CHARLES-PIERRE PÉGUY Crisi dell’insegnamento come crisi di civiltà

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La crisi dell’insegnamento non è una crisi dell’insegnamento; non c’è crisi dell’insegnamento; non c’è mai stata la crisi dell’insegnamento; le crisi di insegnamento non sono crisi di insegnamento; sono crisi di vita; denunciano, rappresentano crisi di vita e sono crisi di vita esse stesse; sono crisi di vita parziali, eminenti, che annunciano e accusano crisi della vita generale; o, se si vuole, le crisi di vita generali, le crisi di vita sociali si aggravano, si radunano, culminano in crisi dell’insegnamento, che sembrano particolari o parziali, ma che in realtà sono totali, perché rappresentano il tutto della vita sociale; è infatti all’insegnamento che le prove eterne attendono, per cosi dire, la cambievole umanità Continua a leggere “CHARLES-PIERRE PÉGUY Crisi dell’insegnamento come crisi di civiltà”

GIUSEPPE CALICETI Se un collega si crede migliore, digli di smettere!

ATTENTI, COLLEGHI! Sono ancora relativamente pochi i docenti della scuola pubblica, anche nel cosiddetto centrosinistra, che hanno capito bene l’inganno della meritocrazia.
Hanno cioè capito cosa si nasconde veramente dietro il ritornello del merito che in questi anni ci viene ossessivamente ripetuto anche all’interno della scuola pubblica. Tra loro vale la pena ricordare i docenti del sito http://www.forumdocenti.it che, nelle ultime settimane, stanno dando vita ad una piccola grande “Campagna contro il salario al merito, per il ripristino degli scatti di anzianità e lo stipendio per tutti”. I post, i manifesti e gli slogan autoprodotti diffusi in rete sono eloquenti. Continua a leggere “GIUSEPPE CALICETI Se un collega si crede migliore, digli di smettere!”

LA NOSTRA SCUOLA – ASSOCIAZIONE AGORÀ 33 La scuola sta morendo di finta formazione e didattichese

«Il fatto quotidiano», 10 giugno 2023

Qual è la filosofia del «Pnrr» del governo per quanto riguarda la scuola?

Il punto fondamentale è la sostituzione di cultura ed educazione con un’organizzazione burocratica che cresce su se stessa e serve solo a se stessa, che porta profitti – ad esempio dando lavoro agli enti formatori, non ultimo il creando carrozzone burocratico della “Scuola di alta formazione” – indipendentemente dalla realizzazione o meno di quelli che dovrebbero essere gli scopi fondamentali di un’istruzione pubblica: far crescere cittadini alfabetizzati, colti e consapevoli.

Basta vedere quali sono gli ambiti in cui, secondo la bozza del recente decreto legge del governo sul reclutamento e la formazione dei futuri insegnanti, dovrebbe svolgersi la “formazione continua” dei docenti. C’è un solo ambito, bontà del Ministero, dedicato alla conoscenza degli argomenti delle discipline che gli insegnanti dovrebbero insegnare; gli altri, all’interno dei quali verranno scelti i corsi necessari alla progressione stipendiale degli insegnanti e forse, in un prossimo futuro, alla stessa possibilità di continuare a fare questo lavoro, sono:

– “strumenti e tecniche di progettazione-partecipazione a bandi nazionali ed europei”;
– “governance della scuola: teoria e pratica”;
– “leadership educativa”;
– “staff e figure di sistema: formazione tecnico metodologica, socio-relazionale, strategica”;
– “continuità e strategie di orientamento formativo e lavorativo”;
– “potenziamento delle competenze in ordine alla valutazione degli alunni”;
– “profili applicativi del sistema nazionale di valutazione delle istituzioni scolastiche”;
– “tecniche della didattica digitale”.

Ogni commento sarebbe superfluo: si tratta di un singolare apparato para-aziendalistico, appunto, che con l’insegnamento non ha niente a che fare; e non ha niente a che fare con una seria preparazione riguardante la psicologia dell’età evolutiva e i bisogni profondi di bambini e adolescenti, a meno che non si intenda per tale un rozzo comportamentismo da stage motivazionale (“leadership educativa”).

Ma il vero dramma, più ancora di quello della “formazione continua”, sarà quello del reclutamento: i futuri insegnanti, già all’università, prima ancora (e probabilmente invece) di approfondire le conoscenze fondamentali delle proprie discipline, prima di appassionarsi liberamente ad esse, dovranno preoccuparsi di “formarsi” tramite il sistema dei “cfu” sulla buro-pedagogia astratta che conosciamo bene, quella delle “metodologie” standardizzate di insegnamento che vengono imposte a priori, con una paradossale inversione mezzi-fini.

Il rischio è che i futuri insegnanti non avranno più nulla da insegnare ai propri studenti, se non quattro formule vuote e burocratiche del totalitarismo didattichese, quello delle “unità di apprendimento”, “della flipped classroom”, del “cooperative learning”, della “certificazione delle competenze”, sonore banalità – che gli insegnanti hanno sempre messo in pratica – presentate con un pomposo apparato pseudo-teorico che serve a farle credere importanti, inevitabili e nuovissime e a distogliere l’attenzione da ciò che davvero conta nella scuola, cioè la crescita umana e culturale degli studenti.

Nell’introdurre questa “riforma” – tra l’altro attraverso la modalità del decreto legge, che dovrebbe essere adottata solo per questioni di particolare urgenza, non certo per ciò che riguarda il futuro delle nuove generazioni e della nostra società – il ministero dell’Istruzione evita un reale confronto con chi nella scuola lavora, così come evita il dibattito nelle commissioni parlamentari e con i sindacati: chi lavora nella scuola gli spiegherebbe che a pagare il prezzo di questo ennesimo pasticcio saranno gli studenti, che non verranno più istruiti. Vediamo già gli effetti di vent’anni di “riforme” dissennate, con la diffusione tra i giovanissimi di un drammatico analfabetismo.

ANTONELLA CURRÒ Benvenuti nella scuola 0.0 senza voti, senza zaino, senza compiti, senza bocciature, senza traumi, senza conoscenze, senza dignità

[Your Edu Action, 7 giugno 2023]

Alcuni mi accusano di essere passatista, arcaica, frontaliera (da ammuffita lezione frontale), reazionaria, in una sola parola INSEGNANTE… ma quando mai!

Io addestro i miei alunni all’Invalsione della protoscuola col problem solving e il coding applicato alla robotica, perché quando la classroom è flipped per raddrizzarla è necessario un cooperative learning, un all inclusive lavoro peer to peer non classista dopo un costruttivo debate durante il circle time, vivacizzato da brain storming per realizzare un compito di realtà…

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SILVIA ELENA DI DONATO La finta questione del voto

[Da La nostra scuola, 2 maggio 2023]

In merito al dibattito sull’abolizione del voto provo a contribuire con qualche riflessione.

A me sembra che l’obiettivo vero a cui dall’alto mirano sia affidare la valutazione ad enti certificatori esterni ed arrivare alla abolizione del valore legale del titolo di studio, con tutto quello che questo implica a livello sociale, politico e culturale… Per questo è in atto da tempo una propaganda subdola a cui si prestano in troppi, più o meno consapevolmente, per vari scopi anche personali, e che sfrutta strumentalmente a questo fine anche le fragilità dei ragazzi, da ascrivere a ben altre ragioni e non certo al voto, e con costante velenosa delegittimazione in sottotraccia dei docenti.

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LINDA MAGGIORI Scuola 4.0 tra mito e realtà

Da Rinnovabili.it, 14 maggio 2023

Il sistema scolastico italiano, nel quadro di una forte spinta condivisa a livello europeo in un contesto globale dominato da grandi attori del settore, è investito da una pioggia di denaro dedicato alla «digitalizzazione». Ma siamo davvero tutti d’accordo che sia la priorità?

Secondo Bill Gates nel giro di un anno e mezzo l’intelligenza artificiale (assistenti virtuali e modelli multimodali, come ChatGPT), potrà facilitare l’apprendimento della lettura e della scrittura nei bambini, aiutando quelle famiglie che non possono “permettersi” validi insegnanti. Si può davvero pensare che sarà questo ennesimo “incantesimo” tecnologico a correre in soccorso ad una scuola pubblica allo sfascio e a porre rimedio alle profonde disuguaglianze sociali che permangono o forse si accrescono?

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DANIELE LO VETERE Come lemmings, ovvero della «settimana corta»

Da La scuola e noi, 15 maggio 2023

Dinamica della moda

Quando lasciai la mia città di nascita, dove avevo insegnato per alcuni anni, la ‘settimana corta’ (a scuola fino al venerdì e non più fino al sabato) era già ampiamente diffusa. Otto anni fa, arrivando nella città in cui vivo ora, scoprii che qui questa ‘riforma’ non era ancora arrivata. ‘Esistono le isole felici’, avevo pensato. Sono passati gli anni e anche da queste parti quasi tutte le scuole hanno ormai capitolato. Dal prossimo anno molto probabilmente toccherà anche alla mia. In effetti è sciocco credere nell’esistenza delle isole felici. La settimana corta si diffonde con la stessa dinamica della moda: nessuno in particolare la decide, ma tutti la seguono.

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FILIPPOMARIA PONTANI Quel caos chiamato Scuola. Da una schiforma all’altra

«Il Fatto quotidiano», 26 aprile 2023

Il “liceo del made in Italy”, la mistica del “merito”, l’istruzione “professionalizzante” guidata dal “docente orientatore”, l’umiliazione dei ragazzi, la demonizzazione dei licei “inutili”, le circolari antistoriche… Al di là del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, come mai queste retoriche preoccupanti hanno preso così piede?
La risposta sta nel “prima”, nell’esasperazione prodotta da decenni di malgoverno della scuola pubblica: pedagogismi astrusi, burocratizzazione a oltranza, verticismo aziendalistico, omologazione tecnologica coi fichi secchi, proletarizzazione sociale dei docenti, concorrenza al ribasso tra istituti Continua a leggere “FILIPPOMARIA PONTANI Quel caos chiamato Scuola. Da una schiforma all’altra”

STEFANO ROSSETTI Made in Italy. Brevi note sulla rimozione della pandemia

[La scuola e noi, 17 aprile 2023]

Oltre a quello del comunismo, che induceva tantissimi giovani a iscriversi ai licei, ignari delle gioie di turismo e agricoltura, un altro spettro si è aggirato nelle scuole italiane durante gli ultimi anni: la pandemia di Covid. I timori nati dall’impossibilità di prevederne gli sviluppi hanno generato un fiume di retorica e le proposte più disparate per riformare il sistema dell’istruzione. Tuttavia, questo spettro aveva quanto meno avuto il merito di sollevare questioni organizzative, didattiche e culturali di grande ed effettivo rilievo.

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RENATA PULEO Ripensare la valutazione?

[La nostra scuola, 22 marzo 2023]

Propongo alcune riflessioni a margine di due incontri il cui tema ruotava attorno alla valutazione “descrittiva-formativa-educativa” al cui nucleo sta l’eliminazione del voto numerico come misura, voto che ritorna, per obbligo giuridico, nella valutazione intermedia e finale, nonché con le somministrazioni rituali delle prove INVALSI (Assemblee pubbliche rispettivamente all’IC Iqbal Masih e all’IC Di Donato di Roma: registrazione personale del primo; su canale youtube il secondo Scuola e Valutazione, organizzato da «Apriti Scuola»).

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