A volte ritornano

Non esiste la classe docente ma il docente, da solo.
Chiara Valerio, Nessuna scuola mi consola

14 gennaio
Intervallo.
Prof: ci vediamo tra 10 minuti, vado a fumare.
Classe: lei fuma?
Prof: no, perché?


2 gennaio 2021
Il rumore dei botti di Capodanno mostra che il nuovo anno nasce tra aspettative esagerate. Intanto, tra pochi giorni gli studenti delle scuole superiori rientrano a scuola. Questa nuova pagina si intitola «A volte ritornano» perché si basa sulla previsione di come sarà la scuola di qui (in realtà da settembre del 2020) ai prossimi due-tre anni: lunghi periodi di confinamento domestico (e didattica a distanza) interrotti da periodi più brevi di scuola in presenza, a singhiozzo, con percentuali variabili, banchi monoposto che si spostano per i corridoi, tanta isteria collettiva.

3 gennaio
Trascrivo quello che si diceva riguardo alla riapertura delle scuole superiori intorno al 3 gennaio 2021. E mancavano ancora quattro giorni. Bisognava prima vaccinare il personale scolastico. Se va bene il personale scolastico sarà vaccinato entro luglio, prima i soggetti a rischio e poi tutti gli altri. Si riapre a settembre. Se va bene. Ma rendiamoci conto. La curva dei contagi è maggiore rispetto a settembre (Ci sono anche dei grafici a supporto di questo argomento, con le casette più alte, più alte, sempre più alte). C’è questa ostinazione sulla riapertura per il 50% degli studenti il 7 gennaio nonostante il parere contrario degli scienziati, nonostante l’evidenza. Non si riapre, non ci sono le condizioni. I presidi questa volta sono con noi. Il ritorno a scuola, in queste condizioni, resta un’incognita: chiediamo dunque che venga ascoltata anche la voce di noi docenti. Far entrare i ragazzi alle 10 e uscire alle 18 sconvolgerebbe il loro equilibrio psicofisico. I ragazzi tornerebbero a casa nel tardo pomeriggio, senza aver consumato un pasto vero, senza il tempo adeguato per lo studio, lo sport e il riposo (quanto è sano mangiare un veloce pasto freddo, seduti alla cattedra o al banco?). Tenere docenti e discenti fermi dietro banchi e cattedre in aule mal riscaldate e con le finestre aperte è una pura assurdità. Non sembra proprio che gli estensori del piano per la riapertura in presenza si rendano conto delle insormontabili DIFFICOLTÀ ORGANIZZATIVE. Non sembra proprio che si rendano conto delle CARENZE STRUTTURALI DI FONDO. Erano anni che i docenti non producevano una così gran mole di documenti, lettere aperte e appelli. Per continuare a fare lezione in ciabatte. Anzi in pantofole perché nel frattempo è arrivato l’inverno.

4 gennaio
Riassumendo: non si può tornare a scuola (alle superiori) per: la curva dei contagi, la variante inglese del coviddi, la distanza tra le rime buccali, l’inefficienza dei trasporti, i tagli all’istruzione, le strutture fatiscenti (carenze strutturali di fondo), le classi pollaio, gli orari scaglionati (chi fa l’orario ne sa qualcosa), il sabato io faccio le lavatrici, fare lezione con la finestra aperta non è didattico, un pranzo freddo durante una ricreazione non è didattico, fare lezione con sciarpa e cappello non è didattico, lo faccio per i ragazzi (va sempre bene), il vaccino non è pronto, e, last but not least, LA NEVE!!!!

5 gennaio
A volte ritornano non più il 7 gennaio ma l’11, e in alcune regioni a febbraio. È la strategia di Don Abbondio. Vedi cosa scrive Alessandro Manzoni nei «Promessi sposi» (cap. 2): «Quello che, per ogni verso, gli parve il meglio o il men male, fu di guadagnar tempo, menando Renzo per le lunghe. Si rammentò a proposito, che mancavan pochi giorni al tempo proibito per le nozze; — e, se posso tenere a bada, per questi pochi giorni, quel ragazzone, ho poi due mesi di respiro; e, in due mesi, può nascer di gran cose».

6 gennaio
La narrazione sulla DaD in 5 passaggi.
A marzo-aprile si diceva che la DaD non è scuola, poi si è cominciato a dire che la scuola in presenza è meglio però la DaD ha salvato molte vite umane, a giugno c’è stato l’intermezzo dell’esame e hanno cominciato a piovere appelli contro l’inutilità dell’esame, ora si dice che la scuola non è mai stata chiusa, basta con la retorica della scuola in presenza meglio della DaD (d’altra parte noi lavoriamo lo stesso), la DaD è relazione e empatia (come l’orgasmatico di un noto film di Woody Allen), che si può continuare finché non sarà passata l’emergenza (due anni? Tre?). Tra un po’ si dirà che la DaD è meglio della scuola in presenza, che non abbiamo capito nulla, siamo vecchi dentro, continuiamo a difendere una civiltà arcaica che non esiste più.

Epilogo: tra un po’, non subito, non ci sarà più nessuno a dire che la DaD è relazione, che è come la scuola in presenza, basta con la retorica, perché l’insegnante, ormai inutile, sarà stato sostituito da una banca dati.

11 gennaio
La DaD fa venire il mal di pancia a qualcuno di Confindustria (e fondazioni collaterali). Scrivono gli ideologi della scuola tecno, che la didattica a distanza provoca buchi nell’apprendimento fino al 50 per cento, ne certificano il fallimento, chiedono persino di riformulare il calendario scolastico per permettere alle/agli studenti di recuperare il tempo perduto. «Un danno enorme», scrive il Sole 24 ore, e chissà perché: «Le carenze maggiori si sono registrate in studenti dal background più svantaggiato». E persino: «L’ampio ricorso alla DaD, oltre che sulle competenze, avrà effetti negativi sui comportamenti e l’emotività dei nostri giovani che stanno perdendo in relazioni e socialità». Si dirà: Confindustria misura i buchi di apprendimento con i propri sistemi (anche se noi possiamo toccarli con mano, e fare finta di non vederli), e ha i propri scopi, ma il messaggio è chiaro: il ministro dell’istruzione non sta facendo nulla per evitare «l’ampio ricorso alla DaD».

Gli unici veri sostenitori della didattica a distanza, ormai, sono gli insegnanti che non vedono possibile tornare a scuola a nessuna condizione, e discutono se sia più didattico fare lezione in classe con il cappello e la sciarpa o a casa con la felpa e le pantofole.

11 gennaio, ore 16
Non se ne può più di queste/i studenti delle superiori che scrivono lettere in cui dicono di voler tornare a scuola, e mi manca la compagna di banco, e quanto mi manca la ricreazione, e quanto mi piaceva sentire suonare la campanella, e quanto erano belle le verifiche, e di qua, e di là. Fatevene una ragione: LA-SCUOLA-SUPERIORE-È-CHIUSA-FINO-A-DATA-DA-DEFINIRE

12 gennaio
Prof: non vedo più l’alunna con la figura orizzontale.
Alice: mi ha detto di riferirle che è andata con la nonna a fare la spesa.

13 gennaio
Interrogazione di epica. Chiedo a Giorgia se può riassumere Ettore e Andromaca. Dopo due minuti leggo sulla chat «Non mi funziona il microfono». Puoi scrivere il riassunto in chat? Altri due minuti: «Diciamo di no». Chiedo quali sono le motivazioni di Ettore. Cinque minuti: «La patria». E le motivazioni di Andromaca? Tre minuti: «La famiglia». Voto: 6.