MARCO MAURIZI L’invasione degli ultra-pedagogisti. Scuola democratica, universalismo e lotta di classe (su «L’ultima ora» di Christian Raimo)

Da «Ecce Infans», Novalogos, Aprilia 2023, pp. 86-111

1. Né concretezza, né utopia

Il recente volume di Christian Raimo, L’ultima ora. Scuola, democrazia, utopia (Ponte alle Grazie, Milano 2022) è un testo che rappresenta perfettamente i pregi, pochi, e i difetti, moltissimi, di tutta una schiera di aspiranti riformatori della scuola che si autodefiniscono progressisti e democratici. Tra i loro pregi sicuramente le buone intenzioni, il desiderio di migliorare un’istituzione che è “in crisi” da tempo (o forse, come suggerisce Raimo stesso, da sempre), l’attenzione al disagio giovanile, la preoccupazione per il razzismo e l’esclusione, la speranza che la scuola possa farsi argine alle vecchie e nuove diseguaglianze. Tra i loro difetti il non sapere assolutamente come realizzare tutto questo, tranne poche idee che o sono molto confuse o sono totalmente sbagliate.

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Bipensiero

Winston lasciò ricadere le braccia lungo i fianchi e inspirò piano. La mente gli scivolò nel mondo labirintico del bipensiero. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullavano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale proprio nell’atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l’unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all’occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Continua a leggere “Bipensiero”

JORGE LUIS BORGES Il tempo

Il tempo è un fiume che mi trascina,
ma sono io quel fiume;
è un tigre che mi divora,
ma sono io quella tigre;
è un fuoco che mi consuma,
ma sono io quel fuoco.
Il mondo, disgraziatamente, è reale;
io, disgraziatamente, sono Borges.

Il tempo è prezioso

Scrive il pedagogista democratico: «L’insegnante che valuta pretende che studentesse e studenti impieghino del tempo per prepararsi». A parte l’ovvio, è chiaro che si studia solo per il voto e non per accrescere le proprie conoscenze, e la concessione ruffiana (vale sia per l’insegnante che per gli istituti di ricerca), quel «pretende» mi intriga come una lisca di pesce conficcata in una gengiva: l’insegnante pretende di valutare, è pretenzioso, forse anche presuntuoso, e rimane impassibile di fronte al tempo che lo studente perde per studiare… «Perché il tempo è prezioso per tutte e tutti».

ALESSANDRO MANZONI La carestia

Da «I promessi sposi», cap. 12

Era quello il second’anno di raccolta scarsa. Nell’antecedente, le provvisioni rimaste degli anni addietro avevan supplito, fino a un certo segno, al difetto; e la popolazione era giunta, non satolla né affamata, ma, certo, affatto sprovveduta, alla messe del 1628, nel quale siamo con la nostra storia. Ora, questa messe tanto desiderata riuscì ancor più misera della precedente, in parte per maggior contrarietà delle stagioni (e questo non solo nel milanese, ma in un buon tratto di paese circonvicino); in parte per colpa degli uomini. Il guasto e lo sperperìo della guerra, di quella bella guerra di cui abbiam fatto menzione di sopra, era tale, che, nella parte dello stato più vicina ad essa, molti poderi più dell’ordinario rimanevano incolti e abbandonati da’ contadini Continua a leggere “ALESSANDRO MANZONI La carestia”

EMANUELE ZINATO Sul caso Cospito: alcune riflessioni sciasciane

[Il presente e noi, 8 marzo 2023]

1. Genesi del carcere duro in Italia

Riflettere criticamente sul caso Cospito comporta la dolorosa e scomoda ricostruzione della genesi dell’istituzione del carcere duro in Italia e una riflessione sulla sua legittimità in un ordinamento democratico. L’antesignano del 41 bis è infatti l’articolo 90 istituito negli anni Settanta. Il carcere duro fece il suo esordio in regime d’eccezione a partire dal rapimento Moro: in quell’epoca vennero legittimate condizioni di detenzione che privano i reclusi per terrorismo di diritti, di socialità, di visite dei familiari, come nel tristemente famoso carcere dell’Asinara o  neicosiddetti “braccetti” in funzione nei primi anni Ottanta Continua a leggere “EMANUELE ZINATO Sul caso Cospito: alcune riflessioni sciasciane”

Puttana

Io non conosco le puttane d’alto affare, ma quanto alle basse vi giuro che la più brutta e gretta civettina di Recanati vale per tutte le migliori di Roma.
Giacomo Leopardi, lettera a Carlo Leopardi, Roma, 16 dicembre [1822]

«Un tipo laggiù mi ha detto: Combien, mademoiselle?».
«Non se ne meravigli», disse il giovane «in fondo sembra una puttana».
«Lo sa che non me ne importa proprio nulla?».
«Sarebbe dovuta andare con quel signore».
«In fondo ho qui lei».
«Può andare con lui dopo di me. Ci si metta d’accordo». Continua a leggere “Puttana”

FRANCESCO PETRARCA Era il giorno ch’al sol si scoloraro

Da «Rerum vulgarium fragmenta», 3

Era il giorno ch’al sol si scoloraro
per la pietà del suo factore i rai,
quando i’ fui preso, et non me ne guardai,
ché i be’ vostr’occhi, donna, mi legaro.

Tempo non mi parea da far riparo
contra colpi d’Amor: però m’andai
secur, senza sospetto; onde i miei guai
nel commune dolor s’incominciaro.

Trovommi Amor del tutto disarmato
et aperta la via per gli occhi al core,
che di lagrime son fatti uscio et varco:

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GIOVANNI VERGA La roba

Da «Novelle rusticane» (1884)

Il viandante che andava lungo il Biviere di Lentini, steso là come un pezzo di mare morto, e le stoppie riarse della Piana di Catania, e gli aranci sempre verdi di Francofonte, e i sugheri grigi di Resecone, e i pascoli deserti di Passaneto e di Passanitello, se domandava, per ingannare la noia della lunga strada polverosa, sotto il cielo fosco dal caldo, nell’ora in cui i campanelli della lettiga suonano tristamente nell’immensa campagna, e i muli lasciano ciondolare il capo e la coda, e il lettighiere canta la sua canzone malinconica per non lasciarsi vincere dal sonno della malaria: – Qui di chi è? – sentiva rispondersi: – Di Mazzarò -. E passando vicino a una fattoria grande quanto un paese Continua a leggere “GIOVANNI VERGA La roba”