VALENTINA PETRI «Formazione» senza cultura?

La nostra scuola, 21 settembre 2025

Guardo i titoli dei corsi di formazione per docenti e mi viene lo sconforto. Metodologie didattiche, intelligenza artificiale, agenda 2030, cose in inglese che non so cosa sono… Tutto bello, nobile e necessario. Li faccio, giuro.
Ma io vorrei studiare. Io vorrei tornare ad ascoltare delle belle lezioni come quando ero all’università. Io vorrei essere obbligata a sentire non gente che mi dice come dovrei insegnare, ma gente che mi spiega cose che non ho mai approfondito, aspetti di un’opera, autori che nel mio percorso ho incontrato solo per quel tanto che bastava. Vorrei studiare di nuovo, con calma e profondamente, le Operette morali, anche quelle che non mi ricordo più, il Paradiso, anche quei canti che a furia di non farli sfumano. Vorrei trenta ore non per sentirmi dire che i kahoot sono divertenti e le escape room grammaticali immersive, ma per ascoltare qualcuno che mi incanti come quando avevo vent’anni. Voglio, che ne so, un corso sulle poete del Novecento, voglio un corso su dieci novelle di Boccaccio o qualcuno che mi faccia approfondire Gaspara Stampa. Voglio un modulo su Pasolini, voglio trenta ore su Montale e un corso monografico su Sibilla Aleramo. Voglio studiare la MIA materia, quella che devo insegnare, e certo che posso farlo anche a casa, restando aggiornata e blablabla, ma il bello di andare a lezione è ANDARE A LEZIONE, a sentire delle lezioni BELLE di qualcuno che ha studiato più di me e tornare a casa piena di appunti e libri da leggere e idee per lezioni fichissime e percorsi che posso affrontare nelle MIE classi. Perché più studio, meglio insegno. Invece più mi rompete le palle, più sono stanca, peggio insegno.
E bon.