6 politico

Alle elementari la maestra ci faceva fare i dibattiti. Il formato era quello di «Berlinguer ti voglio bene»: «Pole la donna pareggià con l’omo? No». Nella fattispecie: «È giusto il 6 politico? No». Si era, del resto, nel ’77 e gli studenti dell’Università di Roma, così diceva, chiedevano il 6 politico. Per me il ’77, per tanto tempo, è stato questo. L’input era: se passa il 6 politico Alerino, lo squinternato e Pollo potrebbero avere la stessa valutazione di Maria Novella Teofanelli di Albafiorita che ogni giorno studia otto ore al giorno, e anche dopo cena. Falso, tra l’altro. Chiamato in causa risposi: a me il 6 va bene, a Maria Novella ci puoi mettere il 10.

STEFANO ROSSETTI Made in Italy. Brevi note sulla rimozione della pandemia

[La scuola e noi, 17 aprile 2023]

Oltre a quello del comunismo, che induceva tantissimi giovani a iscriversi ai licei, ignari delle gioie di turismo e agricoltura, un altro spettro si è aggirato nelle scuole italiane durante gli ultimi anni: la pandemia di Covid. I timori nati dall’impossibilità di prevederne gli sviluppi hanno generato un fiume di retorica e le proposte più disparate per riformare il sistema dell’istruzione. Tuttavia, questo spettro aveva quanto meno avuto il merito di sollevare questioni organizzative, didattiche e culturali di grande ed effettivo rilievo.

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