RACHEL GUTMAN-WEI Scrivere a mano è un’arte

[«The Atlantic», 11 luglio 2023, tradotto da Internazionale, 12 agosto 2023]

Poiché sono una scrittrice, e poiché sono un’accumulatrice compulsiva, il mio appartamento è disseminato di taccuini che contengono un miscuglio di annotazioni ed elaborati scolastici. Molte pagine non hanno data, ma io posso dire a quale periodo della mia vita corrispondono semplicemente guardando la calligrafia. Nei primi scritti, quando ero alle elementari, la mia grafia era spigolosa, frastagliata; persino le “e” presentavano angoli acuti. Alle medie, quando volevo essere più femminile (e stavo comunque fallendo), scrivevo lettere più tondeggianti, ogni curva era una bolla pronta a scoppiare. Al liceo, quando era giunto il momento di prendere sul serio l’iscrizione all’università, ho adottato il corsivo, snello e controllato.

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ELIO PAGLIARANI Due temi svolti

Dalle «Cronache» (1947-1953)

I

Adesso studio nelle commerciali
ma da grande farò lo spazzino
all’aperto, perché ci voglio bene, a Milano
e le strade voglio pulire
e mi piacciono tanto le tute
e darò una mano all’agente
se una coppia calpesta il giardino
e picchierò i bambini che saltano
perché mi ricordo mio nonno
che non voleva vedermi giocare
contento: «i bambini devono piangere
gli uomini lavorare».

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Come difendere la scuola della Costituzione (vademecum)

[Da Cobas Scuola Palermo, 30 agosto 2023]

DIFENDIAMO LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE

COME AGIRE NEGLI ORGANI COLLEGIALI

Quando i Padri Costituenti scrissero l’art. 33 “L’arte e la scienza sono libere, e libero ne è l’insegnamento”, avevano chiarissimo il ruolo decisivo che la scuola aveva avuto nella fascistizzazione della società italiana; con questo articolo non consegnavano un’individuale libertà al/la docente come lavoratore/trice, ma ponevano il pluralismo e la libertà di insegnamento a garanzia della democrazia di un’intera società: principale obiettivo e responsabilità del/la docente.

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Candidato

(s.m.) – 1. Chi, su richiesta degli amici, acconsente con riluttanza a sacrificare i suoi interessi privati per il bene pubblico. Questa parola ha la stessa radice di «candido» e «candito», e originariamente significava bianco. In un primo tempo si era avanzata l’ipotesi che si trattasse di un’allusione al sistema ateniese di conferire un incarico per mezzo di una pallina bianca, ma successivamente le ricerche di quell’eminente filologo che è il professor Ned Townsend hanno dimostrato che la parola deriva dall’antico costume secondo il quale l’aspirante a cariche politiche distribuiva dolciumi. 2. Un gentiluomo troppo modesto per accettare gli onori della vita privata e che ricerca con ostinazione la confortevole oscurità dei pubblici uffici.

Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo

vedi anche Elezioni

CRISTINA TORRES CÁCERES Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima

Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma.
Se non ti dico che vado a cena. Se domani, il taxi non appare.

Forse sono avvolta nelle lenzuola di un hotel, su una strada o in una borsa nera (Mara, Micaela, Majo, Mariana).
Forse sono in una valigia o mi sono persa sulla spiaggia (Emily, Shirley).
Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata (Luz Marina).
Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata (Arlette).
Mamita, non piangere se scopri che mi hanno impalata (Lucia).
Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato, che erano i miei vestiti, l’alcool nel sangue.

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CARLA CASTELLI – CARLO LOIODICE 11 marzo 1977. Canzone per Francesco

Ricordate quel giorno a Bologna
Era tempo di occupazioni
Istituto di Anatomia
Caricò a freddo la polizia

Altra gente frattanto arrivava
Si sentiva già un’aria cattiva
Pugni in tasca e pugni levati
Contro i mitra e i fucili spianati. Continua a leggere “CARLA CASTELLI – CARLO LOIODICE 11 marzo 1977. Canzone per Francesco”

ROBERTO CONTU Ancora sulla lezione frontale

[La scuola e noi, 6 novembre 2023]

Il racconto di una propria esperienza in classe, per intervenire nel discorso pubblico sulla scuola, è sempre un porsi in posizione debole. Lo è perché si assume il rischio della parzialità del proprio particolare per dire dell’universale, perché vanno tenute a bada le insidie dell’individualismo (a partire dalla tentazione dei narcisismi), perché in fondo resterà sempre un’approssimazione dell’esperienza vissuta. Ma per quanto vada dichiarato il limite di tale punto di vista, con la stessa onestà andrebbe detto quanto sia esperienza comune, nel tempo dei grandi proclami e delle grandi semplificazioni, il percepire da chi è dentro la classe l’irrealtà di troppi universali nel discorso pubblico sulla scuola Continua a leggere “ROBERTO CONTU Ancora sulla lezione frontale”

EDWARD W. SAID Lettera aperta agli intellettuali ebrei americani

«MicroMega», 3, 2024

Nel 1989. lo studioso palestinese americano Edward W. Said scrisse una lettera aperta ai suoi colleghi ebrei, invitandoli a prendere posizione contro gli abusi di Israele nei confronti dei palestinesi. Ritenne tuttavia di non pubblicarla, perché troppo incendiaria. Inedita fino al 2022, quando è stata pubblicata sulla rivista statunitense «Jewish Currents»

Ho sentito spesso il rabbino Arthur Hertzberg (1) dire che per gli ebrei americani la causa di Israele è una sorta di religione laica. Continua a leggere “EDWARD W. SAID Lettera aperta agli intellettuali ebrei americani”

ATHENA FARROKHZAD La mia famiglia giunse qui con una visione marxista

Da «Suite bianca» (2013)

La mia famiglia giunse qui con una visione marxista

Mia madre riempì subito la casa di folletti ornamentali
Pesò i pro e i contro dell’albero di Natale in plastica
come se fosse problema suo

Di giorno distingueva tra vocali lunghe e brevi
come se il suono che usciva dalla sua bocca
potesse lavarle via l’olio d’oliva dalla pelle

Mia madre colava candeggina attraverso la sintassi
Dall’altro lato della punteggiatura le sillabe le divennero
più bianche di un inverno polare Continua a leggere “ATHENA FARROKHZAD La mia famiglia giunse qui con una visione marxista”

LUIGI PIRANDELLO Una mano che gira la manovella

«Quaderni di Serafino Gubbio operatore», II, 1

Soddisfo, scrivendo, a un bisogno di sfogo, prepotente. Scarico la mia professionale impassibilità e mi vendico, anche; e con me vendico tanti, condannati come me a non esser altro, che una mano che gira una manovella.
Questo doveva avvenire, e questo è finalmente avvenuto!
L’uomo che prima, poeta, deificava i suoi sentimenti e li adorava, buttati via i sentimenti, ingombro non solo inutile ma anche dannoso, e divenuto saggio e industre, s’è messo a fabbricar di ferro, d’acciajo le sue nuove divinità ed è diventato servo e schiavo di esse. Continua a leggere “LUIGI PIRANDELLO Una mano che gira la manovella”