LAURA BALDELLI L’imperialismo culturale e la controriforma permanente della scuola (su «La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra» di Luca Cangemi e altri)

La bottega del Barbieri, 9 dicembre 2025

Fresco di stampa è uscito ad ottobre, per le edizioni di Marx-Ventuno, La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra, raccolta di saggi curata dal compagno Luca Cangemi, lui stesso autore assieme a Ferdinando Dubla, Lucia Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa, autori che rappresentano la nostra scuola militante, anche se i media ignorano tutto ciò che riguarda il sistema d’istruzione e le conseguenze di tutte le controriforme perpetrate negli ultimi decenni nell’indifferenza generale.

Gli otto saggi sono un’analisi accurata e documentata sulla trasformazione della nostra scuola, nata dalla Resistenza e costruita sui principi della Costituzione, nello strumento più potente del tecno-capitalismo della sorveglianza, che ha visto da Luigi Berlinguer in poi una controriforma permanente in ogni ordine e grado d’istruzione, comprese l’università e la ricerca.

E questo approccio critico storico-politico è materia del primo saggio del volume, scritto da Luca Cangemi che ripercorre tutte “le controriforme”, un’analisi che ricostruisce il filo conduttore dell’assalto alla scuola pubblica da parte del capitalismo neoliberal, affinché si trasformasse sempre più in una scuola funzionale al mercato.

Le abiure degli ex comunisti e le scelte neoliberiste dei governi di sinistra hanno costruito in nome dell’Ue dei banchieri, della finanza e della Nato una scuola serva dell’impresa ed oggi purtroppo strumento del capitalismo armato. E della scuola snaturata dall’ideologia neoliberista negli ultimi trent’anni ne tratta accuratamente Lucia Capuana, che focalizza il suo intervento sui vari trattati dell’Unione europea, i dettami dell’Ocse-Pisa, rievocando anche i profetici avvertimenti di Piero Calamandrei, di Norberto Bobbio e di Federico Caffè.

Anche per questo il nostro Paese non è cresciuto culturalmente, nonostante le buone leggi approvate, durante la proficua stagione delle conquiste dei diritti sociali negli anni ’70, che non hanno avuto il necessario sostegno economico e culturale. E questo imbarbarimento culturale, avvenuto anche attraverso la pervasiva mistificazione delle parole, che hanno modificano la realtà con una penetrante propaganda, ci ha condotto, privi di consapevolezza, verso un capitalismo senza democrazia, perché la democrazia è nemica della libertà economica, come disse Nancy MacLean.

Di assoluta importanza è saggio n°6 scritto da Antonio Mazzeo, che ricostruisce tutti i passaggi storici della pericolosa entrata delle forze armate nelle scuole, fin dai tempi della ministra Pinotti, spianando la strada ai governi di centro-destra, fino ad oggi, che con i fascisti al governo, il capitalismo della sorveglianza è anche un capitalismo armato, che ha bisogno ancora una volta di carne da macello: i nuovi proletari-tecnologici. Infatti è in corso l’indottrinamento della cultura della difesa per militarizzazione della scuola e della società, che ricorda il modello israeliano.

Marina Boscaino scrive dei pericoli dell’autonomia differenziata, la legge Calderoli, che minaccia il principio di eguaglianza costituzionale, le cui premesse iniziarono con il centro sinistra in pieno governo Prodi con la riforma “Federalismo a Costituzione invariata”, legge n° 59/1997, che per essere attuata fu necessaria la riforma del titolo V della Costituzione con la legge n° 3/2001, opera del governo Berlusconi II, che riconobbe le autonomie locali, quali enti esponenziali preesistenti alla forma della Repubblica.
In questo modo fu riconosciuta alle Regioni l’autonomia legislativa. L’autrice sottolinea quanto questa legge, che ha avuto un lungo percorso preparatorio, possa minare l’unicità della Scuola della Repubblica, a favore della scuola delle regioni e dei loro rapaci governatori, con diversi sistemi scolastici, subordinati alla ricchezza dei territori ed in barba al principio di sussidiarietà.
Marina Boscaino racconta anche di una lunga ed estenuante lotta dei “Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della repubblica, l’uguaglianza dei diritti”una militanza autofinanziata che ha lavorato faticosamente e pazientemente per informare quanto l’autonomia differenziata sia una deriva pericolosa e quanto possa condurre anche verso una privatizzazione della scuola, come è accaduto per la sanità pubblica. L’attacco del neoliberismo alle grandi conquiste democratiche del diritto universale alla salute e allo studio è ormai palese, solo gli sciocchi non lo vogliono vedere.

Perché un attacco così grande alla scuola? Perché è un organo vitale della democrazia, un lusso che il capitalismo della sorveglianza non può permettersi.

A questo proposito Rossella Latempa ci delucida sulle prove Invalsi, una vera e propria sorveglianza digitale, che in circa vent’anni hanno costruito l’impalcatura su cui si regge la scuola del neoliberismo basata sull’idea di capitale umano e sul principio di concorrenza. Un saggio dettagliato, ricco di dati e di riferimenti culturali, che lo valorizzano come una vera e propria ricerca scientifica, smontando il castello d’ipocrisie del metodo di valutazione Invalsi.

Sul piano culturale il testo di Pina La Valle è di grande attualità e necessità , in quanto è una importante riflessione che riguarda la questione di genere, come categoria di analisi che sottolinea l’importanza degli aspetti sociali e culturali, intesa come relazioni sociali e modi con cui si esprimono i rapporti di potere nella costruzione della differenza.
Questo nuovo approccio e chiave di lettura incontra molte resistenze politiche e religiose, soprattutto quando si parla di donne come soggetti di Storia, che implica necessariamente rivedere i tanti stereotipi disseminati tra le discipline scolastiche e la cultura dominante; l’educazione ne è direttamente coinvolta e gli ostacoli diventano insormontabili soprattutto con un ministro come Valditara, che ci riporta a valori e modelli arcaici, patriarcali e guerrafondai.

Non poteva mancare tra i saggi un’attenzione al cronico problema del precariato nella scuola, un danno non solo ai docenti, ma alla scuola tutta e Francesco Cori ripercorre le odissee tra i perversi meccanismi burocratici, nonché dispendiosi, degli uffici scolastici e dei dirigenti scolastici, pedine efficienti di un sistema che umilia la professionalità dei docenti.

La parte più affascinante, che è la speranza su cui ricostruire la lotta, è quella dedicata alla pedagogia del Marxismo, scritta da Ferdinando Dubla, una lectio magistralis di pedagogia che spazia da L’Alternativa pedagogica di Antonio Gramsci, alla pedagogia come rapporto tra felicità e futuro di Lukàcs, ai grandi pedagogisti sovietici Nadezda Konstantinovna Krupskaja e Anton Semenovic Makarenko, ideatori della pedagogia della rivoluzione leninista, ovvero la pedagogia della prassi, che noi abbiamo conosciuto grazie ad Antonio Labriola e a Dina Bertoni Jovine.

Davvero una meraviglia rievocare la straordinaria rivista del Pci, Riforma della scuola, in cui scrivevano Lucio Lombardo Radice, Mario Alighiero Manacorda, Carlo Bernardini.
Un ricordo di una grande stagione per la pedagogia italiana, di cui Dubla evoca i grandi maestri Bruno Ciari, Mario Lodi e Gianni Rodari e il Movimento di Cooperazione Educativa, l’Mce, e che chiama intellettuali-artigiani; senza dimenticare Paulo Freire e il suo Pedagogia degli oppressi, un testo-guida per noi docenti comunisti.
Freire parlava di coscienzalizzazione e a questo noi dovremmo tornare per combattere le nuove terribili sfide del tecno-capitalismo della sorveglianza, perché l’imperialismo, prima che politico-militare, è culturale. Noi comunisti possediamo l’eredità di un grande patrimonio pedagogico, teorico e sperimentato sul campo da tanti maestri, che abbiamo dimenticato, che va invece riscoperto per riappropriarcene al fine di costruire la futura umanità e la futura società.
Questo volume, non è solo una preziosa analisi, è un documento ed un programma politico. Leggetelo!

Recensione tratta da «Futura Società. Giornale per l’unità dei comunisti»