Volpe

Nacque così la volpe, astuta e bugiarda, diffidente e insidiosa, vile e aggressiva, ma sempre girovaga, audace, estrosa.
Roman de Renart

Una volpe affamata, come vide dei grappoli d’uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi». Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.
Esopo

DANTE Degli occhi della mia donna si move

Dalle «Rime»

Degli occhi de la mia donna si move
un lume sì gentil, che dove appare
si veggion cose ch’uom non pò ritrare
per loro altezza e per lor esser nove:

e de’ suoi razzi sovra ’l meo cor piove
tanta paura, che mi fa tremare,
e dicer «Qui non voglio mai tornare»;
ma poscia perdo tutte le mie prove,

e tornomi colà dov’io son vinto,
riconfortando gli occhi paurusi,
che sentier prima questo gran valore.

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ALESSANDRO MANZONI L’abito non fa il monaco

Da «I promessi sposi», cap. 19

Chi, vedendo in un campo mal coltivato, un’erbaccia, per esempio un bel lapazio, volesse proprio sapere se sia venuto da un seme maturato nel campo stesso, o portatovi dal vento, o lasciatovi cader da un uccello, per quanto ci pensasse, non ne verrebbe mai a una conclusione. Così anche noi non sapremmo dire se dal fondo naturale del suo cervello, o dall’insinuazione d’Attilio, venisse al conte zio la risoluzione di servirsi del padre provinciale per troncare nella miglior maniera quel nodo imbrogliato. Certo è che Attilio non aveva detta a caso quella parola Continua a leggere “ALESSANDRO MANZONI L’abito non fa il monaco”

DANIELE BARNI La nuova questione della lingua: l’italiano e l’inglesorum

[MicroMega, 4 gennaio 2023]

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo alla XV Conferenza delle Ambasciatrici e degli Ambasciatori presso la Farnesina sull’invasione degli anglismi nella lingua italiana, si è rivolta ai combattenti di penna, di tastiera e di ugola con una parola d’ordine categorica e impegnativa per tutti: vincere l’inglesorum! E vinceremo!

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Naso

Unguentum dabo, quod meae puellae
donarunt Veneres Cupidinesque,
quod tu cum olfacies, deos rogabis,
totum ut te faciant, Fabulle, nasum.
Catullo

«Che fai?» mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
«Niente» le risposi, «mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino».
Mia moglie sorrise e disse:
«Credevo ti guardassi da che parte ti pende». Continua a leggere “Naso”

OTTIERO OTTIERI Io non posso impedire a nessuno di sperare

Da «Donnarumma all’assalto»

Scurisce, la sera, dopo l’uscita dal lavoro. Dal bivio sulla Statale una lunga strada scende a larghe curve, in mezzo a una specie di periferia, dentro Santa Maria. Per un tratto, alta sulla collina, domina e guarda la rocca del paese e il mare; ma di sera è buia, avendo solo i lumi del golfo all’orizzonte; panni appesi sono invisibili contro il cielo e i bambini stanno ammucchiati nell’ombra o fuggono davanti al motore come soffici macchie. Da che il comune ha istituito la circonvallazione, con l’idea di sveltire il traffico, per entrare in paese si devia a destra e si infila una stradina ripida che sbatte contra un passaggio a livello sempre chiuso. Quando finalmente il treno è passato Continua a leggere “OTTIERO OTTIERI Io non posso impedire a nessuno di sperare”

FLAVIO MARACCHIA Lettera agli alunni di ieri

[Da Gli opliti di Aristotele, 12 settembre 2023]

Non volevo mancare. Sono venuto all’ingresso del vostro primo giorno alle medie e vi ho visto entrare tutti col sorriso. È stato emozionante. A guardare nei vostri zaini sarebbe stato possibile trovarci curiosità, impazienza, sogni, e perché no, anche qualche briciola di timore, il bagaglio giusto per la nuova avventura che stava iniziando. Poi vi ho guardato varcare l’ingresso di quella scuola e mi sono sentito fiero di voi.

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