Le parole sono solo parole?

Quando si abitua la gente a dire parole che non capisce, è facile farle dire tutto ciò che vuole.
Jean-Jacques Rousseau, Émile

2 settembre 2021
Le parole nuove che ho imparato durante l’estate, con una coda raccolta durante la prima riunione di scuola, il primo settembre, mattina.
Di cecchinare per fare il check-in si è già detto.
I chiòzzeri a Campo sono i secchi marroni dove si conferisce l’umido, anche se i capoliveresi, cito da un dizionario locale, chiamano chiòzzeri «oggetti da cucina usati».
Il tizio della gastronomia in un supermercato è infastidito dal girarrosto che cingola tutto il giorno.
Amici che abitano in collina non possono uscire la sera perché sono insediati dai cinghiali.
Attenzione al diverso significato che può assumere in diverse parti d’Italia l’espressione sti cazzi, che da qualche parte equivale al toscano boia! (elbano: boia de’!), e quindi esprime una cordiale meraviglia. Per ora, in Toscana, non ho fatto l’esperimento.
Siccome una piattaforma che trasmette le partite di calcio deve condividere 3 partite ogni giornata con un’altra piattaforma, per non sminuire l’esclusiva che avrebbe detenuto se le avesse trasmesse tutte e 10 in esclusiva, si dice che 3 partite sono trasmesse in coesclusiva.
Quando ho spiegato a Gianni che panorama deriva da pan tutto e orao vedere ha proposto di scriverlo separato: pan orama.
Dulcis in fundo: durante le vacanze gli studenti sono stati aberrati dai compiti.


Continua a leggere “Le parole sono solo parole?”