DANTE Sì lungiamente m’ha tenuto Amore

«Vita Nova», cap. 27

Sì lungiamente m’ha tenuto Amore
e costumato a la sua segnoria,
che sì com’elli m’era forte in pria,
così mi sta soave ora nel core.

Però quando mi tolle sì ‘l valore
che li spiriti par che fuggan via,
allor sente la frale anima mia
tanta dolcezza, che ‘l viso ne smore,

poi4 prende Amore in me tanta vertute,
che fa li miei sospiri gir parlando,
ed escon for chiamando Continua a leggere “DANTE Sì lungiamente m’ha tenuto Amore”

FEDERICO DE ROBERTO La ginostra

da «La posta»

«Boschi di castagni, di?…»
«Di cerzi, signor tenenti, ca sono l’árboro ca fádi quello picciolo frutto, daccossì…». E postosi a sedere, distese le mani dalle dita nocchiute e circoscrisse con l’indice sinistro l’unghia quadrata del pollice destro.
«Buono da mangiare?».
«I cristiani, nonsignore. Lo mangiano, con gentilizza parlando, li maiali».
«Ah! le querce, allora?».
«Sissignore: li cerzi». Continua a leggere “FEDERICO DE ROBERTO La ginostra”

GIOVANNA LO PRESTI Valditara, ovvero come copiare peggiorando

Volerelaluna, 8 gennaio 2025

Il ministro Valditara ama presentarsi nella veste di pacato uomo di cultura prestato alla politica, elegante nella sua giacca scura, ravvivata dalla spilla che raffigura lo storico simbolo della Lega, il guerriero con la spada sguainata forse da identificarsi con il mitico Alberto da Giussano che, secondo leggenda più che secondo ricostruzione storica, condusse alla vittoria la sua “Compagnia della morte” nella decisiva battaglia di Legnano contro il Barbarossa oppressore.

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PIERRE VIDAL-NAQUET Un dialogo fra due uomini presuppone un comune rispetto della verità

Introduzione a «Gli assassini della memoria»

Questo libretto è nato da una constatazione: da circa due anni l’impresa «revisionista» – intendo quella che nega le camere a gas hitleriane e lo sterminio dei malati di mente, degli ebrei e degli zingari, e di appartenenti a popoli considerati radicalmente inferiori, in particolare gli slavi – ha assunto un’ampiezza inquietante. Una setta, minuscola ma tenace, consacra tutti i suoi sforzi e usa ogni mezzo (volantini, storielle, fumetti, studi sedicenti scientifici e critici, riviste specializzate) al fine di distruggere, non la verità, che è indistruttibile, ma la presa di coscienza della verità. Questa setta, a dire il vero, non si interessa né dei malati di mente né degli zingari, e meno ancora dei prigionieri di guerra sovietici Continua a leggere “PIERRE VIDAL-NAQUET Un dialogo fra due uomini presuppone un comune rispetto della verità”

Spleen

La parola inglese spleen deriva dall’antico francese esplen (o esplein: «milza»), proveniente a sua volta dal greco, e indica l’umore tetro, malinconico, in cui si identifica uno dei tratti dello spirito decadente, perennemente tormentato dall’insoddisfazione, ma in parte anche pronto a compiacersene. Ricollegandosi a questo significato, Baudelaire usa il termine spleen per non ricorrere al logoro mélancolie («malinconia»), troppo connotato letterariamente, e lo identifica con una sorta di malattia o indisposizione dell’animo vicina alla noia e al tedio esistenziale: si tratta di un’angoscia profonda che si impossessa dell’individuo e lo vince.

Da Corrado Bologna e altri, Letteratura visione del mondo, vol. 3A

AMELIA ROSSELLI Tènere crescite

«Serie ospedaliera» (1969)

Tènere crescite mentre l’alba s’appressa tènere crescite
di quest’ansia o angoscia che non può amare né sé né
coloro che facendomi esistere mi distruggono. Tenerissima
la castrata notte quando dai singulti dell’incrociarsi
della piazza con strada sento stridori ineccepibili,
le strafottenti risa di giovanotti che ancora vivere
sanno se temere è morire. Nulla può distrarre il giovane
occhio di tanta disturbanza, tante strade a vuoto, le
case sono risacche per le risate. Mi ridono ora che le
imposte con solenne gesto rimpalmano altre angosce
di uomini ancor più piccoli e se consolandomi d’esser
ancora tra i vivi un credere, rivedo la tua gialla faccia
tesa, quella del quasi genio- è per sentire in tutto
il peso della noia il disturbarsi per così poco.

PAOLO NORI Oggi primo maggio c’è della gente che lavora

State bene, 1 maggio 2025

Discorso letto a Parma sette anni fa, il 1 maggio 2018, parla di lavoro e ci son delle cose che c’erano anche nella puntata 21 ma questo è più lungo (10 cartelle, più o meno)

Buongiorno, io mi chiamo Paolo Nori, scrivo dei libri, e cinque anni fa, nel 2013, tra marzo e aprile, è stato il picco della mia popolarità, popolarità che non dipendeva da una cosa che avevo scritto, ma dal fatto che avevo picchiato la testa Continua a leggere “PAOLO NORI Oggi primo maggio c’è della gente che lavora”

DAVIDE VIERO La rivoluzione conservatrice delle competenze

Studium educationis, XXV, 2 dicembre 2024

Il costrutto di “competenza”, rappresenta una vera rivoluzione per la scuola e va rimeditato criticamente attraverso l’aiuto di altre dimensioni, quali quelle culturale, storica, politica ed economica.

In prima battuta c’è un aspetto linguistico del termine competenza che non è trascurabile, ovvero la sua connotazione positiva che abbassa ogni anticorpo verso questo termine. Chi infatti è a favore dell’incompetenza? Chi vorrebbe farsi operare da un chirurgo incompetente? Chi vorrebbe farsi aggiustare il lavandino da un idraulico incompetente?

Cercherò di risemantizzare questo termine; un termine che nella scuola compare da poco più di 10 anni, in quanto prima era associato a professioni ed attività connotate da una componente pratica.

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GIANCARLO BURGHI Quali linee guida per insegnare l’educazione civica?

Volerelaluna, 23 dicembre 2024

Egregio Ministro,

Le scrivo di nuovo dalla desolazione della “trincea”: quella in cui ogni giorno, con le studentesse e gli studenti, combattiamo l’eterna guerra contro la semplificazione e la superficialità. Oggi, però, le scrivo per ringraziarla delle Linee guida sull’insegnamento dell’educazione civica che ci ha inviato all’inizio dell’anno scolastico. Da oggi abbiamo un punto fermo nel nostro lavoro di docenti ed educatori: ci dirigeremo nella direzione esattamente opposta a quanto ci indica.

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JULIO CORTÁZAR Favola senza morale

Un uomo vendeva grida e parole, e gli affari gli andavano bene anche se troppa gente discuteva i prezzi e chiedeva uno sconto. L’uomo lo concedeva quasi sempre, e così poté vendere molte grida di venditori ambulanti, qualche sospiro molto richiesto da signore ben rimpannucciate, e parole d’ordine, slogans, intestazioni e falsi motti.
Poi, l’uomo venne a sapere ch’era scoccata l’ora e chiese udienza al tirannello del paese che somigliava a tutti i suoi colleghi e che lo ricevette attorniato da generali, segretari e tazzine di caffè.
— Sono venuto per venderle le sue ultime parole Continua a leggere “JULIO CORTÁZAR Favola senza morale”