Il mio primo giorno di scuola

A quest’ora, oggi, sono 18 anni che sono rientrato in una scuola da insegnante. Questo è il diario postumo della mia prima esperienza, 35 giorni da commissario di maturità in un istituto tecnico dell’Eur.

Arrivo con un’ora di ritardo. I candidati stanno svolgendo il compito. La presidente di commissione, d’ora in poi Angela Boncristiano, dice: siccome siamo colleghi ci smezziamo i compiti di italiano così si fa prima. Al termine della prova si formano due sottocommissioni. Io sto con una collega di meteorologia e uno di elettronica. Dico: la presidente, siccome è una collega… Dicono: che collega, insegna inglese.

Nel frattempo Angela Boncristiano mi ha nominato segretario. Dice che il verbale lo fa lei e io lo firmo alla fine della giornata. Legge una lettera della scuola. Il succo è: il commissario di italiano è gentilmente pregato di valutare i temi per il loro contenuto e non per la loro forma, tenendo presente che in questa scuola si formano dei periti. Non ho capito periti di cosa. La presidente scrive sul verbale: il prof. Palma legge la lettera e ne approva il contenuto. Non ho aperto bocca. Dice che non ha importanza, la presidente è lei.

Alcuni temi sono impressionanti. Otto o dieci pagine di argomentazioni sull’utilità del navigatore satellitare, sulle sue applicazioni nella vita quotidiana. Uno ha scritto: fra dieci o quindici anni scenderò dalla mia auto e lei si parcheggerà da sola. Metto voti altissimi tra cui un nove. I commissari interni sono soddisfatti. Dicono: che fortuna avere uno come te in commissione. Durante gli orali l’entusiasmo si sgonfia. Scopro di avere dato nove a un certo Fornaro che non sembra davvero brillante. Dico: come è uscito questo tema. Dice: è uscito. Il meccanismo è semplice. La quarta traccia di maturità è quella specifica per il tipo di scuola e viene redatta dal ministero insieme agli insegnanti delle materie di indirizzo. La scuola dove faccio gli esami è l’unica del suo tipo a Roma. Ce ne sono due in tutta Italia.

Un privatista arriva alle 3 del pomeriggio quando stiamo chiudendo. Dice che stava venendo a fare l’esame ma la macchina si è fermata a Roncobilaccio. Angela Boncristiano non vuole ammetterlo. Dopo un’accesa discussione si decide che farà l’esame il giorno dopo a patto che presenti un certificato medico. Il giorno dopo, interrogato in italiano, fa praticamente scena muta. La presidente si alza in piedi e comincia a urlare: bravo ora stai zitto, invece di andare a Roncobilaccio stavi a casa a studiare, che era meglio.

Si decide di promuovere una certa Eleonora Coda, unica femmina tra tutti i candidati, privatista discinta e succinta. Angela Boncristiano tuona per cinque o sei volte: portava l’ombelico di fuoriiiiii, io la boccioooooo. Ma nella votazione finale è in minoranza. Reduci da questa lotta all’ultimo sangue io e altri due commissari ci chiudiamo in un’aula. Scrivo sulla lavagna due versi di una poesia di Cardarelli che comincia con Pure qualcuno ti disfiorerà bocca di sorgiva. Bruttissima, ma molto adatta alla nostra signora presidente. La quale all’improvviso irrompe nell’aula, dice: ma cosa state facendo chiusi qua un complotto. Legge il testo sulla lavagna e spara: Palma ma portatela a letto la tua Coda.

Non è vero che non ho mai avuto fortuna con i presidi e i presidenti. Molte volte me la sono cercata. Come quando Angela Boncristiano passando sotto le finestre dice: lo so che state parlando male di me. E io, affacciandomi: mo’ ti arriva una secchiata d’acqua. Il giorno dopo per prima cosa Angela dice: da oggi Palma noi ci diamo del lei.

Andiamo a mangiare una cosa con il collega di aeronautica in una pizzeria delle vicinanze. Al ritorno siccome il collega guida a passo d’uomo sull’Ardeatina un motociclista lo prende a parolacce. Lui si affaccia al finestrino e dice serafico: io con l’aereo vado a 300 metri al secondo e quindi.

Durante l’esame a un certo punto ho scritto una poesia in metrica. Finiva con la rima marrone/sifone. I mondiali di calcio in Francia andarono maluccio, perdemmo con la Francia ed era tutta colpa di Maldini che non schierava Pippo Inzaghi. Faceva un caldo asfissiante. Io prendevo la metro coast to coast da Ponte Mammolo a Laurentina leggendo un mattone di Thomas Mann da cima a fondo. Un mese dopo eravamo tranquillamente sdraiati sotto il sole della Maremma e non pensavo che a settembre avrei ricominciato con questa cosa della scuola.

Io intanto continuavo a firmare il verbale che Angela custodiva gelosamente nella borsetta, ma questo fatto non mi piaceva per niente. Sono andato da un sindacalista che mi ha detto: mettile sul naso il regolamento. Il problema è che teneva anche il regolamento nella borsetta. Allora, insieme al collega di elettronica siamo andati a comprarlo alla libreria di Stato e il giorno dopo lo abbiamo tirato fuori e lo abbiamo letto. Angela ha avuto una crisi isterica. Ha chiamato i carabinieri. Ha detto ai carabinieri: questi due ladri hanno rubato il regolamento. E di chi è il regolamento, hanno chiesto i carabinieri. Della commissione, a disposizione di tutti. Sì ma io lo custodisco perché sono la presidente e loro me lo hanno sottratto di nascosto. Va bene, se comunque vuole fare la denuncia deve venire domani al comando. No no dice la Boncristiano, ci viene il segretario.

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