Le parole sono solo parole?

21 settembre 2013
In una classe di nativi Invalsi solo uno sa spiegare in un quesito a risposta aperta cosa significa collaborazionista (per quasi tutti è uno che collabora, per uno si usa per indicare i soci in affari), due sanno spiegare mellifluo (uno fornisce tutto un suo pamphlet per dire che «si dice che un oggetto è mellifluo quando le sue caratteristiche fisiche possono variare quando viene stimolato da una forza esterna a causa della sua struttura fluida»), due conoscono il significato corretto di stizza che per tutti gli altri è sinonimo di paura (ma anche «una persona che non si arrende»), per 18 deficienza è sinonimo di stupidità (e basta), uno azzarda un esempio: «la comunicazione deficie di una firma», «disomogeneo si dice di una sostanza in cui si possono vedere ad occhio nudo le materie di cui è composta», «irreversibile si riferisce a una persona che non può cambiare idea».

30 maggio 2020
Chi non si allinea alla narrazione ufficiale sulla pandemia è un «negazionista». Non credo più a niente e nessuno, per cui, personalmente, non ho difficoltà ad allinearmi alla narrazione ufficiale. Questo a prescindere che il negazionismo sia un reato e che possa essere punito.

Un esame a distanza è anche detto «da remoto», cosa che autorizza a pensare che le domande vengano registrate prima e poi proposte allo studente. Che può prendersi un po’ di tempo per rispondere, a seconda del tempo di connessione e della distanza. D’altra parte la didattica a distanza ha rivoluzionato il concetto di «presenza»: per essere presente non è più necessario stare fisicamente in un determinato posto, si può essere presente anche a casa propria. La scuola privata è pubblica. Le ore possono essere di 40 minuti (e magari domani si svalutano e durano un’ora e dieci). Un imbuto non è quello che credi.

Fino a ieri l’altro si parlava di alienazione come di una condizione da cui liberarsi. Abbiamo camminato per decenni sull’orlo del precipizio. Il 4 marzo l’alienazione è stata imposta per decreto a docenti studenti e genitori di studenti. Quando ci ritroveremo dentro un’aula o nel corridoio di una scuola faremo fatica a riconoscerci? Se una/o studente parla a sproposito gli diremo di spegnere il microfono?

Carmelo ha scritto un «Elogio della parola contagio». Siccome mi piaceva l’ho pubblicato qui. Quando si fa la sanificazione di una parola, i significati positivi vengono tutti eliminati. Ma non è detto che sia un male assoluto. Da quando è scoppiata la pandemia nessuno usa più la parola virale nel senso di una notizia che fa il giro del mondo. E alcune parole neutre diventano benauguranti. Un congiunto è uno con cui si può mangiare allo stesso tavolo al ristorante.

Il concetto di competenza è quanto mai sfuggente, un individuo è competente quando sa fare una determinata cosa, o sa fare la cosa giusta al momento giusto, o la sa lunga. Anche un virus è competente, se riesce ad acquisire dna estraneo dall’ambiente. Siccome in scienze non sono tanto competente ho chiesto ad Alvaro se ho scritto bene. Ha risposto: un virus è competente nella misura in cui una macchina veloce è in gamba. Questa la so. Una zoonosi è quando un virus passa da un animale all’uomo. E il coronavirus è una zoonosi perché proviene dai runners.

6 giugno 2020
Una tizia ha scritto condicio o conditio sine qua non secondo i dizionari. E io, saccente, ma quale dizionari, si dice condicio e basta, in latino conditio vuol dire un’altra cosa e l’espressione non si può tradurre condizione senza la quale non. Non tiene. E ho mandato una foto del Castiglioni Mariotti. La tizia controbatte con una pagina della Crusca, dove, sì, in effetti, c’è scritto che nel linguaggio giuridico sono attestate tutte e due le grafie e nella letteratura praticamente solo la forma conditio. E stacce. Il contentino è nelle ultime righe: «diverso è invece il caso di par condicio: tale locuzione, infatti, è stata introdotta nel linguaggio politico solo negli anni Novanta, riprendendo, in forma ridotta, una formula propria del diritto romano – par condicio creditorum – e come tale essa gode di una maggiore stabilità».

19 agosto 2020
Una commessa della coppe di un piccolo paese della Toscana mi ha ripreso mentre tentavo di infilare un cespuglio di insalata dentro un sacchettino. Dice: «lo apra bene il sacchettino se no l’insalata me la sentenzia tutta». Il vocabolario Treccani non riporta nessun significato di sentenziare che richiami l’insalata. Roberto, l’oriundo, sostiene di non aver mai sentito questa espressione. Ho googlato sentenziare e insalata e mi è uscito:

Ecco la mia «speciale» insalata di mare. Quella che preparo praticamente ogni anno come antipasto per il pranzo di Natale […] l’ha assaggiata anche la mia cara cuginetta Helena, che fino a poco tempo fa non mangiava volentieri pesce, e ha sentenziato «Buona!».

A proposito: si dice cespuglio di insalata?

28 settembre 2020
Leggo in Gadda, La meccanica, pag. 45:

Quel giorno, di tra la folla d’un mercato di verdura, il giovine aveva sottilizzato a una serva linfatica una specie di borsellino sdrucito, fetente, gonfio di cianfrusaglie, di briciole, d’un fazzoletto sporco, d’un lapis copiativo e di pochissime lire.

Dalla sequenza successiva («Così per alcuni giorni mangiarono, lui e lei») si deduce che il corretto significato di sottilizzare è sfilare, scippare. Oppure, con molta fantasia, assottigliare le tasche altrui. Apax come sentenziare riferito all’insalata.

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