NICOL SENZA E La lettera sovversiva, di e con Vanessa Roghi

[Nicol senza e, 3 febbraio 2019]

“La lettera sovversiva: Da don Milani a De Mauro, il potere delle parole” è un libro scritto dalla storica del tempo presente Vanessa Roghi, pubblicato dalle edizioni Laterza e presentato in esclusiva per Lector In Fabula.
Il libro, frutto di una minuziosa ricerca e intrinseco di un’energica freschezza, ha l’urgenza di scagionare don Milani dagli appellativi di folle, icona, presuntuoso e addirittura pedofilo e indurre a riconsiderare una serie di visioni e convinzioni, talvolta infondate, sbagliate, disoneste, che hanno fatto di “Lettera a una professoressa” un simbolo abusato.
Un’urgenza di mettere da parte per una volta il personaggio e procedere ad una decontestualizzazione che annebbia per un momento il contesto geopolitico di una Firenze Cattolica Radicale e rende nitida l’immagine di una scuola popolare che lascia indietro i figli dei contadini, di cui nessuno si occupa.
Nessuno ad eccezione del colto rampollo di una famiglia alto borghese, don Lorenzo Milani, che ha dapprima apprezzato in termini qualitativi il deficit di educazione linguistica come ragione dell’insuccesso/abbandono scolastico, e ha poi cercato un modo per reagire.
Il priore, ha portato avanti una battaglia nel retroscena delle disuguaglianze, al fine di scardinare i pregiudizi di base dell’insegnamento, convinto dell’efficacia di quest’ultimo e prima ancora certo che esso sia dipendenza esclusiva del modo di divulgarlo.
La Roghi affina quindi la sua tecnica espositiva e giostra la narrazione strategicamente tra biografia ed informazione.
Non si sottrae di fatto dal raccontare del fuoco di dissensi nei confronti di don Milani, il quale è accusato di essere l’alzabandiera di una scuola che può essere messa in discussione sempre e comunque, anche in modo ingiusto. Un fuoco che si alimenta sempre più all’indomani della pubblicazione di “Lettera a una professoressa”.
Un libro scritto dai ragazzi della scuola di Barbiana guidati dal loro priore, che rivendica, sotto il profilo sociale, il diritto della soggettività dei bocciati e di chi non apprende al passo degli altri.
Il testo manifesto è visto come l’inizio della fine di tutto: dell’autorità degli insegnanti, dello stare in disparte dei genitori, della voglia di studiare dei ragazzi, come l’inizio, insomma, del “donmilanismo”.
Ma al tempo stesso è visto anche come l’anello centrale di una riflessione sulla necessità di riformare il sistema educativo, che sfocerà nelle grandi battaglie per la scuola degli anni settanta e che si concretizzerà poi nell’attuazione dei decreti delegati del 1974 e nei programmi per la scuola elementare del 1985.
È proprio in funzione del dualismo interpretativo di “Lettera a una professoressa”, costante presenza in quegli anni così passati e in questi giorni così nostri, che la Roghi propone la sua personale visione delle cose.
L’autrice crede che sia estremamente sbagliato vedere la scuola come un’avanguardia esterna rispetto alla comunità e un professore come entità intangibile ed incontestabile. Confida quindi nel ristabilimento di un rapporto equilibrato tra l’adulto e il ragazzo, possibile solo attraverso una fiducia bidirezionale e un’inclusione incondizionata.

Nicol Locaputo

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