Cosa (non) leggo

V. Cosa (non) ho letto nel 2020
31 dicembre 2020

Il 2020 è stato l’anno dei grandi volumi. La brutale amicizia di Deakin ha accompagnato il periodo più duro del lockdown (marzo-aprile), Infinite Jest di David Foster Wallace il periodo del lockdown a macchia di leopardo (novembre-dicembre). In mezzo alcuni mattoncini: Spillover di David Quammen, Auto da fé di Elias Canetti e Una stella incoronata di buio di Benedetta Tobagi. Il libro più corto L’ombra di Ratóc di Luigi Lollini (che ci vuole più tempo a fare l’accento acuto). La delusione: L’Italia di piazza Fontana di Davide Conti, un collage di citazioni e di note a piè di pagina, ma senza la grande architettura di Infinite Jest. La scoperta: Due o tre cose che so di sicuro di Dorothy Allison. La riscoperta: Una donna di Sibilla Aleramo. E ora vado a portare in cantina 12 libri che non leggerò più.

Post scriptum: il proposito per il 2020 era leggere tre romanzi di Federigo Tozzi in un’edizione decente. L’edizione decente è arrivata con un corriere prima del lockdown ma di romanzi non ne ho letto neanche uno.

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