Goebbels

In gioventù, Goebbels ambiva a diventare uno scrittore. Nel 1921, a ventiquattro anni, aveva conseguito un dottorato di ricerca (la sua tesi verteva su un drammaturgo del diciannovesimo secolo sconosciuto ai più) e per diversi anni aveva lottato per costruirsi una carriera rispettabile. Aveva scritto un romanzo che nessun editore aveva acconsentito a pubblicare, due sceneggiature teatrali che nessun produttore aveva accettato di produrre, quindi si era dedicato al giornalismo, ma anche lì senza risultati. Quando aveva incontrato il suo idolo Hitler, la ruota della fortuna aveva iniziato a girare nella giusta direzione.

Rebecca Donner, Nei giorni oscuri della nostra vita

UMBERTO SABA Ai poeti resta da fare la poesia onesta

Da «Quello che resta da fare ai poeti» (1911)

Ai poeti resta da fare la poesia onesta.

C’è un contrapposto, che se può sembrare artificioso, pure rende abbastanza bene il mio pensiero. Il contrapposto è fra i due uomini nostri più compiutamente noti che meglio si prestano a dare un esempio di quello che intendo per onestà e disonestà letteraria: è fra Alessandro Manzoni e Gabriele D’Annunzio: fra gli Inni sacri e i Cori dell’Adelchi, e il secondo libro delle Laudi e la Nave: fra versi mediocri ed immortali e magnifici versi per la più parte caduchi. L’onestà dell’uno e la nessuna onestà dell’altro, così verso loro stessi come verso il lettore (perché chi à un candido rispetto per l’anima propria, lo à anche, all’infuori della stima o disistima, per quella a cui si rivolge) sono i due termini cui può benissimo ridursi la differenza tra i due valori.

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JORGE LUIS BORGES L’ultimo sorriso di Beatrice

[Da «Nove saggi danteschi»]

È mia intenzione commentare i versi più patetici che la letteratura ci abbia dato. Li include il Canto XXXI del Paradiso, e benché siano famosi, nessuno pare aver compreso il dolore che vi è in essi, nessuno li ha ascoltati interamente. È ben vero che la tragica sostanza che racchiudono appartiene meno all’opera che all’autore dell’opera, meno a Dante protagonista che a Dante redattore o inventore.

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GIOVANNI CAROSOTTI La scuola del futuro? Un progetto già vecchio. Alle origini del PNRR

Da Clionet, giugno 2023

Premessa

Uno dei tanti meriti dello studio di Gert Biesta1, recentemente tradotto in Italia, è stato quello di avere fatto chiarezza sull’uso strumentale e ideologico delle espressioni di «innovatore» e «conservatore», relativamente alle scelte metodologico-didattiche sostenute dalle politiche di riforma della scuola in Occidente negli ultimi due decenni. Il principale riferimento per legittimare la nuova politica scolastica, considerato in sé una garanzia di innovazione, è senz’altro la tecnologia digitale; l’inevitabilità di un suo utilizzo sempre più invasivo (con le implicite e indubbie comodità che esso arreca a diverse pratiche), nonché la dimestichezza (sia pure solo superficiale e in molti casi orientata comunque a una logica di consumo) delle giovani generazioni Continua a leggere “GIOVANNI CAROSOTTI La scuola del futuro? Un progetto già vecchio. Alle origini del PNRR”

Malavita (organizzata)

La mafia non esiste.
Alfredo Galasso

Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.
Paolo Borsellino

«La malavita organizzata non è altro che l’aspetto più sudicio del potere d’acquisto del dollaro».
«E quale sarebbe l’aspetto pulito?».
«Non l’ho mai visto».
Da Raymond Chandler, Il lungo addio

JOELLE TAYLOR Terra di nessuno

Il suo volto era un paese straniero
e la sua lingua una pistola nascosta.
La sua risata era una sirena antiaerei
e la sua bocca una grotta scavata nella terra irachena,
una fossa poco profonda ai margini della citta.
La sua barba era il filo spinato intorno al campo
e la sua pelle una mappa disegnata a mano e cucita nella camicia,
un terreno deserto a mezzanotte.
I suoi occhi erano soffici mine sepolte e abbandonate
e la sua voce interferenze radio colte tra due stazioni.
Le sue costole erano le sbarre afferrate di una gabbia a Guantanamo Bay
e le sue labbra la fila ordinata alla dogana,
il confine tra due territori.

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Astronomia

Guardate le stelle invece dei vostri piedi.
Stephen Hawking

La più sublime, la più nobile tra le fisiche Scienze ella è senza dubbio l’Astronomia. L’uomo si innalza per mezzo di essa come al di sopra di se medesimo, e giunge a conoscere la causa dei fenomeni più straordinari.
Giacomo Leopardi, Storia dell’astronomia

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ALBERT CAMUS La peste

Da «La peste», capp. 2, 4

Da questo momento in poi si può dire che la peste fu cosa nostra, di tutti. Sino a qui, nonostante lo stupore e l’inquietudine suscitati da quei singolari avvenimenti, ciascuno dei nostri concittadini aveva proseguito le sue occupazioni, come gli era stato possibile, al suo solito posto. E certamente questo doveva continuare; ma una volta chiuse le porte, si accorsero di essere tutti, e anche lo stesso narratore, presi nel medesimo sacco e che bisognava cavarsela. In tal modo, ad esempio, un sentimento sì individuale come la separazione da una persona cara diventò subito, sin dalle prime settimane, lo stesso di tutto un popolo, e, insieme con la paura, la principale sofferenza di quel lungo periodo d’esilio.

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Antonella

Perché un’Antonella Boralevi (o era Antonella Clerici?) non dovrebbe poter uscire la sua opinione sui voti numerici? Non ci insegnano i Pedagogisti (siamo tutti Pedagogisti), che le competenze disciplinari si possono apprendere con un corso on line di 20 ore e senza tirocinio (senza aver mai messo piede in un’aula)? Perché la Pedagogia dovrebbe essere un’eccezione?