ASCANIO CELESTINI La cultura non è sapere le cose a memoria

Da «Poveri cristi»

La Vecchia mi ha tatto ragionare su tante cose. Chi c’ha tanto deve dare tanto.
Chi c’ha poco è già tanto che dà un pochetto. Lei c’ha una grande cultura e infatti je l’ho detto.
«Vecchia, tu c`hai una cultura che lèvate… ».
E lei: «E che è la cultura?».
Dico: «Per esempio è quello che impari a scuola, per esempio so’ le poesie».
Me fa: «E tu la sai una poesia?».
«No, conosco le preghiere», e je dico l’Ave Maria.
Ma appena comincio me fa: «E che significa “Ave”?».
Dico che è un saluto, una maniera per presentarsi alla Madonna.
E lei: «E allora perché non saluti pure Dio quando reciti il Padre nostro? E poi perché una preghiera tutta in italiano deve comincià con una parola latina? Quando vai in macelleria che dici “Ave macellaro?».
Vado avanti, «piena di grazia, il signore è con te».
«E quest’altro che significa?» me fa la Vecchia.
Dico: «Significa che la Madonna è molto graziosa e Dio je vòle bene».
Dico e ridico, ma me pare che sta preghiera non l’ho capita per niente.
Non l’ho capita anche se la ripeto a memoria da una vita, porcamadosca!

«Vedi», me dice, «la cultura non è sapere le cose a memoria. In chiesa e a scuola te fanno credere che tu sei come una scatola vuota. Se ti impari quello che dicono loro, quella è la cultura. E invece no! La cultura significa che le cose le capisci e poi le sai fare per davvero. Quando vengo a mangiare a casa tua mica mi reciti le ricette a memoria. Mi cucini un piatto de pasta alla puttanesca co’ quello che t’è rimasto nel frigo. Giusto?».