FEDERICA CAPPUCCIO Improbabili colloqui

E pensare che mi ero anche preparata un discorso, avevo trovato un trespolo dove appoggiare il telefono per fare il videoselfie, con uno sfondo adeguato (dalla finestra della mia camera si vede il mare, sforzandosi). Perché è questo che chiede la Buona Scuola, no? Non occorrono più docenti che vanno in classe a insegnare quello che hanno studiato, diceva la ministra (ex) Giannini. Dovete insegnare a imparare. E per farlo dovete essere carini, sorridenti, disponibili. Se vi fanno domande sulla materia non cercate di mostrare una conoscenza a tutto tondo dell’argomento, ma un approccio originale. Digitalizzabile. Per esempio, la storia si potrebbe insegnare con una macchina del tempo. L’ho costruita io. Ho fatto un corso per trasformare la storia in plastici animati.

In realtà il mio colloquio estivo con il superpreside è durato tre secondi.

Prof, il preside oggi è superimpegnato. Ripassi un altro giorno. Continua a leggere “FEDERICA CAPPUCCIO Improbabili colloqui”

Antipolitica

La vera antipolitica è quella di chi reprime la voce dei cittadini, li allontana dalla Politica spingendoli all’astensionismo, toglie loro la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Antipolitica è la difesa dei propri privilegi, il divorzio del Parlamento dai cittadini, la frode di chi elude la Costituzione per auto-garantirsi il potere.
Salvatore Settis, Costituzione!

L’antipolitica è essa stessa una politica, giacché la politica è una cosa terribile: basta solo sapere che esiste, e già ci si è dentro, si è perduta per sempre la propria innocenza.
Thomas Mann, Considerazioni di un impolitico

Plebiscito

Ora la mia preoccupazione fondamentale è che si addivenga a referendum, abilmente manipolati, con più proposte congiunte, alcune accettabili e altre del tutto inaccettabili, e che la gente totalmente impreparata e per giunta ingannata dai media, non possa saper distinguere e finisca col dare un voto favorevole complessivo sull’onda del consenso indiscriminato a un grande seduttore: il che appunto trasformerebbe un mezzo di cosiddetta democrazia diretta in un mezzo emotivo e irresponsabile di plebiscito.

Don Giuseppe Dossetti, 23 maggio 1994

SARA SIDORETTI In una mattina piovosa di novembre, mi ritrovo schiantata sul divano

In una mattina piovosa di novembre, mi ritrovo schiantata sul divano a cercare di rimettere insieme i pezzi. Il cervello fatica a concatenare i pensieri che vorticano casualmente con traiettorie caotiche e imprevedibili.
E mi chiedo: ma perché vivere è così difficile?
E comincio a domandarmi se questo senso di disagio non sia il sintomo precoce di una malattia neuro degenerativa. E subito dopo sopraggiunge l’ansia di non avere il tempo di approfondire questo pensiero, perché la capacità elaborativa del mio organismo è già completamente assorbita.
Mi sento come il mio caro vecchio smartphone, che ieri, ahimè, ho smarrito, affannata per risorse insufficienti. Sapevo come dare sollievo al perduto compagno, cancellando dati vecchi di cui solo lui aveva ancora memoria. Vorrei che qualcuno potesse cancellare qualche secchiata di stress che occupa la mia testa pesante. Continua a leggere “SARA SIDORETTI In una mattina piovosa di novembre, mi ritrovo schiantata sul divano”

ANDREA BAJANI Ritorno a casa

[Domani niente scuola, p. 116]

E poi dopo un’ora e mezza siamo già sul pullman, Gelindo al volante, le professoresse in prima fila, i più scapestrati in ultima e in mezzo tutti gli altri che si sono addormentati. Del campo di concentramento non si è parlato prima, e non si parla più nemmeno ora. Io guardo le mura del campo allontanarsi, penso al poco tempo che ci siamo stati, ai dépliant informativi che distribuiscono all’ingresso, penso alle facce turbate e perplesse dei ragazzi, al disagio della professoressa deputata alla lettura della brochure. Poi penso a questa forma di contrizione a tempo (un’ora e mezza di contrizione e partecipazione) e mi vengono in mente le pubblicità progresso che passano in mezzo alle fiction televisive. Un minuto e mezzo di fame nel mondo, epidemie, stragi, guerre civili, bambini morti, e poi di nuovo I Cesaroni. Ecco, quando andiamo via dal campo di Mauthausen, mentre i bastioni si fanno sempre più distanti man mano che scendiamo dalla collina, mentre alcuni ragazzi già dormono, mentre quasi tutti pensano che la gita è finita, mentre il nostro autista ha ripreso a guidare serafico lungo le strade austriache, a me sembra di aver visto una pubblicità progresso. Un’oretta e mezza di genocidi, guerra, scheletri, morti ammazzati, follia omicida, e se non c’è traffico alle undici saremo a Firenze.

ANDREA BAJANI Bulli

[Domani niente scuola, pp. 92-3, 9]

Ogni volta che parlano del bullismo, in televisione, fanno vedere sempre un video in cui ci sono delle ragazze che si picchiano in una stanza. Tra i filmati trasmessi in tv quel video è, cosi mi è parso, di gran lunga il più gettonato. C’è una ragazza che insegue minacciosa un’altra ragazza per la stanza, finché non la chiude in un angolo. Più precisamente la costringe sul suo letto, dove la colpisce senza tregua, ripetutamente, fino a quando il filmato si interrompe. Se non ricordo male, sono delle ragazze americane, quelle nel video. Le fanno vedere tutte le volte che si parla del bullismo in Italia.
Ora: una sera, di ritorno dall’ultima delle tre, gite, sono ancora in piedi nonostante l’ora tarda. Una specie di jet lag da gita di classe. A quelle ore della notte io mi muovo di solito molto lentamente. Spazio e tempo li percepisco in maniera dilatata. Se qualcuno mi vedesse da fuori, in quei momenti, gli sembrerei un astronauta dentro un razzo. Continua a leggere “ANDREA BAJANI Bulli”

Crisi

La radicalizzazione neoliberale comporta un modo di governo per mezzo della crisi, anzi anche a favore della crisi, poiché la crisi è il solo orizzonte, il solo fondamento, la sola sola legittimazione delle oligarchie dominanti.

Christian Laval