SALLY ROONEY La differenza fra verità e bugia è complicata

Da «Intermezzo»

Ivan ha ricevuto un messaggio da Sylvia, che gli chiedeva gli andava di prendere un caffè con lei, e lui ha risposto all’istante, nel giro di neanche un minuto, dicendo di sì. Si sono incontrati vicino al college e hanno fatto una passeggiata insieme, bevendo un caffè, parlando, e lui si è sentito di nuovo bene in sua compagnia. Loro due si piacevano molto, si piacevano e si rispettavano, e lei non ficcava il naso nella sua vita e non tirava fuori argomenti imbarazzanti. Gli ha chiesto invece se poteva spiegarle un problema di logica, e lui ha detto che sì, certo. Il problema riguardava un mentitore che mente sempre, e il mentitore dice: Tutti i miei cappelli sono verdi.
Ora, possiamo concluderne che ha dei cappelli? ha chiesto Sylvia. O potrebbe non averne nessuno?
Ivan le ha spiegato che era un problema classico della logica formale. Andrebbe espresso in forma condizionale, ha detto. Dire «tutti i miei cappelli sono verdi» è come dire «per quanto riguarda tutti i cappelli, se sono miei, allora sono verdi». E se non ci sono cappelli che soddisfano la condizione di essere miei, allora non può essere una bugia dire che sono verdi. Qualunque cosa to dica sui cappelli sarebbe vera, perché non esistono. Si chiama verità vuota. Quindi si, se il mentitore dice «tutti i miei cappelli sono verdi» deve per forza avere dei cappelli, altrimenti non sarebbe una bugia.
Prontamente Sylvia ha ribattuto: Quindi, se io dicessi «tutte le mie sorelle sono qui», sarebbe vero? Dato che non ho sorelle.
Ivan ha confermato che sì, sarebbe stato vero, ma solo in modo vuoto, e ha ribadito il concetto di verità vuota, da non confondersi con un enunciato significativamente vero.
E se dicessi «mia sorella è qui»? Un’unica sorella, che però non esiste?
A quel punto anche Ivan ha esitato. Hm, ha detto, in questo caso penso che sarebbe un enunciato falso. Perché non si tratta di un enunciato condizionale se x allora y. Stai fornendo quella che viene chiamata descrizione definita. Dal punto di vista logico, è diverso. Se dici «mia sorella è qui» stai dicendo che «esiste una persona che è mia sorella» e che «quella persona è qui». Quindi se la premessa non è vera l’intero enunciato è falso.
Sylvia aveva un’espressione innocente e interessata. Se mi invento una sola sorella l’enunciato è falso? gli ha chiesto. Ma se ne invento più d’una diventa vero?
A quel punto Ivan si stava accigliando, sentiva la fronte che si aggrottava. Un enunciato universale e condizionale, ha ripetuto. Con l’esempio delle sorelle forse è diverso. Ma no. Se si tratta di un’unica sorella non esistente, mi sembra che sì, sarebbe una bugia, se l’enunciato viene formalizzato secondo la logica. Ma un enunciato universale, che riguardi tutte le tue sorelle non esistenti… non so. Sembra non aver senso che uno possa essere vero e l’altro no, ti pare?
Ora Sylvia aveva un accenno di sorriso, un po’ malizioso. No, ha detto, a me sembra di no. Ma io, naturalmente, non sono una matematica.
Ivan ha detto che avrebbe riflettuto sul problema e poi le avrebbe fatto sapere. E in effetti più tardi ha cercato di rifletterci, ma non ha trovato niente di utile. Se il mentitore dice che tutti i suoi cappelli sono verdi, significa che ha dei cappelli. Assodato. Ma se il mentitore dice che «il suo cappello» è verde, questo significa che deve avere un cappello? Sì, in base alla stessa logica: non può essere un enunciato falso se lui non ha cappelli. Questo implica che se non hai una figlia e dici «tutte le mie figlie mi stanno aspettando» non è una bugia? Puoi sostenere di star dicendo una verità, per quanto vuota? E se invece si tratta di una sola figlia? Ma perché dovrebbe essere diverso? La cosa dimostra, pensa Ivan, che la differenza fra verità e bugia è complicata. Pensi di star facendo combaciare il linguaggio col mondo in un certo modo, come un bambino che gioca a inserire la sagoma giusta nello spazio giusto. Ma a volte ti rendi conto che si tratta di un falso quadro. Il linguaggio non combacia col mondo allo stesso modo in cui una sagoma combacia con uno spazio. Di fatto, la realtà è una cosa e il linguaggio un’altra. Bisogna solo rassegnarsi a non pensarci troppo.