Assassinio alla posta


XI

Telefono al numero verde. Risponde una tizia che si qualifica come assistente digitale.
Tizia: cosa posso fare per te?
Io: Voglio parlare con l’operatore
Tizia: fammi una domanda in un linguaggio semplice che posso comprendere
Io: Voglio parlare con un operatore
Tizia: Vuoi parlare con un operatore? Se è perché non ho capito la tua domanda rispondi sì se non hai fiducia in me rispondi no
Io: no
Tizia: …
Io: ….
Tizia: dammi un’altra possibilità

I

Alle 10 di una mattina di novembre sono fermo da mezz’ora sulla stessa mattonella in fila alla posta. La mattonella si trova davanti a una birreria dove spacciano Tuborg. L’insegna dice baila con migo. La storia si deve risolvere entro un’ora perché a mezzogiorno devo essere a scuola a trasmettere la lezione.

L’antefatto: sabato sera mi arriva un messaggio da un numero sconosciuto. Dice se hai autorizzato il pagamento di euri 69 a (nome illeggibile) rispondi sì oppure no. Rispondo no. Chiudo.

Intanto ho cambiato mattonella. Ora sono davanti al n. 35. I numeri vanno a scendere. La posta è il n. 29. Allora, domenica mattina vengo assalito da un dubbio. Entro nel profilo della posta. Non c’è più la carta. Nemmeno un messaggio. Il numero verde risponde da lunedì a sabato. Segno il numero verde sulla lavagna con un pennarello blu.

Tutto è cominciato quando ho deciso di comprare un telefono nuovo. Questo è successo venerdì. Il tizio che mi ha venduto il telefono ha detto di aspettare 24 ore. Che dopo 24 ore il display sarebbe diventato perfettamente trasparente. Il telefono nuovo ha aspettato nella sua scatola fino a sabato pomeriggio. Mentre scrivevo questo paragrafo ho guadagnato mezza posizione. Ora sono tra il n. 35 e il n. 33. L’ingresso della posta è sempre al n. 29. Proprio ora è entrato un tizio con l’aria di volerci rimanere un sacco di tempo.

Sabato pomeriggio comincio a configurare questo nuovo telefono. Per prima cosa lo collego con il telefono vecchio ma vedo che non dialogano. Devo fare un lavoro per trasferire i numeri che dopo da una parte non ci sono più e dall’altra ne manca la metà. Pazienza. Uozzap non me lo fa scaricare perché dice che c’è già. E dov’è? È sul telefono vecchio. Allora cancello uozzap dal telefono vecchio e riprovo. Dice che non lo posso scaricare perché non c’è nessun dispositivo associato dove scaricarlo. Deve essere stato in questo frangente, dopo circa due o tre ore di tentativi, che mi è apparsa quella finestra con i metodi di pagamento. Il resto è storia.

Un minuto alle 10.30. Sono davanti al n. 31. C’è un cartello vendesi un po’ scolorito. Vendesi un appartamento ristrutturato di 82 metri quadri primo piano tre camere cucina no agenzie. Se non avessi trovato il modo di ingannare il tempo raccontando questa storia edificante avrei telefonato. Avrei chiesto se poi è stato venduto l’appartamento. Buongiorno era cosi per sapere grazie. Caspita sono quasi al n. 29.

Lunedi mattina chiamo il numero verde che ho scritto sulla lavagna con il pennarello blu. Mi risponde una voce registrata dice di essere un’assistente fammi una domanda chiedo che fine ha fatto la mia carta dice fammi una domanda che io posso capire dico postepay bloccata dice che io non ho nessuna postepay chiede se mi è stata utile rispondo no dice mi dispiace. Richiamo. Stessa assistente. Dice fammi una domanda. Rispondo che voglio parlare con un operatore. Elenca i servizi che vengono gestiti dall’operatore. Chiede se ho fiducia in lei. Rispondo no. Vengo messo in attesa. Dopo 20 minuti di attesa risponde un operatore. L’operatore si chiama Carmine.

Mi hanno chiamato allo sportello. Sono le 10.40. Buona giornata.

II

Alle 9.30 di un piovoso mercoledì di dicembre sono da mezz’ora sulla stessa mattonella in fila alla posta. La mattonella si trova davanti a una birreria dove spacciano Tuborg. La stessa dell’altra volta. Con la differenza del freddo umido, della signora che cerca di passare avanti rasente il muro, delle lamentele del tizio con i capelli a spiovente contro gli impiegati della posta che sono lenti, che sono troppo pochi, che a un’altra posta c’è meno gente. Dice è un’ora e mezza che sto in fila. Non è vero.

Sono qui per non risolvere un problema di identità. Lunedì dopo 40 minuti di fila mi ero presentato allo sportello. La signora della posta ha detto che la postepay non si può estinguere perché i saldi non sono allineati. Propongo, con molta umiltà, di prendere in considerazione il saldo disponibile. Chiede alla collega. La collega dice che non si può fare perché il saldo è disturbato. È un’operazione sporca. La signora dello sportello dice io operazioni sporche non ne faccio. Noto che la gente oggi non sa mettersi in fila. Si sono tutti ammucchiati davanti alla porta e iniziano a discutere su chi c’era prima. Durante il lockdown non ho avuto nemmeno un’occasione di andare alla posta. Passavo davanti all’ufficio postale guardando la fila e pensando a me non mi tocca. Proprio a me. Non mi. Stanno prendendo il caffè, dice il tizio con i capelli a spiovente, alla direttrice non gliene frega un cazzo. Alla non gliene sic. Gli fa pure male il caffè dice un altro tizio.

La signora dello sportello è andata a parlare con la direttrice. Quando torna dice che intanto può accendere un’altra carta. Apre la schermata sul computer e dice ma come si chiama lei Pesce in Salamoia di Qualcheccosa o Pesce in Salamoia di Qualcheccosa senza capperi. Dico senza capperi. Epperò sul documento i capperi ci stanno. Epperò sulla postepay i capperi non ci stavano. L’ultima volta che sono stato alla posta prima del lockdown a un certo punto entra una collega urlando. Dice è l’ottava volta che vengo. Non riusciva a estinguere il conto perché per estinguere un conto sopra ci deve stare almeno un euro. E non poteva metterci sopra un euro perché il conto era bloccato. La colpa è del governo 5 stelle dice il tizio dei caffè. Perché non fanno un cazzo daa matina aa sera.

Lunedì sono stato allo sportello quasi un’ora. Hanno fotocopiato tutti i documenti. Hanno fatto un pacchetto e ci hanno scritto il mio numero di telefono. Hanno detto le faremo sapere. Diamo tutti una mano a far andare male le cose. La direttrice diceva che abitiamo nello stesso condominio ma non ci siamo mai incontrati. Ho detto quindi me ne vado a mani vuote non ho concluso nulla. La signora allo sportello dice abita nello stesso condominio della direttrice. Esco e vado a trasmettere la lezione.

Nel frattempo sono entrato. Sono le 10.20. Buona giornata.

III

Le 17.30 di mercoledì. Sono allo sportello. Stamattina era andata bene. Solo 50 minuti di fila. Nemmeno pioveva ancora. Una signora gentile mi dice la direttrice sta studiando il suo caso. Mi invita a tornare oggi pomeriggio. Con molto garbo protesto che è la seconda volta che vengo, che la postepay mi serve con una certa urgenza. Dice che non devo fare la fila. Obietto: chi glielo spiega a questa gente qua fuori. Prende un numeretto ci scrive appuntamento con il direttore. Risolto.

Ha piovuto tutto il pomeriggio. C’era una bella fila. Mi sono infilato dentro la posta con il cappuccio e la mascherina ho visto la direttrice dietro la vetrata ho detto sono quello che ha problemi di identità. La direttrice dice la riconosco abita nello stesso condominio prenda il numeretto. Non l’avesse mai detto.

Quando ho premuto il dito sul totem un tizio è entrato dentro l’ufficio come una furia. Ha detto giù le mani il numeretto è mio aspetto fuori da un’ora e mezzo. Dice che sono entrato alla posta senza nemmeno guardare. Vero.

Mi chiama la direttrice. Dice che sta aspettando una risposta alla domanda sula mia identità. Che intanto facciamo domanda di sostituzione e stiamo a vedere cosa succede. Sono le 18 quando esco dalla posta. Nessuno mi fa caso mentre mi allontano sotto la pioggia.

IV

L’attesa della telefonata della direttrice della posta è essa stessa la direttrice della posta?

V

Lunedì mattina, poco prima delle 8. Stamattina mi è venuta voglia di fare un salto alla posta. A quest’ora non c’è troppa fila, vado, entro, chiedo di parlare con la direttrice. La direttrice dice qual buon vento la porta, signor Pesce. Rispondo passavo di qui per caso e sa com’è, mi affaccio all’ufficio postale un momento per sapere come procede la storia della mia identità. La direttrice dice che ha inoltrato un quesito all’ufficio Identità smarrite il quale ha compilato la presa in carico del Problema e dopo avere fatto un pacco di fotocopie lo ha inoltrato all’ufficio del Padre provinciale, dove dovrà stare in giacenza per non meno di 3 giorni per via del covid. In sintesi dice che potrebbe chiamarmi un numero della Romania non metta giù perché dopo siamo da capo a 12. Sono passate da poco le 8, non vado.

VI

Tutte le mattine mi chiedo se forse ho sbagliato posta. Forse, un’altra posta mi avrebbe rinnovato la postepay senza fare tutte quelle domande sulla mia identità. Forse a quest’ora avrei risolto. Poi, ogni volta, cerco di allontanare questo pensiero insensato: è passata solo una settimana, in fondo.

VII

Oggi vedo una busta che fa capolino dalla buca delle lettere. Sopra c’è scritto POSTE. Dentro c’è di sicuro la nuova carta. Mi manca solo l’ultimo passo, andarla ad attivare all’ufficio postale. La apro. Dice: sono scadute le cedole delle vostre cartelle di rendita, dovete pagare lire 15.000 compilando il modulo allegato.

VIII

Sabato mattina. Vado alla posta a vedere se la storia ha fatto qualche passo avanti. Fa freddo ma per fortuna ha smesso di piovere. Davanti all’ufficio postale c’è la solita fila che fa il giro dell’isolato. Mi affaccio alla vetrata. La direttrice mi fa segno di entrare. Chiedo permesso. Una signora si fa da parte. Dice ma la prego. La direttrice dice la stavo per chiamare proprio oggi mi è arrivata la risposta del caporeparto identità smarrite. Dicono che lei può chiamarsi come vuole. Chiedo quanto tempo ancora dovrò aspettare per avere una nuova postepay. Dice nulla lei non deve più aspettare abbiamo sbloccato la sua vecchia carta lei in effetti aveva risposto no, che non aveva autorizzato il pagamento. Anzi, ci scusi per tutto il fastidio che le abbiamo procurato. Quando dice cappuccino o caffè suona la sveglia. Sono le 6.45 di sabato.

IX

Lunedì. Sfoglio la margherita. Vado alla posta, vedo se c’è fila, non vado c’è sicuramente fila, vado, fanculo la fila, non vado, devo finire di compilare un pdp, vado, fanculo il pdp l’ho caricato sul drive si è compilato da solo, non vado, col cavolo che si è compilato da solo, vado, non vado. NON VADO.

X

Un freddo sabato mattina a metà dicembre sono di nuovo in fila alla posta. Davanti ho una decina di persone. Dentro lo zainetto la lettera con cui mi si invita a recarmi all’ufficio postale per attivare la nuova postepay, la nuova postepay dove in rilievo c’è scritto Valerio Pesce in Salamoia di Qual, un documento di identità valido, il codice fiscale, l’estratto conto della carta che è stata bloccata tre settimane fa, la richiesta di sostituzione, un libro di poesie che non leggerò. In fila nessuno dice una parola. Tra poco entro. Se va tutto bene questa è l’ultima puntata di Assassinio alla posta.