Io, Robot

È venuta meno la centralità della figura dell’insegnante, ridotto a un disciplinato burocrate, a cui è tolto il tempo persino di studiare e di preparare le lezioni. Mentre sino a poco tempo fa la scuola era contraddistinta da un tempo improduttivo, era un intervallo sottratto alla produzione, ora non solo il linguaggio della sua gestione è diventato quasi esclusivamente economico, ma in parte anche la pratica dell’insegnamento.
Romano Luperini

1 dicembre
Oggi in quarta rossa per spiegare il VI canto del Purgatorio abbiamo giocato alla zara. Ha vinto Federica.

(Poiché ormai per interrogare uso random generator, a chi mi chiede a cosa mi servono i dadi d’ora in poi rispondo: a spiegare il VI canto del Purgatorio)


1 ottobre
Lory: prof, ma lei non la personalizza la sua aula?
Prof: vorrei mettere uno scaffale con dei libri…
Lory: ci starebbe bene una palma.

13 ottobre
Qualcuno ha voglia di rispondere a una domanda blu?

14 ottobre
La domanda blu, a cui corrisponde il voto blu, da quest’anno in 20mi, è «cos’è il cesarismo?». Le opzioni, realizzate in base alle risposte ricevute sono, nell’ordine:
a) quando si fa nascere un bambino praticando un taglio (cesareo)
b) fare opere pubbliche dando lavoro a un sacco di gente
c) il movimento politico a cui appartengono i sostenitori di Cesare, i cesaristi
d) risposta giusta non pervenuta

24 ottobre
Mi è venuta voglia di dare un tema ispirato a una battuta di una collega al bar: «Una certa dose di ipocrisia è necessaria per poter convivere in una comunità?». Io penso di no. In teoria. Nella realtà siamo tutti un po’ Dottor Jekyll e Mister Hyde.

6 novembre
Una dirigente scolastica del Veneto appoggia la petizione dei maturandi (sedicenti maturanti) su change punto org, quella per cui la dad ha distrutto le nostre basi linguistiche quindi non c’è la possiamo fare ha sostenere la prima prova dell’esame (figuriamoci la seconda). Dice, la tizia, che la prova scritta risale al 1923 mentre nel frattempo, «il mondo e le competenze necessarie per affrontarlo sono cambiate». Suggerisce, la tizia, che alle/agli studenti «occorre saper usare bene il linguaggio dei social». Caspita, mi è venuta un’idea.

14 novembre
Irresistibile voglia di giocare a tetris per ingannare la domenica senza calcio, in cui dovrebbe diluviare (finora c’è stato il sole) mentre un pacco di compiti fa capolino sul tavolino e il libro di grammatica è aperto alla pagina «proposizioni soggettive».
Ho detto tetris, non tennis.

Più tardi.
Quattro gocce sono sufficienti a considerare immorale non tagliare il nastro che avvolge i suddetti compiti di italiano?

28 novembre
Anche Cingolani, ministro della transizione ecologica, fisico, ha detto la sua sull’insegnamento della storia. Dice che le guerre puniche si studiano 4 volte a scuola (troppo poco, dico io, si dovrebbero studiare cinque volte almeno). Lucia Azzolina, ministra dell’istruzione nel governo Conte come Lina Azzo, oggi dirigente scolastica in una scuola di Palermo, lo ha confutato: si studiano tre volte e mai nello stesso modo (ogni volta si dà più importanza a una delle guerre puniche, che sono tre). Nella realtà, non nei dibattiti tra questi grandi scienziati, le guerre puniche si studiano solo due volte. Mentre la guerra fredda, per dire, se va bene, mezza volta.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: