La ferita lo faceva diventare matto.
Sapeva che era quasi natale,
aveva ricevuto gli auguri per posta.
Perciò agli alberi dove si nascondevano i cecchini
erano appesi bastoncini di zucchero.
C’erano palline di vetro scintillanti
e c’erano granate rotonde
e ovviamente i regali erano tutti minati
stava ben attento a non toccarli.
Le lucine intermittenti erano segnali di pericolo Continua a leggere “JULIA VINOGRAD Allucinazioni di un soldato ferito”
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Coda di paglia
Chi ha la coda di paglia sa di aver combinato qualcosa, non ha la coscienza tranquilla e, di conseguenza, è sempre sospettoso per timore di essere scoperto. […]. Meno lineare appare invece la ricostruzione dell’origine dell’espressione. La spiegazione tradizionale e largamente riconosciuta su fonda su quella data da Costantino Arlía (nel suo Voci e maniere di lingua viva del 1895), e ripresa poi in molti dizionari etimologici, che faceva risalire l’espressione alla favola in cui una volpe che aveva perso la coda, per la vergogna se ne sarebbe messa una di paglia. Molto più convincente la ricostruzione proposta da Ottavio Lurati (Dizionario dei modi di dire) che fa riferimento alla pratica medievale di umiliare gli sconfitti e i condannati Continua a leggere “Coda di paglia”
GIOVANNI VERGA Jeli il pastore
Da «Vita dei campi»
Jeli, il guardiano di cavalli, aveva tredici anni quando conobbe don Alfonso, il signorino; ma era così piccolo che non arrivava alla pancia della bianca, la vecchia giumenta che portava il campanaccio della mandra. Lo si vedeva sempre di qua e di là, pei monti e nella pianura, dove pascolavano le sue bestie, ritto ed immobile su qualche greppo, o accoccolato su di un gran sasso. Il suo amico don Alfonso, mentre era in villeggiatura, andava a trovarlo tutti i giorni che Dio mandava a Tebidi, e divideva con lui il suo pezzetto di cioccolata e il pane d’orzo del pastorello, e le frutta rubate al vicino. Dapprincipio, Jeli dava dell’eccellenza al signorino, come si usa in Sicilia, ma dopo che si furono accapigliati per bene, la loro amicizia fu stabilita solidamente. Continua a leggere “GIOVANNI VERGA Jeli il pastore”
DANIELE LO VETERE L’educazione anti-tecnologica di Gert Biesta (su Gert Biesta, «Il mondo al centro dell’educazione», e «Oltre l’apprendimento»)
[Le parole e le cose, 4 ottobre 2024]
Due anni fa, avevo dato conto qui su Le parole e le cose della prima edizione italiana di un libro di Gert Biesta, Riscoprire l’insegnamento, per Raffaello Cortina editore. Il 2023 ha visto la traduzione di altri due testi del filosofo dell’educazione: Il mondo al centro dell’educazione. Una visione per il presente, trad. di Alessandra Anichini e Laura Parigi, Tab edizioni, Roma 2023 (ed. or. 2021); Oltre l’apprendimento. Un’educazione democratica per umanità future, a cura di Chiara Carla Montà, Franco Angeli, Milano 2023 (ed. or. 2006).
Continua a leggere “DANIELE LO VETERE L’educazione anti-tecnologica di Gert Biesta (su Gert Biesta, «Il mondo al centro dell’educazione», e «Oltre l’apprendimento»)”L’uomo che ha fatto scoppiare la terza guerra mondiale
(1996)
I
Paolo era a cena da Mojca e Jore quel sabato sera di un dicembre 1996 da cui si dipartirono tutti gli eventi che hanno insanguinato l’Europa e il mondo in questi ultimi quarant’anni. Si mangiava la minestra. Devi sapere, mi diceva oggi a pranzo che proprio per questo siamo caduti nel discorso, che gli sloveni quando mangiano la minestra la succhiano. Letteralmente: cioè emettendo un forte rumore di aspiramento. E lui invece, d’altra parte gli hanno insegnato a non succhiarla, se la beveva tutto rispettoso però si guardava intorno Continua a leggere “L’uomo che ha fatto scoppiare la terza guerra mondiale”
MARINO MORETTI A Cesena
«Il giardino dei frutti» (1916)
Piove. È mercoledì. Sono a Cesena,
ospite della mia sorella sposa,
sposa da sei, da sette mesi appena.
batte la pioggia il grigio borgo, lava
la faccia della casa senza posa,
schiuma a piè delle gronde come bava.
Tu mi sorridi. Io sono triste. E forse
triste è per te la pioggia cittadina,
il nuovo amore che non ti soccorse,
A vanvera
Di a vanvera sono note varianti regionali, in particolare nel pisano e nel lucchese, dove si registrano a cianfera e a bàmbera. Quest’ultima deriva probabilmente dal gioco della bambàra, un gioco di carte, di origine spagnola, paragonabile alla primiera.
Esiste un ampio ventaglio d’usi, espressivo e alquanto fantasioso, dovuto alla vivacità di una parola variamente adattata e retoricamente efficace per il suo andamento allitterante e per la sua origine onomatopeica. Di «onomatopea romanza» parla L’Etimologico che alla voce vanvera scrive: «variante con consonante sonora di fànfera, che deriva dalla stessa sequenza imitativa di fànfano, fanfara e fanfarone Continua a leggere “A vanvera”
ÉMILE ZOLA Prefazione ai Rougon-Macquart
Io voglio spiegare come una famiglia, un piccolo gruppo di persone, si comporta in una società, sviluppandosi per dar vita a dieci, venti individui che, a prima vista, sembrano profondamente diversi, ma che, analizzati, si rivelano intimamente connessi gli uni agli altri.
Come in fisica la gravità, così l’eredità ha le sue leggi. Cercherò di scoprire e di seguire, tenendo conto della duplice azione dei temperamenti individuali e degli ambienti sociali, il filo che conduce con certezza matematica da un uomo ad un altro uomo. E quando terrò in mano tutti i fili, quando avrò studiato a fondo tutto un gruppo sociale, farò vedere questo gruppo in azione come forza motrice di un’epoca storica Continua a leggere “ÉMILE ZOLA Prefazione ai Rougon-Macquart”
Che fine ha fatto Ungaretti?
Ho chiesto all’intelligenza artificiale di compilare il mio programma di letteratura italiana del quarto e del quinto anno del liceo.
Ha risposto che i programmi possono variare. Tuttavia si sente di suggerirmi per il quarto anno il Romanticismo, nel quale sono inclusi autori come Foscolo, Leopardi e Manzoni, e poi la Scapigliatura e il Verismo (Verga e Capuana). Di Leopardi avrei dovuto leggere due poesie: L’infinito e La sera del dì di festa. Di Manzoni I promessi sposi.
Per il quinto anno propone D’annunzio (La pioggia nel pineto), Pirandello (Sei personaggi in ceca d’autore) e Svevo (La coscienza di Zeno), e inoltre Montale, Quasimodo e Pasolini.
Chiedo: che fine ha fatto un poeta come Ungaretti?
Dice che Ungaretti, il famoso poeta italiano, è morto a Milano il 2 giugno 1970. Continua a leggere “Che fine ha fatto Ungaretti?”
MARTIN VENATOR Il docente adattivo: ritratto mesto di una resa quotidiana
La nostra scuola, 15 maggio 2025
Non si è arreso tutto in una volta. Ha resistito, all’inizio. Ha provato a capire, a proporre, a credere che si potesse ancora discutere, cambiare, salvare qualcosa. Ma poi ha iniziato a cedere. Un modulo dopo l’altro. Una griglia dopo l’altra. Una piattaforma, una rendicontazione, un progetto in più.
Ha capito che era più facile lasciar correre. Ha smesso di lottare.
Il docente adattivo non è un servo del sistema. È un sopravvissuto. Non è entusiasta della deriva aziendalista, ma si è convinto che opporvisi sia solo fatica sprecata. Firma tutto, partecipa a tutto, accetta ogni sigla: PCTO, PTOF, RAV, PNRR. Recita il copione con mestiere, senza convinzione.
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