Replicanti

Le riunioni collegiali, che per molti sono diventate un inutile rito collettivo dove incontrarsi è un peso insopportabile, si possono fare con l’intelligenza artificiale. Con i mezzi che abbiamo a disposizione, e che sono stati potenziati grazie alle elargizioni post-covid, non è difficile mettere insieme un data base che riassuma il pensiero di ognuno e lo converta in una conferenza virtuale, tesi, antitesi, maggioranza, minoranza, curva isofonica (quando parla il dirigente aumenta il volume), delibera, verbalizzazione in tempo reale, puntuale punto per punto, nemmeno il brusio di sottofondo, il caldo, il freddo, l’alito, il sudore rattrappito del vicino dopo un’intera giornata di scuola, tanto meno i fastidiosi sbalzi di connessione. Non siamo forse già diventati dei replicanti?

ITALO SVEVO L’inettitudine

[Da «Senilità»]

La sua famiglia? Una sola sorella, non ingombrante né fisicamente né moralmente, piccola e pallida, di qualche anno più giovane di lui, ma più vecchia per carattere o forse per destino. Dei due, era lui l’egoista, il giovane; ella viveva per lui come una madre dimentica di se stessa, ma ciò non impediva a lui di parlarne come di un altro destino importante legato al suo e che pesava sul suo, e così, sentendosi le spalle gravate di tanta responsabilità, egli traversava la vita cauto, lasciando da parte tutti i pericoli ma anche il godimento, la felicità. A trentacinque anni si ritrovava nell’anima la brama insoddisfatta di piaceri e di amore, e già l’amarezza di non averne goduto, e nel cervello una grande paura di se stesso e della debolezza del proprio carattere, invero piuttosto sospettata che saputa per esperienza. Continua a leggere “ITALO SVEVO L’inettitudine”

Esoterico

(agg.) – Dicesi di ciò che tende a essere estremamente astruso e occulto. Gli antichi filosofi si dividevano in due categorie: gli exoterici che potevano essere in parte compresi, sia pure solo dai filosofi stessi, e gli esoterici che non potevano essere compresi da nessuno. Sono questi ultimi quelli che hanno più profondamente influenzato il pensiero moderno e trovato la più larga accoglienza ai giorni nostri.

Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo

EUGENIO MONTALE La frangia dei capelli

Da «La bufera e altro» (1956)

La frangia dei capelli che ti vela
la fronte puerile, tu distrarla
con la mano non devi. Anch’essa parla
di te, sulla mia strada è tutto il cielo,
la sola luce con le giade ch’ài
accerchiate sul polso, nel tumulto
del sonno la cortina che gl’indulti
tuoi distendono, l’ala onte tu vai,
trasmigratrice Artemide ed illesa Continua a leggere “EUGENIO MONTALE La frangia dei capelli”

Italianità

Il libro di Vannacci non l’ho letto, non lo avrei letto, non lo avrei potuto prendere in mano come oggetto, mi accontentavo di un pdf, mi sono accontentato di leggere ampi stralci da un libro di Arcangeli. È una via di mezzo tra un pamphlet scopiazzato qua e là dai peggiori articoli della «Difesa della razza» e un feuilleton nero, con sprazzi di comicità involontaria veramente pregevole, come in questo passaggio:

Anche se Paola Egonu è italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità che si può invece scorgere in tutti gli affreschi, i quadri e le statue che dagli etruschi sono giunti ai giorni nostri.

Italianità, cittadinanza, etruschi. Si possono avere opinioni su qualsiasi cosa Continua a leggere “Italianità”

ADOLFO SCOTTO DI LUZIO Don Milani e le contraddizioni della cultura pedagogica

Da «L’equivoco don Milani», Einaudi, Torino 2023

Don Milani, possiamo dire così, arriva al momento giusto per soddisfare una esigenza profonda della coscienza pedagogica nazionale e siccome il problema del buon maestro è un problema permanente nelle nostre società, la sua figura si carica facilmente di tutta la somma di richieste di affidamento educativo che la democrazia continua ansiosamente a produrre. A chi rimettere la cura del giovane e con quali garanzie?

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FLAVIO MARACCHIA Vestiti e pensieri

[Gli opliti di Aristotele, 5 dicembre 2023]

Ieri mattina un bambino mi ha detto: maestro oggi sei vestito da preside. Ecco, ho pensato. Questa cosa qui ancora mi mancava, essermi trasformato in un preside per il solo fatto di avere una camicia e una giacca casual. Qualche settimana fa invece una bambina mentre stavamo a mensa mi ha chiesto se fossi un uomo o una donna. Quel giorno indossavo una gonna malese e il fatto non le tornava.

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TORQUATO TASSO Qual rugiada o qual pianto

Qual rugiada o qual pianto,
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle?
E perché seminò la bianca luna
di cristalline stille un puro nembo
a l’erba fresca in grembo?
Perché ne l’aria bruna
s’udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l’aure insino al giorno?
Fur segni forse de la tua partita,
vita de la mia vita?