cui dei satiri accompagnavano un’azione scenica scherzosa danzando, cantando e alternando la recitazione alla danza);

2. da satura lanx, un piatto misto di primizie offerte agli dei;

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BONAGIUNTA ORBICCIANI Tutto lo mondo si mantien per fiore

Tutto lo mondo si mantien per fiore:
se fior non fosse, frutto non seria;
(e) per lo fiore si mantene amore,
gioia e alegrezze, ch’è gran signoria.

E de la fior son fatto servidore,
sì di bon core che più non poria:
in fiore ho messo tutto ‘l meo valore;
si fiore mi falisse, ben moria.

Eo son fiorito, e vado più fiorendo;
in fiore ho posto tutto il mi’ diporto:
per fiore ag(g)io la vita certamente. Continua a leggere “BONAGIUNTA ORBICCIANI Tutto lo mondo si mantien per fiore”

FRANCESCO PETRARCA La venustà corporea è l’ultima delle bellezze

Da «Secretum», libro III

Francesco: Almeno questo (sia da ascrivere a gratitudine o a sciocchezza) non voglio tacere: che quel poco che mi vedi, sono per essa; né sarei mai giunto a questo grado, qual che si sia, di nominanza e di gloria, se la tenuissima semente di virtù, che la natura aveva sparso in questo patto, non avesse ella con nobilissimi sentimenti educata. Ella distolse l’animo mio giovinetto da ogni lordura, e lo ritrasse, come si dice, con l’uncino, e lo spinse a mirare in alto. Come non mi sarei trasformato secondo i costumi dell’amata? E per vero non si è trovato mai un maligno così mordace, che toccasse con lacerante dente la fama di lei Continua a leggere “FRANCESCO PETRARCA La venustà corporea è l’ultima delle bellezze”