Io, Robot

Ha ragione Brunella, se noi docenti siamo diventati dei robot, è anche colpa nostra. Tutti guardiamo l’orologio quando una riunione si è prolungata oltre l’orario. Lo spettacolo deve continuare, ma da un’altra parte. Questo avviene perché la mutazione da uomo a robot-cane-di-pezza-parlante-da-ammaestrare ha trovato degli inciampi. L’innocenza è perduta (quando precisamente: nel momento in cui ci siamo rimboccati le maniche per attuare la buona scuola o quando abbiamo cominciato a trasmettere le lezioni a distanza, o prima?), tuttavia come robot siamo imperfetti. Un robot che ha la coscienza di essere un robot non è perfetto. Ma non è questo. Eseguire i compiti non ci piace, non ci piace la dad, siamo consapevoli dei danni che ha prodotto, le prove invalsi ci lasciano indifferenti, ma se serve le utilizziamo come test di ingresso, i pcto vanno fatti, meglio se fuori dall’orario curricolare, ma alcuni progetti sono meglio di altri, le ore di formazione obbligatoria si possono fare da remoto spicciando casa. Ma soprattutto questo ronzio di ministri sottosegretari funzionari associazioni di dirigenti anche qualche sindacalista che pontificano sulla scuola come dovrebbe funzionare. Questo è il difetto più grave dei robot, non si riesce proprio a togliere questo ronzio.

1 ottobre
Lory: prof, ma lei non la personalizza la sua aula?
Prof: vorrei mettere uno scaffale con dei libri…
Lory: ci starebbe bene una palma.

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CALCUTTA Hübner

Da «Evergreen» (2018)

Venezia è bella, ma non è il mio mare
Il treno è fermo, io sono stufo di aspettare
In questo mondo che pieno di lacrime
Io certe volte dovrei fare come Dario Hübner
E non lasciarti a casa mai a consumare le unghie

Stazione di Fondi, fuori il tuo giubbotto
Scaviamo una buca, tutta terra sotto
E ci hanno messo le scorie
O forse altre storie
E ci hanno messo le scorie
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EDGAR ALLAN POE La lettera rubata

Nil sapientiae odiosius acumine nimio
Seneca

Proprio dopo una buia e burrascosa sera dell’autunno del 18… mi godevo in Parigi la duplice voluttà della meditazione e di una pipa di spuma, in compagnia del mio amico C. Augusto Dupin, nella sua piccola biblioteca, o studio, al terzo piano del numero 33, in via Dunot, nel sobborgo di San Germano. Da un’ora almeno non avevamo più detto una parola, e ciascuno di noi, a chiunque per caso ci avesse osservati, sarebbe parso intento unicamente agli anelli vorticosi di fumo che corrompevano l’aria della stanza. In quanto a me, però, andavo volgendo nella mente certi punti che avevano formato argomento di conversazione fra noi durante la prima parte della sera, e tornavo così agli assassinii di Via Morgue, e al mistero dell’altro di Maria Roget. Pensavo dunque alla loro coincidenza, allorché l’uscio del nostro quartiere fu aperto e lasciò passare una nostra vecchia conoscenza, il signor G…, Prefetto della Polizia di Parigi.

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Imbuti

Lina Azzo si è preoccupata di vincere il concorso da preside mentre era parlamentare per non rimanere con il culo per terra quando finiva la legislatura. Di Maio le ha dato l’opportunità di continuare a sedere in parlamento. Se sarà eletta in qualche gruppo denominato Italia per noi, Viva l’Italia, Insieme per l’Italia. ‘Mbuti, grande ritorno su rieducational channel, li butti fuori dalla finestra e rientrano dalla porta.

Casacca

Se vieni eletto con il Movimento 5 Stelle e scopri di non essere più d’accordo con la sua linea, hai tutto il diritto di cambiare forza politica. Ma ti dimetti, torni a casa e ti fai rieleggere, combattendo le tue battaglie. Chi cambia casacca, tenendosi la poltrona, dimostra di tenere a cuore solo il proprio status, il proprio stipendio e la propria carica.

Luigi di Maio, 11 gennaio 2017

Forse non tutti sanno che

Nello scorso quinquennio ci sono stati 569 passaggi da un gruppo all’altro che hanno coinvolto 348 parlamentari. In questo momento i movimenti sono stati 415 e hanno interessato 280 tra deputati e senatori.
Barbara Acquaviti, L’Essenziale, 2 luglio 2022

ROMANO LUPERINI Ma il ministro Bianchi è rimasto al Pazzaglia?

Da La letteratura e noi, 22 giugno 2022

Quando io ero studente liceale, ormai quasi sessanta anni fa, nelle scuole imperversava il Pazzaglia, un manuale della letteratura italiana ancora improntato a un gusto crociano. È sul Pazzaglia che Nedda viene definita come prima opera verista di Verga. È passato mezzo secolo, e tale definizione è fortunatamente scomparsa non solo, naturalmente, dagli studi critici ma dai manuali che si sono succeduti nel tempo, dal Salinari-Ricci al Baldi. Nella novella infatti manca il requisito fondamentale del Verismo, la impersonalità, e l’autore anzi interviene direttamente in prima persona a difendere il proprio personaggio. Il linguaggio poi non è quello popolareggiante del Verismo, ma quello del tardoromanticismo Continua a leggere “ROMANO LUPERINI Ma il ministro Bianchi è rimasto al Pazzaglia?”

Gli autori della tipologia A della prima prova dell’Esame di Stato dal 1999 a oggi

1999: Giuseppe Ungaretti
2000: Umberto Saba
2001: Cesare Pavese
2002: Salvatore Quasimodo
2003: Luigi Pirandello
2004: Eugenio Montale
2005: Dante
2006: Giuseppe Ungaretti
2007: Dante
2008: Eugenio Montale
2009: Italo Svevo
2010: Primo Levi
2011: Giuseppe Ungaretti
2012: Eugenio Montale
2013: Claudio Magris
2014: Salvatore Quasimodo
2015: Italo Calvino
2016: Umberto Eco
2017: Giorgio Caproni
2018: Giorgio Bassani
2019: Giuseppe Ungaretti/Leonardo Sciascia
2020-2021: prima prova depennata dall’esame per il Covid
2022: Giovanni Pascoli/Giovanni Verga
2023: Salvatore Quasimodo/Alberto Moravia
2024: Giuseppe Ungaretti/Luigi Pirandello
2025: Pier Paolo Pasolini/Giuseppe Tomasi di Lampedusa

ROBERTO VECCHIONI Luci a San Siro

Da «Parabola» (1971)

Hanno ragione, hanno ragione
mi han detto è vecchio tutto quello che lei fa
parli di donne da buoncostume
di questo han voglia se non l’ha capito già
e che gli dico? guardi non posso
io quando ho amato, ho amato dentro gli occhi suoi
magari anche fra le sue braccia
ma ho sempre pianto per la sua felicità

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DANIELE LO VETERE In difesa della lezione frontale

Da Le parole e le cose, 1 settembre 2016

Tre aneddoti.

a) Una volta mi è capitato di intercettare casualmente la conversazione di due studenti intorno a due loro insegnanti. Entrambi i colleghi facevano, come si poteva facilmente inferire, una “lezione frontale”. Eppure la loro reputazione presso i due ragazzi era ben diversa:

«Ah, quando parla X, capisco la filosofia; invece Y fa una… Lezione Frontale» (smorfia incerta tra noia e senso di sufficienza).

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