«Lo Spleen di Parigi», 8
Cane mio, bello mio, buono e caro, lupettino, vieni qua vieni vicino a fiutare un gran profumo, che ho comprato dal migliore profumiere cittadino.
E il cane, battendo la coda, cosa che è, penso, per queste povere creature, il corrispettivo del riso e del sorriso, viene e mette il naso umido e curioso sul flacone aperto del profumo; poi, filando indietro subito impaurito, mi abbaia contro tutto il suo rimprovero.
«Ah, razza d’un miserabile, se ti avessi offerto un cartoccio di escrementi, l’avresti annusato a dovere e con delizia forse divorato. Così, anche tu, compagno indegno della mia triste vita, assomigli al pubblico, al quale non bisogna mai presentare profumi troppo delicati che lo stuccano, ma solo dei rifiuti scelti con cura.