Punto esclamativo

Rumoroso. Isterico. Arrogante. Il selfie della grammatica. Il punto esclamativo attira su di sé un’enorme (e ingiustificata) quantità di improperi per la sua sfacciata pretesa di rappresentare emozioni che alcune anime poco gentili considerano egocentriche. Siamo diventati sospettosi dei sentimenti, soprattutto di quelli grandi, che hanno bisogno dell’eruzione di un ! per sfogarsi. Questa tendenza è cominciata intorno al 1900, quando la modernità è diventata sinonimo di funzionalità e di linee dritte e pulite (come testimoniano le rigorose scatole degli edifici del Bauhaus) in opposizione alla vena extra della sensibilità vittoriana o alle frivole e giocose decorazioni del rinascimento.

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PRIMO LEVI Buna

Da «Ad ora incerta»

Piedi piagati e terra maledetta,
Lunga la schiera nei grigi mattini.
Fuma la Buna dai mille camini,
Un giorno come ogni giorno ci aspetta.
Terribili nell’alba le sirene:
«Voi moltitudine dai visi spenti,
Sull’orrore monotono del fango
È nato un altro giorno di dolore».
Compagno stanco ti vedo nel cuore,
Ti leggo gli occhi compagno dolente. Continua a leggere “PRIMO LEVI Buna”

Segreto

Una delle più gran consolazioni di questa vita è l’amicizia; e una delle consolazioni dell’amicizia è quell’avere a cui confidare un segreto. Ora, gli amici non sono a due a due, come gli sposi; ognuno, generalmente parlando, ne ha più d’uno: il che forma una catena, di cui nessuno potrebbe trovar la fine. Quando dunque un amico si procura quella consolazione di deporre un segreto nel seno d’un altro, dà a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione anche lui. Lo prega, è vero, di non dir nulla a nessuno; e una tal condizione, chi la prendesse nel senso rigoroso delle parole, troncherebbe immediatamente il corso delle consolazioni. Ma la pratica generale ha voluto che obblighi soltanto a non confidare il segreto, se non a chi sia un amico ugualmente fidato, e imponendogli la stessa condizione. Continua a leggere “Segreto”

GIOVANNI BOCCACCIO Elle si chiamano papere

Dal «Decameron», introduzione alla IV giornata

Nella nostra città, già è buon tempo passato, fu un cittadino, il qual fu nominato Filippo Balducci, uomo di condizione assai leggiere, ma ricco e bene inviato ed esperto nelle cose quanto lo stato suo richiedea; e aveva una sua donna moglie, la quale egli sommamente amava, ed ella lui, e insieme in riposata vita si stavano, a niun’altra cosa tanto studio ponendo quanto in piacere interamente l’uno all’altro. Continua a leggere “GIOVANNI BOCCACCIO Elle si chiamano papere”

Racconti dell’ascensore. Parte seconda

4 febbraio 2024
Oggi ricomincia la serie dei racconti dell’ascensore che avevo intrapreso anni fa su questa pagina. Si tratta di spunti per avviare una conversazione in ascensore con sconosciuti evitando quel silenzio imbarazzante che normalmente ti porta a guardare il display del telefonino o fissare i pulsanti con i piani. Il primo approccio è: lo sa che se il sole si spegne noi lo sapremmo con 8 minuti di ritardo? (L’ho sentita alla radio ieri). L’altro: il sole non si spegne. Voi: metti il caso che si spegne e noi rimaniamo chiusi in ascensore, ci pensa che nessuno verrebbe a salvarci? Dopo avere progettato questa conversazione sono andato in classe e ho detto: il sole non si spegnerà prima di 4 miliardi e 800 milioni di anni. Diana ha commentato: non durerà così tanto, guardi che casino c’è là fuori, ci sta pure la guera.

Cannabis

I ricercatori dell’università di Milano hanno individuato le prime prove del consumo di cannabis in resti umani provenienti da un sito archeologico, scrive «New Scientist». L’analisi delle ossa di un giovane e di una donna di mezza età sepolti tra il 1638 e il 1697 in una cripta sotto l’ex ospedale Ca’ Granda ha evidenziato tracce di tetraidrocannabinolo e cannabidiolo. Dato the nei registri dell’ospedale non è stato trovato nessun riferimento alla cannabis, i ricercatori ipotizzano che queste persone possano essersi curate da sole o abbiano consumato la sostanza a scopo ricreativo.

«Internazionale», 1541, 7 dicembre 2023