Congiuntivo

Il congiuntivo. Senza il congiuntivo metà dei problemi grammaticali degli studenti fossero risolti. Nessun parruccone potesse pontificare sui congiuntivi sbagliati. L’italiano fosse diventato più lineare e più immediato. Vogliate confrontare quanto è migliore una formulazione come io penso che tu sei un imbecille rispetto a quella sinuosa e surrettizia che reciti io pensi che tu sia un imbecille. L’avessi detto, ma è come non l’ho detto. E quantunque in questa stanza c’è pieno di aria fritta, rispetto a sia piena di aria fritta. Sia stata piena o non sia stata piena? Sia piena, sì, ma sia un discorso soggettivo, qualcuno lo pensi, il congiuntivo metta una distanza che non sia naturale. Abolissimo il congiuntivo, verbo non democratico e frustrante, poi passassimo al condizionale, poi all’indicativo, cosicché comunicassimo solo con gli emoji.

Canovacci

Ciò che è impegnativo crea la possibilità del fallimento, il fallimento crea frustrazione, un fallimento dopo l’altro crea frustrazione cronica, che opprime la curiosità e di conseguenza dissecca la sete di apprendere. Per questo io sto proponendo agli studenti di fare dei canovacci, tutto si può stringere in una paginetta, un abstract, una figura con una didascalia, una nota a piè di pagina, lo spunto per uno spunto, lo schizzo da cui si può intravedere l’impronta dello studente, o per lo meno la sua capacità di pescare informazioni, l’abilità nel copia-incolla, che è la prima competenza del cittadino consapevole del futuro futuribile.

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LUIGI PIRANDELLO Non si può vivere davanti a uno specchio

Da «Uno, nessuno e centomila»

Non mi restava per il momento che Anna Rosa, la compagnia ch’ella voleva le tenessi durante la sua infermità.
– Se ne stava a letto, col piede fasciatole diceva che non se ne sarebbe alzata più, se, come ancora i medici temevano, fosse rimasta zoppa.
Il pallore e il languore della lunga degenza le avevano conferito una grazia nuova, in contrasto con quella di prima. La luce degli occhi le si era fatta più intensa, quasi cupa. Diceva di non poter dormire. L’odore dei suoi capelli densi, neri, un po’ ricciuti e aridi, quando la mattina se li trovava sciolti e arruffati sul guanciale, la soffocava. Se non era per il ribrezzo delle mani d’un parrucchiere sul suo capo, se li sarebbe fatti tagliare. Continua a leggere “LUIGI PIRANDELLO Non si può vivere davanti a uno specchio”

Manicomio

Matto (agg.) – Affetto da un alto grado di indipendenza intellettuale; non conforme ai modelli di pensiero, parola e azione, che la maggioranza ricava dallo studio di se stessa. In poche parole, diverso dagli altri.
Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo

Il manicomio è senz’altro un’istituzione falsa, una di quelle istituzioni che, create sotto l’egida della fratellanza e della comprensione umana, altro non servono che a scaricare gli istinti sadici dell’uomo.

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MATTEO ZENONI Attraversare «Satura». Un percorso di lettura per il quinto anno

Da La scuola e noi, 13 novembre 2023

Montale a scuola: una lettura cristallizzata

Confinata nelle ultime settimane della classe quinta, approdo conclusivo di un percorso che, a marce forzate, da Leopardi (o Verga, se si considerano gli Istituti tecnici e professionali) conduce alla letteratura del secondo dopoguerra, Satura è considerata una propaggine minore del Montale più noto, degli Ossi di seppia, e di quello difficile e tragico delle Occasioni e de La bufera e altro. Le scelte antologiche, ancora importanti per orientare gli itinerari di apprendimento dei docenti, si attestano per Satura su proposte ormai cristallizzate Continua a leggere “MATTEO ZENONI Attraversare «Satura». Un percorso di lettura per il quinto anno”

LUCA MALGIOGLIO Insegnare senza insegnare? L’attualità della scuola e qualche riflessione di Gert Biesta

[La nostra scuola, 2 agosto 2023]

La questione del reclutamento/formazione degli insegnanti è cruciale; ed è cruciale anche perché, a seconda di come viene affrontata, per essa può passare il tentativo di trasformare gli insegnanti in passivi esecutori delle direttive di una buro-pedagogia astratta, impersonale e standardizzata.

Per evitare questo snaturamento, bisognerebbe partire da due domande, tra loro connesse: che cosa chiedono davvero, oltre le apparenze, gli studenti agli insegnanti? O meglio: di cosa hanno bisogno gli studenti? E poi: chi è l’insegnante, qual è la sua identità umana e professionale?

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ATTILIO BERTOLUCCI Emilia

Emilia, ormai scurisce il tuo frumento
e il papavero esce a fare il bullo
e le viti mettono tenere ricci
e la sera i biancospini illuminano le stradette
dove non passano che tante biciclette.
Emilia, ormai le tue donne fioriscono le contrade
di nuove toilettes, e le rose rosse nei giardini
ascoltano quei pazzi usignoli querelarsi
senza ragione, come i soprani nelle opere.
La primavera era di una malinconia Continua a leggere “ATTILIO BERTOLUCCI Emilia”