FILIPPOMARIA PONTANI Quel caos chiamato Scuola. Da una schiforma all’altra

«Il Fatto quotidiano», 26 aprile 2023

Il “liceo del made in Italy”, la mistica del “merito”, l’istruzione “professionalizzante” guidata dal “docente orientatore”, l’umiliazione dei ragazzi, la demonizzazione dei licei “inutili”, le circolari antistoriche… Al di là del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, come mai queste retoriche preoccupanti hanno preso così piede?
La risposta sta nel “prima”, nell’esasperazione prodotta da decenni di malgoverno della scuola pubblica: pedagogismi astrusi, burocratizzazione a oltranza, verticismo aziendalistico, omologazione tecnologica coi fichi secchi, proletarizzazione sociale dei docenti, concorrenza al ribasso tra istituti Continua a leggere “FILIPPOMARIA PONTANI Quel caos chiamato Scuola. Da una schiforma all’altra”

Bidè

– A Pasqua è venuto il prete benedirci la casa. Gliel’ho fatta vedere tutta. Quando è arrivato in quel posto ha detto che no, quel bidè si fa peccato usarlo!
– Il bide?
– II bidè, sicuro. Il nostro è ultimo tipo, non di quelli che ci hanno lo sciacquone, no. Il nostro bidè, ripete compiaciuto, è di quelli che hanno come una specie di rubinetto che proprio entra dentro. A me non me ne fa niente, alla mia donna nemmeno: peccato più peccato meno… ma è per i bambini, sa com’è! Il prete ci ha messo in guardia: dice che si possono prendere dei vizi…

Da Lucio Mastronardi, Il compleanno, in «L’assicuratore»

Scarpe

Avevo sfondato le scarpe… Oltre le ghette assortite ebbi un nuovo paio di calzature, di marca inglese, Broomfield, con suole sporgenti, a prova d’acqua, rinforzate. Fu scelta la misura doppia perché mi durassero almeno due anni… Lottavo molto risolutamente contro strizzoni e storte. Facevo scafandro, sui boulevards.
Louis-Ferdinand Céline, Morte a credito

Continua a leggere “Scarpe”

MILAN KUNDERA Berrò alla sua specie nella quale si fonde il meglio dell’animale e il peggio dell’uomo

Da Il falso autostop, in «Amori ridicoli»

«E allora, come si prenderà cura di me adesso?» chiese la ragazza con aria provocante.
«Che aperitivo vuole?».
La ragazza non era abituata agli alcolici; al massimo beveva del vino e le piaceva il vermut. Ora però disse apposta: «Una vodka».
«Ottimo» disse il giovane. «Spero che non mi si ubriacherà»
«E se anche fosse?» disse la ragazza.
Il giovane non rispose, chiamò il cameriere e ordinò due vodke e bistecche per cena. Dopo un po’ il cameriere portò un vassoio con due bicchierini e li poggiò davanti a loro. Continua a leggere “MILAN KUNDERA Berrò alla sua specie nella quale si fonde il meglio dell’animale e il peggio dell’uomo”

Università del crimine

La storia è la scienza del contesto cit.

Una prof universitaria, venuta per orientare le e gli studenti, chiede a tutti se hanno già deciso cosa faranno dopo il liceo. Intervengo per dire che se tornassi indietro mi iscriverei all’università del crimine. Stupita chiede: vorrebbe fare dei reati? Assassinare delle persone? No, niente omicidi, però mettiamo che voglio cominciare a confezionare dei soldi falsi, io personalmente non saprei nemmeno da che parte cominciare. Continua a leggere “Università del crimine”

ANDREA BATTISTINI Dantedì, ecco perché Dante è vivo e ci racconta il futuro

[Corriere della sera, 20 marzo 2020]

Il poema dantesco, benché dotato di uno spessore culturale impressionante, che ha affaticato e affatica la critica accademica di ogni tempo, continua a parlare a tutti e a essere il libro meno libresco di ogni altro. Nessuno può pensare all’Inferno e al Purgatorio (meno il Paradiso, terreno privilegiato per l’ingegno dei dotti) in un modo diverso da quello che si è inventato Dante che con il potere metamorfico della fantasia ha rivestito di realtà un mondo immaginario. E lo ha fatto trasfigurando con la poesia leggende popolari, visioni, superstizioni, rozze figurazioni di cantastorie, assecondando il gusto per il grottesco, per il mostruoso, per il magico, per il sorprendente. Continua a leggere “ANDREA BATTISTINI Dantedì, ecco perché Dante è vivo e ci racconta il futuro”

Ne(g)ri

Le più potenti leve nella vita del Negro sono l’ubriachezza, il giuoco, i piaceri lascivi e gli ornamenti corporali.
Filippo Manetta, La razza negra nel suo stato selvaggio in Africa (1864)

Uomo che abita diverse parti della terra, dal Tropico del Cancro al Tropico del Capricorno. L’africa non ha altri abitanti a parte i neri. Non solo il colore, ma anche le fattezze li distinguono dagli altri uomini: nasi grossi e piatti, labbra carnose e lana al posto dei capelli. Sembrano costituire una nuova specie di umanità. Se ci si sposta dall’Equatore verso l’Antartide la pelle nera non si schiarisce ma la bruttezza resta invariata: lì troviamo questo stesso popolo malvagio che abita il Meridiano africano.
Pierre Mignard, detto M. Le Romain, Negro, in «Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e del mestieri»

Il negro incarna l’uomo allo stato di natura in tutta la sua selvatichezza e sfrenatezza. Se vogliamo farci di lui un’idea corretta, dobbiamo fare astrazione da qualsiasi nozione di rispetto, di morale, da tutto ciò che va sotto il nome di sentimento.
Georg Wilhelm Friedrich Hegel, L’Africa, in Lezioni di filosofia della storia

Comparato con la razza d’Europa il negro appare meno inclinato ad un lavoro pesante e continuo, egli è in un certo senso più influenzabile dell’europeo dalle immediate espressioni dei sensi, e sulla base della natura della presente esperienza appare vacillante continuamente tra l’indifferenza e la depressione senza speranza.
Guido Landra, «La difesa della razza», 20 aprile 1939

FRANCESCO PETRARCA Movesi il vecchierel canuto et biancho

Da «Rerum vulgarium fragmenta», 16

Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov’à sua età fornita
et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco;

indi trahendo poi l’antiquo fianco
per l’extreme giornate di sua vita,
quanto piú pò, col buon voler s’aita,
rotto dagli anni, et dal camino stanco;

et viene a Roma, seguendo ’l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lassú nel ciel vedere spera: Continua a leggere “FRANCESCO PETRARCA Movesi il vecchierel canuto et biancho”