Da «16 ottobre 1943»
La razzia si protrasse fino verso le 13. Quando fu la fine, per le vie del Ghetto non si vedeva più anima, vi regnava la desolazione della Gerusalemme di Geremia: quomodo sedet sola civitas… Tutta Roma era rimasta allibita. Negli altri quartieri, il rastrellamento si era svolto con la stessa procedura che nel Ghetto, ma naturalmente più alla spicciolata. La città era stata divisa in parecchi settori: per ciascuno era adibito un camion, che andava a fermarsi via via presso i portoni segnati sull’elenco. Di primo mattino, quando li trovavano ancora chiusi le ss se li facevano aprire da poliziotti italiani. Di solito un graduato rimaneva di guardia al camion, mentre due militi salivano nelle case. Se l’appartamento era di aspetto borghese agiato, per prima cosa quei militi si facevano indicare il telefono e ne strappavano i fili. Si racconta che in Prati un operaio, avendo notato una momentanea distrazione del graduato di guardia, saltò su un camion e a tutta velocità lo portò via con tutto il carico, che insperatamente si trovò liberato (però di questi miracolati non ci è riuscito personalmente di vederne nessuno).
Le ss che compirono questa razzia appartenevano a un reparto specializzato, giunto dal Nord la sera prima, all’insaputa di tutte le altre truppe tedesche di stanza a Roma. Non erano pratici della città, e non ebbero tempo di compiere sopraluoghi nei punti in cui dovevano operare, tanto è vero che uno dei reparti comandati al Ghetto si fermò sulla via del Mare ad aspettare dei passanti, rari in quell’ora mattutina, che gli indicassero dov’era via della Raganella (intendevano: della Reginella).
A taluni di quei giovanotti non sembrò vero di poter disporre di un automezzo, sia pure carico di ebrei razziati, per fare un po’ di giro turistico della città. Sicché, prima di raggiungere il luogo di concentramento, i disgraziati che stavano nell’interno dovettero subire le più capricciose peregrinazioni, sempre più incerti sul loro destino e, ad ogni nuova svolta, ad ogni nuova via che infilassero, assaliti da diverse e tutte inquietanti congetture. Naturalmente, la meta più ambita di quei turisti era piazza San Pietro, dove parecchi dei camion stazionarono a lungo. Mentre i tedeschi secernevano i wunderbar da costellarne il racconto che si riservavano di fare, in patria, a qualche Lili Marleen, dal di dentro dei veicoli si alzavano grida e invocazioni al papa, che intercedesse, che venisse in aiuto. Poi i camion ripartivano, e anche quell’ultima speranza era svanita.