MicroMega, 17 gennaio 2025
Due avvenimenti recenti hanno ribadito quanto (poco) questo governo ha a cuore l’educazione sessuale e il contrasto alla violenza di genere.
L’8 gennaio scorso due avvenimenti hanno messo in chiaro quanto (poco) questo governo ha a cuore tutto il discorso sull’educazione sessuale, la lotta agli stereotipi di genere, il contrasto alla violenza maschile contro le donne.
Prima di tutto quel giorno il Ministero dell’Istruzione e la Fondazione Giulia Cecchettin hanno firmato il Protocollo d’intesa per “azioni condivise per prevenire ogni forma di violenza sulle donne attraverso il contrasto a stereotipi e discriminazioni di genere” che istituisce una “collaborazione volta alla definizione di progettualità per supportare le studentesse e studenti delle scuole di ogni ordine e grado: ad affermare la cultura del rispetto verso ogni persona e, in particolare, del rispetto verso le donne; ad affrontare e superare le criticità nelle relazioni di genere, sia nel contesto scolastico che in quello esterno; a contrastare ogni forma di violenza di genere, in particolare quella maschile sulle donne; a valorizzare relazioni paritarie e promuovere la capacità di gestire i conflitti in modo costruttivo e non violento; a trasmettere il valore del rispetto per ogni essere umano, della vita, della libertà e dell’autodeterminazione”.
Una bella notizia, peccato che per tutti questi buoni propositi il Ministero abbia intenzione di investire… zero. All’ultimo punto si legge infatti che “dall’attuazione del Protocollo e delle relative attività non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del Ministero dell’Istruzione e delle Istituzioni scolastiche coinvolte”.
Ma le criticità non finiscono qui. Come rileva la rete di associazioni riunita in Educare alle differenze, il Protocollo “elude il problema”: i femminicidi infatti “non sono conflitti finiti male, sono l’esito del sistema patriarcale ed eterosessista la cui esistenza è negata dallo stesso Valditara” (il riferimento è alle parole pronunciate dal ministro in occasione dell’inaugurazione della Fondazione Cecchettin, nel novembre scorso, quando ha dichiarato che “il patriarcato” non esiste più, perché “come fenomeno giuridico è finito con la riforma del diritto di famiglia del 1975”).
“Nel testo – prosegue Educare alle differenze – non si affronta il cuore del problema, come non si parla neanche una volta di omolesbobitransfobia, che condivide la stessa matrice con la violenza maschile contro le donne”. Si tratta inoltre di “un accordo in cui il ministro ancora una volta misconosce il lavoro che da anni portano avanti le realtà impegnate sul campo: non interpellando né dando un ruolo ai centri antiviolenza e alle tante associazioni che si occupano di prevenzione primaria”. Insomma, “un’operazione di facciata, che non stanzia fondi né tanto meno propone iniziative sistematiche e strutturali per operare un cambiamento reale. Il ministro fa un uso colpevole e strumentale del corpo delle vittime di femminicidio, ripulendosi la faccia con il loro nome mentre lui e questo governo continuano a sostenere ideologie sessiste, razziste e transfobiche, portando avanti politiche discriminatorie e repressive ferocissime. Tutte si ritrovano nella scuola in tanti modi”, conclude la rete: “Si mette il bavaglio al corpo docente, si criminalizzano le lotte studentesche, si disciplina il corpo delle persone studenti, si nega la matrice che fonda tutte le violenze di genere”.
Il secondo avvenimento che ha confermato, per chi nutrisse ancora qualche dubbio, che al governo della questione educazione sessuale e lotta alla violenza contro le donne non importa assolutamente nulla riguarda un punto della legge di bilancio.
In manovra, all’articolo 1 comma 578, si legge di un incremento di 500.000 euro per l’anno 2025 del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, al fine di promuovere interventi educativi e corsi di informazione e prevenzione nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, relativamente alle tematiche della salute sessuale e dell’educazione sessuale e affettiva (comma che si deve a un emendamento di Riccardo Magi, segretario di +Europa).
Anche in questo caso: una bella notizia, peccato che durante il question time alla Camera dell’8 gennaio, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, in totale spregio della volontà delle Camere, abbia specificato che “i 500 mila euro stanziati dalla legge di bilancio per promuovere corsi di educazione sessuale ed affettiva, saranno invece utilizzati per formare gli insegnanti delle scuole medie e superiori sui temi della prevenzione delle infertilità”.
Ora, fertilità e infertilità costituiscono senz’altro un tema importante, da portare all’attenzione dell’opinione pubblica, considerato che a riguardo c’è una grandissima ignoranza. I ginecologi non ne parlano se non nella migliore (?) delle ipotesi quando è quasi troppo tardi, per dirti (a volte in malo modo) che è tempo di darsi una svegliata e il discorso che più ci si avvicina è rappresentato dalle domande di amici e parenti che cominciano a piombarti addosso arrivata a una certa età.
Detto ciò, per ragazzi e ragazze delle scuole secondarie di primo e secondo grado lasciati a digiuno di qualsivoglia formazione in materia di malattie sessualmente trasmissibili e di prevenzione di gravidanze indesiderate, certamente non è la priorità.
Si tratta, ancora una volta, di una scelta ideologica, che va incontro ai desiderata di tutto quel mondo cattolico tradizionalista che da sempre si oppone all’educazione sessuale nelle scuole. A prendere parola nelle ultime settimane era stata in particolare Pro-vita & Famiglia intimando alla politica di “togliere le mani dalle mutande dei nostri figli” e definendo l’emendamento di Magi come “un cedimento gravissimo della maggioranza di centrodestra all’isteria abortista dei collettivi trans-femministi e alle teorie terrapiattiste sul genere fluido del movimento lgbtq”. Mentre il portavoce del Family Day, Massimo Gandolfini, che ricopre anche il ruolo di consulente del governo, aveva espresso “sconcerto” rifiutando “colonizzazioni ideologiche nelle scuole”.
L’unica colonizzazione ideologica consentita è la loro. Non a caso questi fondi saranno dirottati su una questione tanto cara al mondo cattolico (e alla destra): fertilità e infertilità vanno infatti a braccetto con la questione della natalità, talmente centrale anche per il governo da aver modificato, appena insediatosi, il nome del Ministero guidato da Eugenia Roccella in Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità.