ALVARO BERARDINELLI «Riforma» Gelmini, 17 anni fa l’atomica sull’istruzione pubblica italiana. La scuola non fu più la stessa

La tecnica della scuola, 9 settembre 2025

L’atomica sull’istruzione pubblica italiana: il 6 agosto 2008 (63 anni dopo Hiroshima) la Legge 133 sulla pubblica finanza, con gli articoli 15-17, 64 e 66, colpì scuola e università. Pochi la ricordano ancora: tanto che i nuovi docenti spesso ignorano questo argomento, e pensano che la difficile situazione della Scuola sia un dato di natura. in realtà il lavoro dei docenti oggi è molto più difficile per una serie di scelte politiche, di cui la “riforma” Gelmini è pietra miliare.

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GIACOMO DEBENEDETTI La taglia

Da «16 ottobre 1943»

La sera del 26 settembre 1943, il presidente della Comunità israelitica di Roma e quello dell’Unione delle comunità italiane – tramite il dottor Cappa, funzionario della questura – erano stati convocati per le ore diciotto all’ambasciata germanica. Li ricevette, paurosamente cortese e “distinto”, il maggiore delle ss Herbert Kappler, che li fece accomodare e per qualche momento parlò del più e del meno, in tono di ordinaria conversazione. Poi entrò nel merito: gli ebrei di Roma erano doppiamente colpevoli, come italiani (ma meno di due mesi dopo, un decreto germano-fascista, auspici Rahn, Mussolini e Pavolini, doveva disconoscere agli ebrei d’Italia la cittadinanza italiana; e allora maggiore Kappler?), come italiani per il tradimento contro la Germania, e come ebrei perché appartenenti alla razza degli eterni nemici della Germania. Continua a leggere “GIACOMO DEBENEDETTI La taglia”

Speranza

La speranza non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che vale la pena fare qualcosa a prescindere da come andrà a finire.
Václav Havel

La speranza si fonda sull’idea che non sappiamo cosa succederà, e che proprio nello spazio dell’incertezza c’è margine per agire. Riconoscere l’incertezza significa riconoscere che potremmo essere in grado di influenzare i risultati da soli, con poche decine di persone o insieme a milioni di altre. La speranza è un abbraccio all’ignoto e al conoscibile, un’alternativa alla sicurezza sia degli ottimisti sia dei pessimisti. Continua a leggere “Speranza”

ALESSANDRO DAL LAGO Contro la società pedagogica

«aut aut», 358, 2013

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Tra le cose strane che mi sono capitate nella vita, una è senz’altro l’aver finito la carriera accademica in una facoltà pedagogica. Quando questo numero di «aut aut» vedrà la luce, sarò in procinto di andare in pensione con qualche anno di anticipo, ma aver passato quasi vent’anni (diciannove per l’esattezza) in un luogo che ha come ragion d’essere la diffusione dei saperi «formativi» e «educativi» è qualcosa di cui ancora non mi capacito. Infatti, non ho alcuna propensione per quei saperi – semmai una certa avversione. C’è qualcosa che non mi è mai piaciuto nell’idea di «educare» – cioè, come vuole l’etimologia, di «tirare fuori qualcosa da qualcuno» o di «portarlo sulla retta via» Continua a leggere “ALESSANDRO DAL LAGO Contro la società pedagogica”

ANNALISA SCASSANDRA Il mare e il pino

C’era il mare e c’era un pino.
Ognuno esisteva a modo suo, l’uno indipendentemente dall’altro: il mare esisteva senza il pino e il pino esisteva senza il mare.
Un giorno il mare e il pino capitarono nello stesso luogo.
Il pino stava bene lì vicino al mare, anche se non lo sapeva; il mare si era accorto del pino, gli piaceva moltissimo. Era un mare senza odore, un po’ triste: si perdeva sulla spiaggia infinita di sabbia scura, coi gabbiani stanchi che svolazzavano su quell’azzurro cangiante alla ricerca di qualche pesce.
Il mare percorreva instancabile avanti e indietro la linea dell’orizzonte, in un eterno andirivieni uguale e diverso; cercava di raggiungere la terra, gettando le sue onde il più lontano possibile, ma poi si pentiva e se le andava a riprendere nuovamente. Continua a leggere “ANNALISA SCASSANDRA Il mare e il pino”

ENRICO CAMPANELLI I sette peccati capitali di INDIRE. La logica invertita dell’Istituto, tra falsi assiomi e mistificazioni

La nostra scuola, 22 agosto 2022

Capita sempre più spesso di leggere articoli sulle attività dell’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa). L’ultimo è quello relativo alla pubblicazione sul sito dell’Istituto del documento dal titolo “Anticipare per governare il cambiamento. Il Sistema di Istruzione e Formazione di fronte alle sfide del cambiamento generazionale”, elaborato in occasione dell’audizione dell’Istituto presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica del 27 maggio 2025 (cfr. ).

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Giustiniano

Cesare fui e son Iustiniano,
che, per voler del primo amor ch’i’ sento,
d’entro le leggi trassi il troppo e ‘l vano.
Dante, Paradiso, VI 10-2

Giustiniano, ancora molto giovane, deteneva già completamente il potere e fu causa ai Romani di tante e tali sventure quali mai si era sentito prima nel corso dei secoli. Uccideva ingiustamente e derubava a cuor leggero; per lui era uno scherzo sterminare senza ragione alcune migliaia e migliaia di persone. Non intendeva rispettare leggi e costumi vigenti Continua a leggere “Giustiniano”

GIORGIA LOI Avanguardie educative

La nostra scuola, 17 agosto 2025

Si rincorrono nel dibattito attuale critiche feroci all’impostazione tradizionale della scuola, con l’insegnante al centro di un modello trasmissivo della conoscenza e gli studenti come utenti passivi. Pedagogisti della prima ora, politici, opinionisti, influencer, persone comuni, dai salotti televisivi, dalle proprie pagine social (che spesso hanno sostituito le chiacchiere al bar) pontificano sull’esigenza di innovare la scuola liberandola da un sistema antiquato ormai superato,  rispetto a un mondo che non esiste più. Secondo questo filone “neo-progressista” le aule sarebbero luoghi di “consumo passivo dell’informazione”, e il modo d’insegnare prevalente un’ingombrante pratica ottocentesca che fa a pugni con la maratona imposta dal mondo digitale in cui i ragazzi vivono.

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GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA Il canto delle Sirene non esiste

Da «La Sirena»

Il mio isolamento era assoluto, interrotto soltanto dalle visite del contadino che ogni tre o quattro giorni mi portava le poche provviste. Si fermava solo cinque minuti perché a vedermi tanto esaltato e scapigliato doveva certo ritenermi sull’orlo di una pericolosa pazzia. E, a dir vero, il sole, la solitudine, le notti passate sotto il roteare delle stelle, il silenzio, lo scarso nutrimento, lo studio di argomenti remoti, tessevano attorno a me come una incantazione che mi predisponeva al prodigio.

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